Siracusa: L’Orecchio di Dioniso

di Alessia Giuliana

L’Orecchio di Dionisio (o Orecchio di Dionigi) è una grotta artificiale che si trova nell’antica cava di pietra detta latomia del Paradiso, sotto il Teatro Greco di Siracusa. Scavata nel calcare con un andamento ad S che lo rende anche un luogo di amplificazione acustica dei suoni.

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La Signora del Gioco e la stregoneria siciliana

di Alessia Giuliana

La nostra terra è piena di reperti archeologici che si trovano in ogni angolo siculo. Una delle figure che si muove nel territorio è quello della “Signora del Gioco” (Erodiade, Diana, Ecate), Dea che rivela alle streghe i segreti della magia delle erbe e della stregoneria (nell’età antica la dea triplice, nota come “Deae Matres” o “Deae Matronae”). Le storie della Signora del Gioco non soltanto sono comuni ai processi di stregoneria, ma si trovano anche nel folklore popolare. I vostri nonni non vi hanno mai raccontato delle storie riguardanti il vostro territorio? Di signore strane, vestite di nero ? Non avete mai incontrato una “fattucchiera”? Le tradizioni popolari del territorio parlano ancora della grande Signora e la sua voce racconta storie di spiriti, streghe e fate. La stregoneria è esistita e continua a vivere.

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Le Donni di Fuora e la stregoneria Siciliana

di Alessia Giuliana

Le Donni di fuora, dette pure Donni di locu, Dunnuzzi di locu (Sambuca), Donni di notti (Galtanissetta, Francofonte), Donni di casa (Nicosia), Donni, Dunzeui, Signurij Belli Signuri, Patruni di casa (Contea di Modica), Patrimi d’u locu, Diu Vaccrisci, sono considerate in Sicilia esseri soprannaturali, un po’ streghe, un po’ fate, senza potersi discernere in che veramente differiscano dalle une e dalle altre.

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Tradizioni pagane in Puglia: il Rito del “Passa Passa”

di Andrea Romanazzi

Ultimamente in Puglia, ma non solo, sto rivedendo un revival di una antica tradizione espletata spesso nel periodo pasquale o nel giorno del primo di Maggio: il  “Passa Passa”. Si tratta di un pittoresco rituale magico legato alla cura del bimbo vittima di ernia, che si officiava fino al secolo scorso in numerosi comuni italiani. In un giorno specifico dell’anno, alcune persone si recavano in campagna dove, dopo aver scelto un albero, la cui tipologia variava da luogo a luogo, ne coglievano un ramo e, una volta tagliatolo in senso longitudinale dalla base all’estremità superiore, lo divaricavano a formare l’immagine di una vulva. Due uomini, i “compari”, tenevano aperta la fessura attraverso la quale un terzo, spesso uno dei genitori o la levatrice, faceva passare il bimbo malato di ernia allo scroto. Il rituale era compiuto tre volte, dopodiché si ricongiungevano le estremità del ramo e le si legava con uno spago. Se il ramo fosse germogliato nuovamente il bimbo sarebbe stato libero dalla malattia e il rito avrebbe avuto successo.

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Il processo di Triora, la “Salem” Italiana

di Andrea Romanazzi

Questo nuovo approfondimento sui luoghi della stregoneria in Italia ci porta in un piccolo paese della Liguria, noto come la Salem Italiana. Siamo a Triora, ovvero tria ora, in latino “tre bocche”, in riferimento allo stemma civico del paese che rappresenta appunto il mitologico cane a tre teste Cerbero, abitatore degli Inferi e, per estensione, delle profondità della psiche: un simbolo complesso e carico di suggestioni che ben si addice a quest’antico borgo montano dell’entroterra ligure, così ricco di natura selvaggia e di folclore, di tradizioni religiose e di eventi storici e culturali, meta di escursionisti nonché crocevia di varie civiltà, dalla ligure a quelle piemontese, provenzale e, per vie trasversali, perfino fiorentina. La storia di Triora è antichissima, visti i ritrovamenti preistorici che possono essere ammirati nel museo, punto strategico d’accesso alla valle Triora era tenuta in gran conto già dai romani e al centro della città si ergeva un importante centro di culto pagano, esattamente dove oggi sorge la chiesa. Ma ciò che rende Triora un luogo di interesse e una “città delle streghe” e quanto accadde nel 1587 quando durante l’imperversare di una carestia, i malefici di presunte streghe furono considerati la causa della piaga che affliggeva il paese.

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Processi ed inquisizione tra Pesaro, Urbino ed Ancona: Un documento Inedito

di Andrea Romanazzi

Ogni comune d’Italia è legato ad un triste accadimento di stregoneria, ed infatti eccoci di nuovo dinnanzi ad un caso di stregoneria ancora una volta assolutamente inedito che testimonia come la caccia alle streghe sia perdurata in Italia ben oltre la metà dell’Ottocento. Potrebbe trattarsi di uno degli ultimi, se non proprio l’ultimo, non trovando riscontri successivi, processo in Italia. Siamo questa volta nelle Marche, territorio che, tra la metà del Cinquecento e i primi decenni del Seicento passò sotto il dominio dello Stato della Chiesa.

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Sant’Antonio Abate e il nume sacro: antichi rituali pagani nelle tradizioni popolari del Sud Italia

Come i rami e le gemme crescono e sbocciano su ruvidi e secolari tronchi, così spesso capita che aspetti di una nuova religione attecchiscano su  vetusti legni di passate credenze, assorbendone usi e tradizioni. Nel Cristianesimo, religione fortemente intrisa di elementi pagani, pur nel suo opporsi a tali pratiche, tale consuetudine è fortemente presente. Esempio potrebbe essere Sant’Antonio, l’abate anacoreta su cui si sono accumulate e stratificate antiche credenze e remoti rituali in questo modo poi assorbiti dalla mistica figura attraverso un’operazione di sincretismo religioso. Miste ad immagini fortemente cristiane, però, ecco che e feste stagionali rimangono ancora oggi il più evidente ricordo dell’ancestrale culto pagano delle campagne.
Non c’è un santo più fortemente radicato nella tradizione popolare e tra le genti contadine come il Santo Anacoreta. La festività del santo si svolge normalmente in occasione della data della sua morte tra il 16 e il 17 Gennaio, e presenta, in tutti i luoghi, elementi comuni come i falò, le tradizioni alimentari, la benedizioni degli animali e l’uccisione del porco rituale.

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Stregoneria Tradizionale Italiana e le sue figure regionali

A cura di Marco Angelo Fasciana

Spesso sulla Stregoneria ci sono poche informazioni e la maggior parte delle volte molto confuse.   Il termine “Stregoneria”:  deriva da strix, che in greco associamo a “strillo” o “stridere” e identifica anche una serie di uccelli notturni, gli strigiformi (chiamati cosi perché strillano nella notte). Immaginiamo la figura della Strega come una donna che usciva nelle ore notturne, di nascosto,                  per riunirsi ad altre in brughiere appartate, ed eseguivano delle pratiche: una di questa era   lo spogliarsi dei vestiti attorno ad un fuoco, simboleggiando quindi la ritrovata “libertà” che  di giorno non avevano per sentirsi più libere in un momento storico oppressivo come il Medioevo. Nella Stregoneria, sebbene esaltino le vicende femminili, abbiamo richiami che non era appannaggio esclusivamente delle donne ma, anzi, anche gli uomini potevano essere additati come Stregoni e quindi individui che partecipavano ai medesimi ritrovi e praticavano sortilegi.

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I racconti dell’Epifania: Befanì e la “Capa” del Turco

di Andrea Romanazzi

Abbiamo già raccontato come la città di Bari fu, per molti anni, sede di un emirato arabo  Con la caduta, però, del regno mussulmano non terminarono le scorrerie saracene, come testimoniano alcune leggende tutte baresi. Visto anche il periodo, prossimo al Natale e all’Epifania, mettetevi comodi, vi racconteremo una “storia del caminetto”, quella di di Morte Befanì.

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