I sacri oggetti devozionali di san Domenico di Cocullo

di Andrea Romanazzi

Da sempre l’uomo ha utilizzato nella sua pratica magico-religiosa amuleti e talismani. Essi sono documentati sin dall’età del ferro ed esistono anche numerose rappresentazioni iconiche e letterarie in ambiente cristiano. Sono l’espressione di quella magia semplice e popolare che impiega, come strumenti di difesa, oggetti che, per loro forma, struttura o materia, arricchiti talvolta da formule magiche, ricordano od esprimono un potere divino. Da sempre la protezione delle persone, ma anche di beni materiali e quindi delle proprietà già eventi naturali, catastrofici e metereologici è stata una importante esigenza dell’uomo antico proprio per questo l’arte magica è la stregoneria popolare non poteva esimersi dal cercare di comandare, o almeno attenuare i danni che la natura poteva portare l’uomo. Questo il motivo per la realizzazione di amuleti atti a impedire o ad allontanare la manifestazione di particolari fenomeni naturali e a proteggere persone, cose o animali. In questo approfondimento ci focalizzaremo su un amuleto molto particolare: la Medaglietta di san Domenico festeggiato a Cocullo.

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Curiosità di Bari: La chiesa ortodossa e i culti d’Oriente

di Andrea Romanazzi

Bari è certamente una città “ponte” tra Oriente ed Occidente come simboleggiato dal santo patrono Nicola. Proprio per questo, molte sono le chiese di rito ortodosso presenti. Approfondiamo il tema.

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Il Gatto tra Magia e Folklore (Parte 5: Il mondo moderno)

di Andrea Romanazzi

Il Gatto nel Far West

Dalla vecchia Europa all’America dunque. Si narra che nel 1793 Alexander MacKenzie, noto esploratore britannico, e i suoi compagni raggiunsero Bella Coola sulla costa della British Columbia, in Canada. Gli autoctoni, vedendoli piuttosto pallidi diedero loro il nome di q’umsciwa, ovvero “visi pallidi”. Ebbene, non è un caso se oggi localmente si chiamano i gatti con il soprannome di q’umsciwaalhh, che significa più o meno “la cosa che è arrivata con il q’umsciwa“. 

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Tradizioni di Puglia: L’antica usanza della “Strenna”

di Andrea Romanazzi

Una tradizione tipica di questo giorno è una modifica, tutta barese, nella scena presepiale. Gesù in fasce nella grotta viene sostituito dal Bambino della Strenna, un “Gesù di Praga” ormai grandicello, di tradizione bizantina. Approfondiamo questa curiosa tradizione.

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Viaggio tra i Musei delle Streghe: Il Museo di Peio (Trentino)

di Andrea Romanazzi

Il Museo delle Streghe di Peio, in Trentino, è un museo etnografico dedicato alla magia e stregoneria popolare. È il museo più piccolo della regione (35 mq), ed è sito a Pejo in Via XXIV Maggio, in un cortile interno. Raccoglie circa 400 reperti di provenienza trentina e veneta, italiana e internazionale: rappresentazioni, libri, amuleti, oggetti del quotidiano, con etichette e i pannelli illustrativi che permettono di orientarsi e avere informazioni specifiche su ogni reperto.

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Orsara di Puglia: Dalla processione dei morti a “dolcetto o scherzetto”

di Andrea Romanazzi

Dal XI secolo moltissimi sono i racconti popolari e i testi letterari che parlano dell’apparizione di una strana processione di defunti. Lungo le buie vie che conducevano le contadine del sud nei campi da lavoro, capitava loro spesso di vedere una chiesa aperta e illuminata e all’interno anime dannate che allontanano subito le viandante o le comunicano un messaggio per il mondo dei vivi.

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Il Mistero dei “Pietrificatori” Italiani (Parte – 3 – tra Torino e Salò)

Giuseppe Paravicini il pietrificatore dei “pazzi”

Su per giù nello stesso periodo giunse alle cronache il lavoro di Giuseppe Paravicini. Nato a Torino il 10 luglio 1871 si laureò in medicina il 3 luglio 1900 a Pavia. Lavorò come medico presso l’istituto di Anatomia Patologica del manicomio di Mombello dove prima ricoprì la carica di anatomista, e successivamente ne divenne direttore amministrativo.

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Il Mistero dei “Pietrificatori” Italiani (Parte – 2 – Elfisio Marini e Paolo Gorini)

Elfisio Marini e la conservazione “reversibile”

Gli studi di Segato non furono mai abbandonati e continuarono ad interessare la comunità scientifica. Nel 1838 il veronese Giovanni Battista Messedaglia ricevette la menzione d’onore da parte del Regio Istituto Lombardo Veneto di Scienze, per la solidificazione di alcune parti anatomiche.

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Il Mistero dei “Pietrificatori” Italiani (Parte – 1 – Girolamo Segato)

Requiem Italiano ovvero il Mistero del “Pietrificatori”

di Andrea Romanazzi

L’arte di conservare i corpi ha sempre accompagnato l’essere umano. Dalle mummie andine alle teste Maori, dai riti funebri degli antichi Egizi alle mummie di torbiera nord europee, fino alle scolature italiane dei putridarium presenti in genere nelle cripte delle chiese, l’uomo ha sempre manifestato un interesse verso la sconfitta, almeno materiale, della morte. La mummificazione e le tecniche di conservazione, dunque, sono una tradizione trasversale alle varie culture,  declinate in vari modi in base alle tradizioni e alle condizioni climatiche di ogni paese. Tra Settecento ed Ottocento si sviluppò in Italia una ricerca pseudo-scientifica davvero unica, quella della conservazione del corpo umano attraverso tecniche assolutamente innovative che, come era tipico di quel periodo, si sviluppavano a cavallo tra medicina ed alchimia. Medici, scienziati, artisti, naturalisti, questi “pietrificatori” si sono portati purtroppo i loro segreti nella tomba creando la suggestione romantica della “formula segreta” e del novello Frankenstein che ne custodisce gelosamente la divulgazione. Questo articolo vuole riportare alla memoria i protagonisti di un breve periodo scientifico italiano.

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