di Andrea Romanazzi

Il Carnevale in Puglia rappresenta un tripudio di tradizioni popolari, maschere colorate e simboli che variano di città in città, riflettendo la ricchezza culturale e storica della regione. Ogni borgo, infatti, ha la propria figura iconica che anima le celebrazioni, dando vita a storie e rituali unici.

A Manfredonia, ad esempio, la figura centrale del Carnevale è Ze Peppe, un contadino allegro e spensierato che arriva in città per divertirsi con i sipontini. Tuttavia, il suo destino è segnato: colpito da una broncopolmonite, finisce tragicamente i suoi giorni, simboleggiando la caducità della vita. A Putignano, patria di uno dei Carnevali più antichi d’Europa, domina la scena Farinella, il re del Carnevale. La maschera, vestita di un abito variopinto, deve il suo nome alla tipica farina di ceci e orzo, simbolo della cucina locale e delle tradizioni contadine. A Corato, la maschera del Carnevale è Ù Panzòne, simbolo di voracità e abbondanza. Con il suo ventre prominente, questa figura ironizza sugli eccessi tipici delle festività. Massafra vanta addirittura due maschere emblematiche: Gibergallo, un personaggio aristocratico e vanesio, e Lu Pagghiuse, un umile contadino. Entrambe incarnano il dualismo tra nobiltà e popolo, tipico delle rappresentazioni carnevalesche. A Gallipoli troviamo la figura di Lu Titoru, un giovane morto per aver mangiato troppe polpette in modo vorace. Questo personaggio rappresenta la satira delle debolezze umane, in particolare della gola, uno dei sette peccati capitali.

Giungiamo però a Sammichele di Bari, piccolo borgo della Puglia, che vanta una tradizione carnevalesca che ruota attorno a una maschera iconica e carica di simbolismo: L’Uomo Corto, figura, legata al folklore popolare, incarna lo spirito goliardico e irriverente tipico del Carnevale. L’Hom(e)n(e) Curt(e) è una maschera nata nel contesto del mondo contadino, dove si faceva uso di materiali poveri e facilmente reperibili per creare travestimenti insoliti e divertenti. Simbolo della genialità popolare, questa figura incarna l’antico detto legato al contadino: “scarpa grossa e cervello fino”. Con il suo aspetto buffo e la testa sproporzionatamente grande, richiama un’idea di astuzia e praticità, qualità essenziali nella vita agreste. La maschera, tipicamente maschile, si muove con un caratteristico ancheggiare e balla al ritmo della pizzica, aggiungendo un ulteriore elemento di teatralità e coinvolgimento. 

oppo_32

Questa maschera, però, non è solo una  figura di divertimento, ma un vero e proprio simbolo magico religioso. Il Carnevale infatti, con le sue maschere, riti e tradizioni, affonda le radici in antichissimi culti pagani legati alla natura, all’agricoltura e alla rigenerazione ciclica della vita.  La figura mitologica di Saturno, dio dell’agricoltura, è centrale per comprendere il legame tra il Carnevale e i culti dello spirito arboreo. Saturno, secondo il mito, dopo essere stato detronizzato da Giove, trovò rifugio in Italia, chiamata Saturnia Tellus (la Terra di Saturno). Qui insegnò agli uomini l’arte dell’agricoltura, l’uso del falcetto e la coltivazione della vite. Il suo nome stesso deriva dal latino serere (“seminare”) o sata (“campi seminati”), sottolineando il suo ruolo di portatore di fertilità e abbondanza.Nei culti arborei, lo spirito della divinità non era identificato direttamente con l’albero o il raccolto, ma si credeva che vi dimorasse temporaneamente. Quando l’albero veniva abbattuto o il grano mietuto, lo spirito si trasferiva in un animale o in un essere umano, che veniva quindi sacrificato per garantire fertilità e prosperità. Questo collegamento tra divinità, natura e sacrificio si riflette nei riti agrari di molte culture, da cui derivano tradizioni come la “Morte di Carnevale”. Una delle credenze più diffuse legava la figura dello straniero. Durante il periodo della mietitura, un viaggiatore ignaro poteva essere scambiato per un’incarnazione del dio e, per questo, sacrificato. L’Hom(e)n(e) Curt(e), come molte maschere carnevalesche, simboleggia la ciclicità della vita vegetativa: rappresenta l’abbondanza e la vitalità che precedono la morte simbolica, necessaria per rinnovare i cicli naturali.

La “piccola statura” e l’aspetto grottesco riflettono non solo la tradizione carnevalesca di sovvertire l’ordine naturale e sociale, un tratto che discende dai Saturnali romani, ma anche il “mostruoso” che andava sacrificato per la comunità. Ovviamente con il termine monstrum vogliamo  indicare il suo significato primigenio, che non aveva inizialmente il significato negativo che spesso associamo ma indicava un evento straordinario, qualcosa che si manifestava (da monstrare, “mostrare”) come segno divino. L’Hom(e)n(e) Curt(e) non è solo una maschera carnevalesca, ma un vero e proprio emblema di antichi rituali e credenze legate alla fertilità, all’abbondanza e al rinnovamento. Attraverso la sua figura grottesca, Sammichele di Bari mantiene viva una tradizione che collega il presente ai culti arborei del passato, celebrando la vita, la natura e la comunità.

Lascia un commento

In voga