Natale: I simboli del Solstizio di invento – i Canti (Parte 4)

di Andrea Romanazzi

Tra le tante tradizioni natalizie che oggi circondano il Natale vi sono i canti. Come per tutti gli altri simboli, però, anche loro affondano le origini in un lontano passato fatto di canzoni pre-cristiane e pagane cantate durante le celebrazioni del solstizio d’inverno e poi successivamente per ricordare la nascita di Gesù.

Forse il primo “carol” natalizio è l’”Inno dell’angelo” del 129 d.C. scritto da un vescovo romano ignoto che doveva essere cantato durante una funzione natalizia a Roma. Successivamente è la chiesa ordotossa, da sempre attenta alla musica durante la celebrazione, a porre attenzione alla musica natalizia. La maggior parte di tali canti era però in latino o greco e questo non attirava l’attenzione di molte persone. E’ nel Medioevo che, in Francia, Germania e in particolare in Italia, anche sulla spinta di Francesco d’Assisi, si sviluppò una forte tradizione di canti natalizi popolari nelle lingue native regionali. In Italia si diffondono più che altro ninne-nanne cantate al bambino Gesù, tra le quali le più note sono quelle bergamasche e quelle veneziane, che vanno ad affiancarsi a quelle napoletane, siciliane e sarde. La più nota canzone italiana natalizia la ritroviamo però nel 1754 ad opera di Alfonso Maria de’ Liguori: “Tu scendi dalle stelle”. A differenza dell’area mediterranea, dove il canto era più legato alla chiesa come struttura e alle sue cerimonie, nel mondo nordico inizia a diffondersi l’usanza di portar i canti tra le strade, tradizione ancora oggi molto presente nel mondo anglosassone. Con l’arrivo dei puritani la tradizione di strada subisce un arresto almeno fino all’inizio dell’epoca vittoriana, sebbene le persone li cantassero in gran segreto nelle proprie dimore. Fu grazie a tale custodia domestica che un antiquario di nome William Sandys, membro della Society of Antiquaries of London , riuscì a raccogliere molti di questi canti  popolari pubblicando nel 1833 Christmas Carols Ancient and Modern. E’ a lui che dobbiamo classici tra cui ” God Rest You Merry, Gentlemen ” e ” The First Noel “. Nascono veri e propri gruppi di cantanti ufficiali chiamati “Waits”, bande di persone che, in cambio di offerte cantavano per le strade durante la vigilia di Natale.

Questa usanza si diffonde anche nel mondo cristiano di oriente, come in Polonia, Romania Grecia e Bulgaria dove gruppi di cantanti cantano, di casa a casa, cantando canti natalizi per i quali sono spesso ricompensati con doni, denaro, etc…In Grecia questi canti popolari sono chiamati Kálanda e portano avanti una tradizione perpetuata fin dal periodo precristiano. In origine infatti tali  canti avevano uno scopo rituale, quello di augurare fertilità, fecondità e abbondanza e infatti erano strettamente legati all’anno agrario nonché cacciare gli spiriti dell’inverno. Nel momento in cui l’Inverno si fa più duro ecco che l’uomo tenta di esorcizzarlo cercando, attraverso il canto, di risvegliare la Natura. Il canto diviene  il mezzo per propiziare il ritorno del calore, della luce e dunque della bella stagione e scacciare così l’ormai stanco Nume Inverno. Si trattava di canzoni e riti rumorosi proprio con lo scopo di “spaventare” il buio. Nella tradizione rumena questi canti, noti come Colinda, termine che deriva da calenda, e dunque calendario.

Infatti iniziava con l’invocazione Iată vin colindătorii … cand stapânii nu-s acasă , cioè Ecco [che] vengono i “calendari” ovvero coloro che annunciavano prima la cacciata dell’Inverno e poi l’arrivo del Gesù. Prevedevano anche l’uso di gesti violenti come lo  scacciare bestiame e uccelli dai cortili, l’imbrattare gli usci e l’utilizzo di formule magico-religiose. “Il rito si svolge solitamente dalla vigilia di Natale (24 dicembre) fino alla mattina del giorno successivo. Il gruppo da sei a trenta giovani sceglie un wataf, che conosce le usanze tradizionali, e per quaranta o diciotto giorni si riunisce quattro o cinque volte alla settimana, in una certa casa, per ricevere l’istruzione necessaria. La sera del 24 dicembre, vestiti con abiti nuovi e decorati con fiori e ninnoli, i cantori fanno gli auguri prima a casa dell’ospite, poi si recano in tutte le case del villaggio. Sferraglia per le strade, suona le trombe e batte il darabana, in modo che il rumore prodotto allontani gli spiriti maligni e avvisi i padroni di casa del loro arrivo. Cantano il primo canto alla finestra e dopo aver ricevuto il consenso della famiglia, entrano in casa e continuano il loro repertorio, ballano con le ragazze e dicono gli auguri tradizionali. I cantori portano salute e ricchezza, rappresentate da un ramo di abete posto in una ciotola piena di piccole mele e pere. Ad eccezione delle famiglie più povere, ricevono doni dagli altri: dolci, crostate, frutta, carne, bevande, ecc. Dopo aver attraversato tutto il paese, il gruppo dei cantori organizza una festa alla quale partecipano tutti i giovani.” In alcuni casi si mascheravano secondo tradizioni che un po’ richiamano quelle dei Krampus. Si tratta dunque di riti atti a celebrare la fine dell’Inverno, poi legate prima ai Saturnalia ed infine al Natale.

Oggi la tradizione del canto di strada è rimasta forte nel mondo anglosassone, canti natalizi vengono eseguiti da bande musicali, studenti delle scuole che cercano di raccogliere fondi per viaggi o beneficenza, membri di società popolari o semplicemente da gruppi di sostenitori.

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