Antico Almanacco: La domenica delle Palme

La festività delle “Palme” si festeggia la domenica che precede la Pasqua. In questo giorno si ricorda il trionfale Ingresso a Gerusalemme di Gesù, in sella a un asino e osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma. In ricordo di questo evento la liturgia della Domenica prevede la benedizione dei rami di ulivo o di palma che sono portati dai fedeli e che poi saranno scambiati tra le famiglie.In alcune regioni, si usa che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua.

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Antico Almanacco: San Giuseppe e la Festa di Primavera

di Andrea Romanazzi

Il 19 marzo è la Festa di San Giuseppe, una festività religiosa che si intreccia con riti pagani di fertilità e procreazione legati all’Equinozio di Primavera.

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Antico Almanacco: La festività di sant’Antonio Abate a Bari

Di Andrea Romanazzi

Con il mese di Gennaio si aprono le “festività del fuoco” legate alla cacciata dell’Inverno e ai rituali per propiziare il ritorno della fertilità agro-pastorale. Nel momento in cui l’Inverno si fa più duro, infatti, l’uomo tenta di esorcizzarlo riportando la “luce” sulla terra. All’interno di questo “calendario magico-popolare”, bene si inserisce la festività di sant’Antonio Abate e dei suoi falò.

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Tradizioni di Puglia: La tradizione del Panzerotto del 31

di Andrea Romanazzi

Non si fa in tempo a riprendersi dai bagordi alimentari natalizi che giunge Capodanno.  A Bari la tradizione vuole che durante il cenone del 31 dicembre, si consumino i famosi panzerotti accompagnati dalle cime di rape stufate. Si tratta di pizzette chiuse all’interno delle quali si mettono pomodori e pezzi di formaggio e così fritti: un piatto povero, dunque, ma anche di festa. Infatti per tale giorno il panzerotto era rigorosamente di carne. Se però chiederete la ricetta per un buon impasto, vi garantisco che ogni barese vi dirà di avere un segreto particolare e di essere l’unico detentore della ricetta del “vero” panzerotto. Ippolito Cavalcanti, nella quarta edizione della sua “Cucina teorica pratica” datata 1844 scriveva: “Prendi mezzo rotolo di fior di farina, mezzo quarto di sugna, ed impasterai con acqua, ed un ovo intero, maneggiandola bene, la distenderai come la pasta de’ tagliolini, e ne farai una tela; farai una farsa di ovi battuti, provola grattugiata, ed un trito di mozzarelle mischiato tutto insieme, e con questa farsa ne riempirai i panzerotti, che li taglierai, o con lo sperone proprio, o con qualche stampa, e quindi li friggerai di bel biondo colore”. Noi qui vi riproponiamo la ricetta tratta niente popò di meno che dal sito ufficiale della Regione Puglia.

Un chilo di farina bianca, acqua a temperatura ambiente, lievito di birra, un pizzico di zucchero, per aiutare la lievitazione, un po’ di sale. A parte dovrete preparare pomodori pelati, sgocciolati perfettamente, mozzarella, formaggio romano grattugiato, sale e un pizzico di pepe. Impastate dunque la farina, facendo la classica fontanella, al centro della quale metterete il lievito già disciolto nell’acqua appena appena tiepida, aggiungendo man mano acqua mentre impastate. Non dimenticate il pizzico di zucchero, per innescare la lievitazione, ed il sale, senza esagerare perché ci sarà il pecorino. Mettete poi a lievitare coprendo l’impasto con un panno pulito, preventivamente riscaldato, in un posto caldo. Una volta si metteva la pasta sotto i guanciali del letto matrimoniale, un sistema più moderno è quello di preparare una grossa pentola d’acqua caldissima sulla quale poggiare, senza che però si bagni l’impasto, il contenitore in cui avete messo la massa avvolta nel telo, coprendo il tutto con un altro telo. Ricordatevi che l’impasto raddoppierà almeno di volume, per cui regolatevi con i contenitori. Una volta lievitato, l’impasto va diviso, usando un coltello, prima a metà, poi in quattro, poi in otto, fin quando avrete un certo numero di pagnottelle tutte uguali della dimensione più o meno del vostro pugno. Ogni pagnottella va poi stesa e trasformata in cerchio su un piano infarinato. In ogni cerchio di pasta poi va messo un cucchiaio di pomodori, un cucchiaio di mozzarella, una spolverata di pecorino, un pizzico di pepe. I cerchi poi si chiudono a metà pressando bene i bordi, prima con le mani, poi con la forchetta, perché bisogna assolutamente evitare che i panzerotti si aprano in fase di cottura.

Tradizioni di Puglia: I Dolci di Tradizione del 25 Dicembre

di Andrea Romanazzi

Anche il giorno di Natale non ci si risparmiava a tavola. Si consumava brodo di tacchino con riso e verze, timballo di maccheroni al forno con polpette, “mezziziti” con involtini di carne, anguille e pesciolini marinati, tacchino bollito o testina al forno. Non c’è però Natale senza dolci e la tradizione barese ci offre molte alternative al panettone milanese.

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Tradizioni Pugliesi: I primi di Tradizione del 24 Dicembre

di Andrea Romanazzi

La prima aria di Natale si avvertiva il dì di san Nicola, il 6 dicembre, scrive Alfredo Giovine. Le famiglie iniziavano a fare “economia” per sostenere le spese delle festività e i bambini a conservare le monetine che sarebbero servite per i giochi di carte o per la tombola ammassando così montagne di monete.

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Puglia Misteriosa: Culti pagani, Santi eremiti e Turchi a Molfetta….

di Andrea Romanazzi

La fede, aimè spesso l’unica consolazione del povero, proprio per questo la maggior parte delle chiese baresi e pugliesi, come in realtà tutte quelle italiane, presentano nel loro interno strani e curiosi oggetti chiamati ex voto. Con questo termine si intende generalmente un dono fatto ad un santo o alla Madonna per ringraziare di un beneficio ricevuto.  L’uso di offrire doni alle divinità in cambio di grazie ricevute è da sempre attestato nel culto religioso dell’uomo già nel Paleolitico.

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Altamura e Castel del Monte: l’eccezione e la regola


di Andrea Romanazzi

C’è qualcosa che accomuna la cattedrale di Altamura e Castel del Monte: in fondo costituiscono entrambe un’eccezione, la prima per essere l’unica chiesa che la storia ricordi espressamente voluta, fondata e riconosciuta da un imperatore che sembra preoccuparsi solo della corona e dei piaceri del corpo e della mente, piuttosto che della salvezza dell’anima (motivo per il quale altre teste coronate si affannavano il più delle volte ad erigere cattedrali e cappelle); il secondo per essere di nome un castello e di fatto tutt’altro, rientrando quindi di diritto nei ranghi dell’architettura federiciana ma sempre con il sigillo dell’unicum, dell’enigma irrisolto, della sintesi perfetta di significati più o meno reconditi.

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Misteri Pugliesi: San Gargano e i Cavalieri dell’Arcangelo

di Andrea Romanazzi

Con questo “fuoriporta” ci allontaniamo dalla provincia di Bari per indagare su uno dei siti più misteriosi e allo stesso tempo sacri di Puglia: il Santuario di san Michele Arcangelo sul Gargano, il più antico luogo di culto legato all’Arcangelo (fig.1). In queste vicende storie, leggende, miti e ipotesi si intrecciano le une con le altre. Iniziamo.

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