Culti Pagani in Piemonte: I Misteriosi Santi delle Alpi

di Andrea Romanazzi

Tutto l’arco alpino è caratterizzato da una fortissima devozione contadina e popolare che si manifesta nelle tantissime edicole che costellano le strade dei territori e nelle piccole chiese montane spesso dedicate a santi dai nomi più strani e curiosi.

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Incisioni Rupestri tra Piemonte e Val d’Aosta: Le Barche dei Defunti

di Andrea Romanazzi

L’archeologia montana si basa su labili tracce poiché l’uomo che frequentava le zone alpine poteva portare con sé solo pochi oggetti, spesso anche deperibili ed inoltre le sue sistemazioni, ripari di fortuna o cavità naturali non hanno favorito la conservazione di eventuali reperti. Nonostante queste difficoltà l’uomo antico ha guardato alla montagna come importante risorsa da utilizzare e frequentare, anche se all’inizio solo stagionalmente, alla ricerca di pascoli, animali e materie prime. E’ durante questa frequentazione che vennero individuati i percorsi più vantaggiosi e i valichi più utili per il transito tra le pianure e l’Oltralpe e che furono lasciate tracce della sua millenaria presenza sull’arco alpino. E’ in questo contesto che, viaggiando tra il Piemonte e la val d’Aosta, non si può non fermarsi nel meraviglioso borgo di Bard dominato dal suo omonimo forte. Situato presso una gola posta vicino all’ingresso della valle, dove la Dora Baltea tocca il suo punto più stretto, il forte, posto tra Verrès e Pont-Saint-Martin, domina, da uno sperone roccioso, il passaggio obbligato per quella che un tempo era la via per le Gallie.

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Masca & Mascone – La Tradizione Sciamanica Piemontese

 

di Marco Angelo Fasciana

La Tradizione Italiana varia da Regione a Regione e include figure femminili e anche maschili ma in questa sede passiamo ad analizzare l’ambito culturale della tradizione piemontese, le adepte al culto stregonesco vengono denominate con l’appellativo di Masca. La controparte maschile dello Stregone viene identificata come Mascone, o Mascoùn nel dialetto piemontese.

Culti e Luoghi delle Rocce Coppellate tra le Alpi Piemontesi

di Andrea Romanazzi

Le Montagne e i boschi alpini raccontano da sempre storie di antichi culti e religioni. E’ infatti su queste rocce moreniche, enormi blocchi di roccia residuo dei movimenti glaciali, che l’Antico inciderà degli incavi o coppelle. Intendiamo per coppelle quegli incavi artificiali di forma semisferica che venivano intagliati, spesso per picchiettamento o sfregamento, sulle rocce a mò di ciotola rudimentale. Ad esse erano spesso associati i già visti motivi a rete, a croce, spirale o zig-zag. La roccia coppellata non è semplicemente un orpello, per le popolazioni preistoriche era immagine del ventre umido della Grande Madre, la divinità della e della fertilità, e le acque in esse raccolte venivano utilizzate ancora fino al secolo scorso dalle donne per sfregarsi il ventre affinchè favorissero la fertilità. Le realizzazione della cavità era dunque un modo di riproporre l’immagine della stessa divinità naturale nella quale, poi, raccogliere il suo “umore”.  Queste tradizioni sono presenti un po’ in tutta Europa. Pietre di fertilità le troviamo nell’area nordica, in Germania sono note con il termine di Brautstein, in Francia le chiamano  Glissade.

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Il Mistero svelato dell’Homo Selvatico, il Bigfoot italiano

Di Andrea Romanazzi

 

Facea sovente pe’ boschi soggiorno
Inculto sempre rigido in aspetto
E l’volto difendea dal solar raggio
Con ghirlanda di pino o verde faggio.

Così scriveva Poliziano parlando dell’Uomo Selvatico. Chi è costui? La sua figura è effettivamente diffusa in tutto l’arco alpino italiano dove assume differenti nomi. Nel Trentino è detto Om Pelos, in Valtellina Omo Salvadego, per diventare l’Ommo Sarvadzo in Val d’Aosta, l’Om Salvadegh in Val Pusteria, l’Urciat nel biellese e così via. E’ sempre descritto avente tratti umani ma ricoperto di un pelo ispido e irsuto, tranne le mani e il viso, particolare molto importante su cui ci soffermeremo, in alcuni casi vestito d’indumenti rozzi e primitivi, in genere di pelli, armato con un bastone o una clava. Il liber Monstrorum, lo descrive “…pilosum toto corpore quoddam genus hominum didicimus, qui in naturali nuditate, setis tantum more ferino contencti…”.

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Torino città Magica

di Andrea Romanazzi

Questo dossier ha lo scopo di argomentare su quella che, a giusta ragione, può essere considerata, utilizzando le parole di De Chirico, “la città più profonda, la più enigmatica, la più inquietante non solo d’ Italia, ma di tutto il mondo.” Stiamo parlando della città dei “quattro fiumi”, il Po, la Dora, la Stura e il Sangone: Torino, da sempre meta di maghi, guaritori, profeti ed alchimisti come Paracelso, Nostradamus, Cagliostro e Gustavo Rol, solo per citarne alcuni.

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