di Andrea Romanazzi
Rotonda è un piccolo comune situato nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, caratterizzato da paesaggi montuosi, ricchi di natura incontaminata e bellezze paesaggistiche. Il paese, immerso nella maestosità dei monti è noto per la sua storia millenaria e per essere stato un importante centro agricolo e pastorale. Oggi, Rotonda attrae turisti per la sua bellezza naturale, per i suoi sentieri di trekking e per la vicinanza al massiccio del Pollino, ma ha anche un rilevante passato storico che la lega indissolubilmente alle vicende del Risorgimento italiano.
Quando il viaggiatore raggiunge il centro storico di Rotonda si trova subito immerso in un dedalo di stradine strette e acciottolate che conducono a piazze intime e scorci pittoreschi. Passeggiando tra le sue vie, si possono ammirare antiche case in pietra e palazzi storici, testimonianza di un passato ricco di storia e cultura. Non si può non fare una visita alla Chiesa Madre di Santa Maria della Consolazione, uno dei principali monumenti del paese, con il suo campanile che domina l’abitato. Il borgo ospita anche il Museo Naturalistico e Paleontologico, dove è possibile scoprire le ricchezze naturali del territorio, come reperti fossili che raccontano la storia geologica della regione. Un altro importante monumento è la lapide commemorativa, eretta dal Comune di Rotonda in occasione del centenario dell’Unità d’Italia, che ricorda la visita di Giuseppe Garibaldi e il contributo della cittadina agli eventi risorgimentali durante i quali Rotonda giocò un ruolo significativo. Il 16 agosto 1860, le genti del Pollino, insieme ai patrioti di Rotonda, si mobilitarono per sostenere l’unità d’Italia. Il paese si unì agli sforzi rivoluzionari attivati dal comitato di Corleto Perticara, contribuendo all’impulso per l’unità e la liberazione del Regno delle Due Sicilie. I patrioti locali, tra cui figure come Nicola Maria Magaldi e Giacinto Albini, furono protagonisti nella costituzione di un governo prodittatoriale a Potenza, collaborando con altre personalità di spicco del movimento risorgimentale.
Vi è però ancora di più. Se vi dicessimo che lo stesso Garibaldi si fermò nel suo viaggio di Unità proprio a Rotonda? Passeggiando per le strette strade acciottolate del borgo, infatti, ci si imbatte in una lapide che, a prima vista, sembra una semplice commemorazione. Tuttavia, chi si sofferma a leggerla con attenzione rimane colpito dalla sua storia intrigante. Questa lapide, incastonata nel cuore del centro storico, segna il passaggio di Giuseppe Garibaldi nel settembre del 1860, un evento che potrebbe sembrare marginale nell’epopea del Risorgimento, ma che in realtà nasconde dettagli affascinanti.
Garibaldi, l’eroe dei due mondi, durante la sua spedizione verso Napoli per liberare il Regno delle Due Sicilie, fece infatti una sosta proprio a Rotonda e qui vi soggiornò in Palazzo Tancredi, dimora nobiliare, situata in Corso Garibaldi, all’epoca, i abitato dalla famiglia Fasanelli. Garibaldi non aveva pianificato di fermarsi a Rotonda. Il borgo era fuori dalle principali rotte militari e non rappresentava un punto strategico evidente. Tuttavia, la sua decisione di fermarsi un giorno intero nel paese solleva delle domande. Perché scegliere proprio Rotonda? Secondo alcune fonti storiche, le truppe garibaldine trovarono nella Valle del Mercure, alle pendici del Pollino, un passaggio sicuro e poco sorvegliato verso la Calabria. Inoltre, la comunità di Rotonda, già coinvolta attivamente nei moti rivoluzionari per l’unità d’Italia, si era dimostrata pronta a offrire supporto logistico e morale all’esercito garibaldino.

L’accoglienza calorosa che Garibaldi ricevette a Rotonda da parte dei patrioti locali fu un segno tangibile del sostegno delle comunità rurali alla causa unitaria. Gli abitanti, guidati dal capitano Fasanelli, organizzarono una cerimonia improvvisata per onorare l’eroe, che rimase colpito dalla dedizione e dall’entusiasmo del piccolo borgo.
Un Mistero Inciso nella Pietra
La lapide, eretta per commemorare il centenario di quell’evento, non solo testimonia il passaggio di Garibaldi, ma diviene un messaggio di orgoglio e appartenenza, che sottolinea come anche le piccole comunità possano contribuire ai grandi eventi della storia. Garibaldi trascorse una sola notte a Rotonda, ma il suo passaggio lasciò un’impronta indelebile. La lapide celebra un gesto di solidarietà e unione, un simbolo di come la popolazione locale si fosse mobilitata per la causa dell’Italia unita.
Oggi, per i visitatori di Rotonda, la lapide di Garibaldi non è solo un oggetto commemorativo, ma un vero e proprio monumento al coraggio e alla dedizione dei suoi abitanti. Rotonda non è ricordata per grandi battaglie o episodi eroici, ma per la sua partecipazione silenziosa e determinata al sogno dell’unità nazionale. La lapide è lì, semplice e discreta, a ricordare a chi passa che anche un luogo così remoto e pacifico ha vissuto momenti di grandezza, segnati dall’incontro tra un piccolo borgo lucano e l’uomo che cambiò le sorti della nazione.
Il borgo di Rotonda, però, cela molti altri luoghi insoliti e curiosi che meriterebbero di essere visitati. Un esempio è Palazzo Amato, un’imponente struttura storica nel centro del paese, nasconde una storia di segreti e misteri. L’immobile, risalente alla seconda metà del 1800, si trova nel centro storico di Rotonda, in via Mordini. Originariamente dimora della famiglia Rosito, poi acquisito dalla famiglia Amato, il palazzo presenta eleganti elementi in pietra grigia, tra cui un portale d’accesso ad arco finemente intagliato. Le volute ai lati dei piedritti e lo stemma nobiliare, che raffigura un vasetto con fiori sormontato da un diadema con il nome Rosito, sono particolarmente distintivi. La scala principale, che conduce ai saloni del piano gentilizio, è realizzata in conci di pietra e decorata con modanature e fregi, fiancheggiata da colonne tortili con capitelli in stile dorico. Un altro elemento notevole è il camino, anch’esso in pietra, ornato con motivi floreali e teste d’angelo scolpite a bassorilievo. Al piano terra si trova un antico frantoio oleario, completo di macine, vasche in pietra e una tramoggia in legno di castagno intarsiato. Ebbene si narra che, un tempo dimora di una nobile famiglia locale, oggi ospiti apparizioni fantasmatiche nei suoi corridoi.
La visita a Rotinda prosegue con la Torre dell’Orologio, un simbolo del borgo che ha resistito al passare dei secoli. La leggenda racconta che la torre fosse originariamente utilizzata non solo per segnare il tempo, ma anche per avvisare gli abitanti di pericoli imminenti, come invasioni o disastri naturali. Si dice che, durante un assedio da parte dei briganti, il rintocco dell’orologio abbia salvato il paese, poiché i banditi, credendo che le truppe fossero allertate, si siano ritirati prima di attaccare. Un altro interessante luogo è la Fontana Vecchia, l’antico lavatoio del paese e si trova in via Fontana. E’ costituita da una parete intervallata da quattro lesene lisce che sostengono un timpano decorato a bassorilievo. Tre mascheroni zoomorfi, scolpiti nella pietra a testa di leone, costituiscono le bocche da cui sgorga l’acqua, raccolta da altrettante vasche lapidee a forma di conchiglia. Si racconta che la fontana fosse anche un luogo di incontri segreti tra innamorati, soprattutto durante i periodi in cui le rigide regole sociali impedivano contatti tra giovani uomini e donne. Ancora oggi, si dice che chi beve dalla fontana durante la notte di San Valentino possa scoprire il nome del proprio futuro amore.
Interessante da visitare è poi il Museo Naturalistico e Paleontologico di Rotonda, situato in Via delle Frecce Tricolori, ospita importanti reperti fossili. Infatti qui sono presenti i resti di un Elephas antiquus italicus, risalenti a 400.000-700.000 anni fa, e una mandibola di Hippopotamus antiquus. Il fossile dell’elefante, rinvenuto nel 1982 a Calorie, è considerato uno dei più significativi in Italia, con una conservazione eccezionale dovuta al rapido seppellimento nei sedimenti lacustri. Nuove campagne di scavi dal 2005 hanno portato alla luce ulteriori reperti, come lo scheletro di un ippopotamo e una capanna dell’età del bronzo (1500-2000 a.C.), testimoniando la presenza umana nella valle.
Situato su una collina poco fuori dal paese, vi è, infine, Il Santuario della Madonna della Consolazione, per ringraziare la Madonna della Consolazione di aver salvato il paese da un lungo periodo di epidemie. La notizia è riportata sul primo documento ufficiale riguardante la chiesa: la Bolla di Papa Sisto V, datata 25 giugno 1585, dalla quale si evince anche che l’edificio, eretto con il titolo di “ospitale di Santa Maria Extra Moenia”, fu dall’epoca della sua edificazione, un ospizio e ricovero per pellegrini e malati. La sua posizione panoramica offre una vista mozzafiato sulla valle del Mercure, ma ciò che rende il luogo davvero intrigante sono le storie di apparizioni mistiche che si tramandano tra gli abitanti. Si racconta che nei secoli passati, in momenti di grande difficoltà, la Madonna fosse apparsa per proteggere la comunità. Il santuario è considerato un luogo sacro e di pace, ideale per chi cerca un’esperienza spirituale. Varie leggende, poi avvolgono il fiume Mercure che attraversa la valle. Si narra che, in epoche antiche, il fiume fosse abitato da misteriose creature acquatiche, e che i pescatori locali avessero visto strane figure emergere dalle sue acque. Le sue acque limpide e fresche sono ideali per chi cerca tranquillità e contatto con la natura, ma i racconti locali aggiungono un fascino misterioso a questo luogo incantevole.
L’ultimo “mistero” di Rotonda è gastronomico e interessa ortaggi unici. Parliamo della Melanzana Rossa di Rotonda, introdotto da soldati di ritorno dalle guerre coloniali nel XIX secolo, una rarità che sfida le aspettative. La sua forma, simile a un pomodoro, e il suo colore che passa dall’arancio al rossastro a maturazione completata, la rendono un vero e proprio enigma botanico. Coltivata a un’altitudine di 500-600 metri, questa pianta rustica affascina non solo per il suo aspetto, ma anche per le antiche tecniche di conservazione, come il “nzertamento”, cioè legate a grappoli come si fa per peperoni e pomodorini, e quindi messe ad asciugare all’aperto, sotto tettoie, che la rendono ancora più intrigante. Attualmente, è in corsa per ottenere il riconoscimento DOP e dal 2002 è un presidio Slow Food, confermando il suo status di rarità culinaria. Da assaggiare è poi il Pomodoro Costoluto di Rotonda, conosciuto anche come Pomodoro Grosso di Rotonda, che genera frutti che possono raggiungere anche un chilo di peso. Una volta maturi, vengono consumati crudi, in insalata o su deliziose bruschette.





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