I simboli del Solstizio di Inverno (ALBAN ARTHAN): Albero di Natale

di Andrea Romanazzi

La festa del Natale è una tradizione nata moltissimi secoli prima della venuta del Cristo, quando l’uomo, immerso nell’immanenza della Natura, sua madre feconda, guardava stranito i suoi prodigi. Il primitivo sapeva bene che tutto è dominato da cicli di morte e resurrezione in un eterno susseguirsi di buio e luce, vita e morte che, come eterna spirale, nel loro continuo inseguirsi assicurano la vita. Di estrema importanza diventano particolari periodi dell’anno  durante i quali l’uomo tenta di ingraziarsi la sua Grande Madre con una serie di rituali propiziatori atti a ridestarla dal suo torpore per assicurare prosperità e fecondità. E’ in quest’ottica che si inserisce la festività del Natale, detta anche Yule, il Solstizio d’Inverno, il momento in cui il Sole, l’elemento maschile ingravidatore, nella sua fase più debole, dal 22 al 24  dicembre, viene partorito nuovamente dalla sua Madre per garantire lui stesso successivamente, come figlio ed amante, la fertilità della sua sposa. presenta spesso, con nuove vesti, antichi retaggi culturali, rituali pagani assorbiti dalla nuova religione che però si ripresentano con forza tra le pieghe del manto tessuto proprio per nasconderle e coprirle.

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Intervista ad una “Masciara” di Oggi

da un Vecchio File (Autore Ignoto)

La signora Maria ha ottant’anni, la sua mente non lavora più come una volta: confonde i vivi con i morti, il passato col presente e aspetta persone che non arrivano mai. Era un pò che mi parlavano del fatto che la signora Maria toglieva il malocchio e faceva altre cose del genere, ma data la sua situazione non avevo mai deciso di parlarle. Un pò di tempo fa l’ho fatto, e questa ‘intervista’ è il risultato della nostra chiacchierata.

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Halloween e Samhain: Un Approfondimento sul tema

di Andrea Romanazzi

Come ogni anno il primo Novembre ci si appresta ad esser bombardati da pubblicità, magazine, network che parlano di Halloween, il “carnevale” novembrino vera e propria festa del consumistico mondo occidentale. Per molti la ricorrenza è estranea alla nostra cultura italiana, un chiaro esempio dell’effetto della globalizzazione e dell’assorbimento di usi e costumi del mondo anglosassone. In realtà, celate da maschere e vetrine scintillanti ecco trasparire antichi ricordi di tradizioni mai del tutto scomparse e ancora insite nel folklore popolare che contraddistingue la nostra nazione. Sarà così seguendo gli indizi nascosti nelle pieghe del tempo che arriveremo ad un culto molto antico, il culto della Morte e Rigenerazione naturale, la regina di questa mistica notte ove ancora oggi il velo della reminescenza è così leggero da permetterci di guardar attraverso.

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Halloween: Un approfondimento

di Alessia Giuliana

Forse non tutti sanno che la festa di Halloween non nasce in America ma ha origini antichissime rintracciabili in Irlanda, quando la verde Erin era dominata dai Celti. Halloween corrisponde infatti a Samhain, il capodanno celtico. Dall’Irlanda, la tradizione è stata poi esportata negli Stati Uniti dagli emigranti, che, spinti dalla terribile carestia dell’800, si diressero numerosi nella nuova terra. Il nome Halloween (in irlandese Hallow E’en), deriva dalla forma contratta di All Hallows’ Eve, dove Hallow è la parola arcaica inglese che significa Santo: la vigilia di tutti i Santi, quindi. Ognissanti, invece, in inglese è All Hallows’ Day.

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La Stregoneria: Dalle sacerdotesse della Grande Madre alla persecuzione eretica

di Andrea Romanazzi

Il fenomeno della “stregoneria” affonda le sue radici in un lontano passato quando l’uomo e la donna vivevano nell’immanenza della Grande Dea dai mille nomi, “ Inde primigenii Phryges Pessinuntiam deum matrem, hinc autocthones Attici Cecropiam Minervam, illinc fluctuantes Cyprii Paphiam Venerem, Cretes sagittiferi Dictynnam Dianam, Siculi trilingues Stygiam Proserpinam, Eleusinii vetustam deam Cererem, Iunonem alii, Bellonam alii, Hecatam isti, Rhamnusiam illi, et qui nascentis dei Solis inchoantibus inlustrantur radiis Aethiopes utrique priscaque doctrina pollentes Aegyptii caerimoniis me propriis percolentes appellant vero nomine reginam Isidem” e successivamente Diana Paganorum.

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