Culti e Luoghi delle Rocce Coppellate tra le Alpi Piemontesi

Le Montagne e i boschi alpini raccontano da sempre storie di antichi culti e religioni. E’ infatti su queste rocce moreniche, enormi blocchi di roccia residuo dei movimenti glaciali, che l’Antico inciderà degli incavi o coppelle. Intendiamo per coppelle quegli incavi artificiali di forma semisferica che venivano intagliati, spesso per picchiettamento o sfregamento, sulle rocce a mò di ciotola rudimentale. Ad esse erano spesso associati i già visti motivi a rete, a croce, spirale o zig-zag. La roccia coppellata non è semplicemente un orpello, per le popolazioni preistoriche era immagine del ventre umido della Grande Madre, la divinità della e della fertilità, e le acque in esse raccolte venivano utilizzate ancora fino al secolo scorso dalle donne per sfregarsi il ventre affinchè favorissero la fertilità. Le realizzazione della cavità era dunque un modo di riproporre l’immagine della stessa divinità naturale nella quale, poi, raccogliere il suo “umore”.

Le Rocce coppellate Piemontesi

Se esaminiamo l’intero arco alpino, le rocce coppellate si trovano in maggiore concentrazione in Piemonte. Un esempio potrebbero essere i territori dell’Ossola e del Verbano, dove a una fiorente cultura commerciale transalpina autoctona di ceppo ligure, i Lepozii, si sovrapposero gli Indoeuropei. In questa area  rocce coppellate, le ritroviamo a Vignone, presso la Casa dei muli, alle spalle dei ruderi di un’antica cappella, sul Motto di Unchio, lungo il sentiero della via Crucis dell’Oratorio, e sull’Alpe di Prà. In particolare la roccia coppellata di Prà è presente, tra rocce affioranti e cespugli di ginestre, lungo un interessantissimo sentiero escursionistico che dal borgo di Cicogna porta in 1,30 ore a 1250 metri di quota. Rocce presentano incisioni a coppella si trovano poi in Valle Antrona. La Valle ha offerto, negli ultimi decenni,  agli studiosi parecchi reperti che documentano una presenza umana molto antica su queste montagne. Rocce coppellate sono presenti sull’alpe Andolla e sull’alpe Alpe Gabbio. All’alpe Cama un masso affiorante sul terreno, la “pietra dul merler” è interamente ricoperto da incisioni. La roccia è a pietra è localizzata nelle vicinanze dell’Alpe Cama superiore, appena sotto l’alpeggio, lungo un sentiero davvero consigliato ad esperti. Su questa, oltre alle citate coppelle, troviamo affilatoi, quadrati magici, dischi semplici, cruciformi, stelliformi, scritte, cruciformi antropomorfi e soprattutto trie e filetti, da cui il nome del masso (Fig.0).

Se ci spostiamo nel biellese interessantissimo è il Parco della Bessa, una sorta di immensa, arida sassaia residuo alluvionale, composta da cumuli di rocce del tutto artificiali, residui della selezione del terreno di superficie più grossolano, da quello sottostante più fine e ricco, appunto di oro. Lungo l’Itinerario da trekking, turistico, si incontrano facilmente la Roch’ d la Sguja, il Masso con gli occhiali (Fig.1)

e il notissimo “Masso Campionario” (Fig.2-3-4),

chiamato così perché su di esso è presente, appunto, un ampio “campionario” di incisioni coppelliformi, allineate, collegate, isolate etc… Non è facile definire un periodo di datazione di tali rocce, ad ogni modo potrebbe andare dalla fine del IV millennio al I millennio a.C. Nell’alto canavese massi incisi li troviamo a Candia, nei pressi del Santuario di S. Michele Arcangelo. Qui il masso rotondeggiante è noto come “Pietra Leona”, considerata dispensatrice di fecondità (Fig.5).

Sempre nel canavese, interessante è la  “pera cunca” è uno dei massi-altare presente nei boschi del comune di Cossano Canavese, mentre tra Roppolo e Peverano troviamo la Roccia della Regina un grande masso erratico in cui è scavata una profonda cavità nella quale, secondo la leggenda,  sarebbe stata sepolta una Regina celtica di cui nulla è conosciuto. Sulla vasca sono presenti coppelle, la maggior parte rotonde, con un diametro che va dai 3 cm nella più piccolina ai 6/7 cm in quelle più grandi.  La leggenda vuole che fossero gli incavi in cui la Regina deponeva l’occorrente per cucire, ovvero il ditale, le forbici e il filo, e si riteneva che l’acqua piovana, fermandosi nelle concavità, a contatto con la pietra acquisisse proprietà guaritrici. Ancora in tempi recenti le anziane erano solite bagnarsi gli occhi con l’acqua curativa raccolta nelle coppelle della Roccia della Regina per prevenire le malattie della vista, oppure per curarle. Poco distante dalla Roccia della Regina c’è la Roc della Pratasera o Pera Pichera, un altro masso erratico lasciato qui dal ghiacciaio balteo, sotto il quale le mamme dicono di aver trovato i loro figli. Questi siti si inseriscono sicuramente nella cultura di Viverone (Fig.6),

lago dove sono stati rinvenuti i resti di un esteso villaggio di palafitte dell’Età del Bronzo (3500 anni fa circa) oltre a diversi reperti che sono stati trovati nei suoi fondali, uno dei quali è un pettinino a forma di donna, o di Dea, uno dei più bei monili che siano mai stati trovati, oggi conservato sempre al Museo di Antichità di Torino (Fig.7).

In Val Viù una roccia coppellata è presente nella frazione di Pianetto, utilizzata come lastra di copertura per la fontana presente dinnanzi alla chiesa dei Santi Filippo e Giacomo. La roccia presenta ben 63 incisioni visibili. Nella val Chisone uno dei più importanti esempi si trova in zona Gran Faetto, ed è nota come  la Peira ed è d’la crù (Pietra delle Croci). Il roccione, situato a 1330 metri di quota, raggiungibile attaverso un sentiero per esperti, è formato da tre grandi terrazze degradanti verso il fondovalle su cui ogni livello presenta raggruppamenti di incisioni uniformi per tipologia: figure umane, croci e ruote solari, coppelle e figure antropomorfe. Roccia simile, ma più difficilmente raggiungibile, è presente a Pramollo o ancora sul masso-altare dell’alpe Lauzoun, a circa 2000 metri di altezza, nel vallone della conca Cialancia. Se ci “abbassiamo” di quota, invece, nella zona delle colline torinesi è presente il masso detto “pera del Tesor” sul quale la tradizione vuole che le donne sterili battessero il loro posteriore per sette volte per propiziare la loro fecondità e la roccia di Santa Brigida (Fig.9).

Qui fino all’Ottocento le donne strofinavano il ventre sul sasso, o si stendevano su di esso, per rimanere fertili. Il masso era dedicato a Santa Brigida forse perché nella zona fin dal 500 esisteva un monastero dedicato alla Santa, ma forse, ancor più probabilmente, perché legato a culti pagani dedicati alla dea Brighit. L’elenco di rocce coppellate sacre agli antichi culti pagani potrebbe continuare per molte pagine, vogliamo però concludere con un interessantissimo percorso, noto anche come “Sentiero delle Anime”. La denominazione “Senter dj’anime” risale ad una antica tradizione orale che voleva che per tale sentiero passassero le anime dei morti e che per questo motivo i pastori non potessero collocare i recinti per gli animali che sarebbero stati spaventati da queste figure. Il sentiero, che parte dal borgo di Traversella, doveva essere considerato come una visa Sacra visto l’enorme numero di incisioni rupestri rappresentanti omini oranti, croci, antropomorfi sessuati fino al famoso “Orante” di Cappia, frazione dove si trova questa nota incisione. E’ lungo questo sentiero che incontriamo il famoso masso inciso, noto come Pera dij Crus, a quota 1620 sul sentiero che dal borgo oramai abbandonato di Tallorno sale sul colle Dongogna (Fig.10). E’ chiamato così per il gran numero di croci su di essa incise: su tale pietra infatti sono presenti 136 figure, comprendenti tre coppelle, 12 figure cruciformi, 57 figure antropomorfe sessuate (maschili e femminili) preistoriche oltre a 35 segni non classificabili. Il gran numero di figure presenti sulla Pera dij Crus,  più che riferirsi a raffigurazioni delle divinità come alcuni hanno suggerito, potrebbero raffigurare rituali collettivi a sfondo orgiastico-rituale o comunque raffiguranti danze collettive religiose. Montagna e spiritualità dunque, le Alpi hanno da sempre richiamato alla mente il sacro, centrum, macroscopico e microscopico, come nel caso delle coppelle incise, di timori e speranze.

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