di Andrea Romanazzi

Cassano delle Murge, piccolo gioiello dell’entroterra barese, si erge su un territorio ricco di storia, natura e tradizioni secolari. Situato ai margini dell’altopiano delle Murge, il paese ha sempre avuto un legame profondo con i boschi che lo circondano, un tempo rifugi di briganti e luogo di vicende che hanno segnato il XIX secolo.

Oramai sappiamo bene come, dopo l’Unità d’Italia, il brigantaggio divenne un fenomeno diffuso in tutto il sud Italia e Cassano delle Murge non fece eccezione. Alimentato da tensioni sociali, povertà e un senso di ingiustizia nei confronti delle nuove istituzioni. Il territorio cassanese, con le sue distese boschive e le masserie isolate, offriva rifugi sicuri a coloro che si davano alla macchia per sfuggire alle forze dell’ordine. Se molti briganti erano ex militari borbonici o contadini esasperati dalla miseria, altre figure si distinsero per la loro ferocia e criminalità, senza alcuna connotazione politica. Le Murge, con il loro paesaggio aspro e impervio, divennero il teatro di scontri tra bande di fuorilegge e le autorità, in un clima di continua tensione e insicurezza per la popolazione locale.ge e le ombre del brigantaggio: storie di fuorilegge tra storia e leggenda

Il rifugio nel bosco di Mesola e le gesta di Vito Servodio

Uno dei luoghi più leggendari legati al brigantaggio è il bosco di Mesola, situato al confine tra Cassano delle Murge, Acquaviva delle Fonti e Santeramo in Colle. Questo territorio è noto ancora oggi come “il posto dei briganti”, poiché proprio qui trovò rifugio Vito Servodio, un fuorilegge dalla fama oscura. A differenza di altri briganti legati alla causa politica, Servodio era un vero e proprio assassino. Nato a Cassano il 28 ottobre 1858 da una famiglia di costruttori di muri a secco, fin da giovane intraprese la via del crimine. Fu condannato per aggressione a mano armata e per l’uccisione di un intero gregge, scontando 15 anni di carcere. Tuttavia, una volta libero, riprese la sua attività criminale con ancora più violenza. Il 16 maggio 1900, nel pieno centro di Cassano, uccise a tradimento il cugino Tommaso Ciccarone, segnando l’inizio della sua latitanza. Poco dopo, eliminò anche Antonio Petrone, sospettato di averlo denunciato alle autorità. La sua fuga terminò il 16 settembre 1900, quando fu intercettato nei pressi della Masseria Pantalone, al confine del bosco di Mesola. Nonostante un ultimo tentativo di resistenza armata, venne ucciso, ponendo fine a una carriera di crimini e vendette.

Francesco Buono: il brigante romantico e la trappola dell’amore

Ma il bosco di Mesola non fu solo rifugio di Servodio. Un altro brigante segnò con la sua storia le cronache locali: Francesco Buono. Nato a Santeramo il 14 ottobre 1839, Buono proveniva da una famiglia di costruttori e sin da giovane si ritrovò coinvolto negli eventi rivoluzionari del 1860. A soli ventun anni, era già a capo di una banda di briganti che si unì a quella di Antonio Locaso, detto “Crapariello”. Il crimine che rese celebre Francesco Buono fu il rapimento del giovane Giovanni Di Santo, figlio di un ricco proprietario terriero. L’episodio scatenò la reazione delle autorità, che misero una taglia sulla testa del brigante. Ma fu il cuore a tradirlo: innamorato di una donna che abitava a Largo Convento a Santeramo, cadde in un’imboscata organizzata dai gendarmi. All’alba, mentre tentava di raggiungere la sua amata, venne colpito da colpi di fucile e arrestato. La sua fuga si concluse dietro le sbarre del Castello Svevo di Bari, segnando la fine della sua vita da brigante.

Le storie di Vito Servodio e Francesco Buono sono solo due esempi delle tante vicende che hanno reso le Murge un crocevia di leggende e realtà storiche. Se da un lato il brigantaggio rappresentò un fenomeno di ribellione contro l’ordine costituito, dall’altro si intrecciò con episodi di violenza, vendette e soprusi. Oggi, quei luoghi che furono teatro di crimini e fughe sono meta di escursioni e rievocazioni, testimoni silenziosi di un passato che continua a suscitare fascino e mistero.

Tornando al territorio, il Bosco di Mesola, con la sua fitta vegetazione e il suo passato carico di mistero, è il perfetto scenario per un intreccio di racconti popolari e leggende brigantesche. L’idea di un “Anello del Bosco di Mesola” o “Anello dei Briganti” potrebbe essere un ottimo punto di partenza per un itinerario storico-naturalistico, arricchito da narrazioni legate ai banditi e alla loro resistenza contro le autorità. Non solo un viaggio nella natura, ma anche un percorso attraverso la memoria collettiva, dove storia e mito si intrecciano, offrendo ai visitatori l’opportunità di riscoprire un capitolo affascinante del patrimonio locale.



https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/anello-del-bosco-di-mesola-o-dei-briganti-200739455

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