di Andrea Romanazzi

Nel cuore incontaminato del Cilento, in Campania, lontano dalle rotte turistiche più battute, si trova un gioiello nascosto: Sant’Angelo in Fasanella. Questo antico borgo, arroccato tra le verdi distese di oliveti e boschi di castagni, racchiude una storia millenaria e una bellezza che sfida il tempo. Le origini di Sant’Angelo in Fasanella risalgono all’epoca romana, quando la sua posizione strategica tra la piana del Sele e la valle del Calore la rendeva un punto di passaggio cruciale. Tuttavia, è nel periodo medievale che il borgo si sviluppò maggiormente, crescendo attorno al castello che dominava il paesaggio circostante. Le strette viuzze lastricate, le case in pietra che si arrampicano sulla collina e le antiche chiese testimoniano la ricchezza culturale e architettonica del luogo.

Questo approfondimento vuole fare un focus sull’antico culto di san Michele Arcangelo qui presente.

la Grotta di San Michele Arcangelo a Sant’Angelo in Fasanella è un sito straordinario, ricco di storia millenaria e di testimonianze artistiche, rappresenta una tappa imprescindibile per chiunque voglia immergersi nell’anima antica della Campania. La storia ha radici profonde che si perdono nel tempo. Sin dall’XI secolo è stata sede di una comunità religiosa benedettina, testimoniata dai resti murari ancora visibili sulla roccia esterna, risalenti ai primi decenni del Trecento. Tuttavia, è plausibile che il sito abbia ospitato insediamenti ancora più antichi, legati alla diffusione della civiltà greca nel Cilento. L’ingresso semplice della grotta, con il portale ornato da un leone e una leonessa di fattura arcaica, conduce a un mondo di meraviglie artistiche. 

All’interno si trovano i resti mortali dell’Abate Francesco Carocciolo, figura di rilievo nella storia religiosa locale, la Cappella dell’Immacolata, adornata da affreschi trecenteschi che decorano le pareti, ed un altare incorniciato da una cornice lignea risalente al XVII secolo, contenente una tela che rappresenta probabilmente scene della vita della Vergine Maria.

Sono poi presenti sculture e Affreschi Trecenteschi lungo le pareti della grotta si possono ammirare affreschi risalenti al Trecento, testimonianza dell’arte sacra di quell’epoca. Ogni dettaglio delle opere d’arte rivela l’abilità e la devozione degli artisti che hanno contribuito a rendere questo luogo un santuario di pace e contemplazione. Al fondo della grotta si erge un altare seicentesco, una creazione magnifica commissionata dall’abate Fabio Caracciolo. Su questo altare si eleva la statua in marmo di San Michele Arcangelo, patrono del luogo, simbolo di protezione e di forza spirituale per i fedeli che qui si recano in preghiera.

Nel santuario, oltre ai tesori artistici descritti ci sono tutti le caratteristiche magico-religiose legate all’Arcangelo.  Nel contesto delle antiche tradizioni del sud Italia, San Michele Arcangelo emerge come figura chiave nella trasformazione e nell’assimilazione delle antiche credenze pagane nella nuova fede cristiana. Le grotte, un tempo considerate sacre per la Dea Madre e altri culti pagani, sono diventate oggetto di sincretismo religioso, associando le loro caratteristiche naturali e spirituali alla figura dell’Arcangelo Michele, capo delle milizie celesti e taumaturgo. L’associazione dell’Arcangelo Michele con le grotte, dunque, non è casuale: egli è conosciuto anche come “il principe delle acque”, un titolo che riflette il suo dominio su elementi naturali come sorgenti e acque benefiche. Questo ruolo si collega direttamente alle antiche credenze pagane che vedevano nelle grotte luoghi di connessione con il regno degli inferi, ma che con il Cristianesimo diventarono simboli di lotta e di trionfo contro le forze oscure.

All’Arcangelo è poi sempre associato il culto del pozzo, anche questo presente nella grotta-santuario.

Il culto delle acque, è però molto più antico del pozzo. L’acqua che si accumula naturalmente in queste pozze, proprio a causa del suo colore bianco dovuto alla notevole presenza del carbonato di calcio, assume nell’immaginario popolare le sembianze del latte della Mater, dando vita a quella tradizione popolare delle “pocce lattaie” o “latte di grotta” .

In epoca longobarda, anche la simbologia della lattazione era rappresentata dalle “pocce lattaiole” o “mammelle longobarde”  fu trasferita a San Michele Arcangelo. Questo elemento si lega al culto di protezione della maternità, dove l’Arcangelo diventa garante di fertilità e di benedizione per le donne in gravidanza e per i neonati.

Nella grotta di sant’angelo a Fasanella questi particolari sono facilmente individuabili Il culto dell’acqua si intreccia con quello dell’Arcangelo come testimoniano anche le tradizioni di vasche naturali utilizzate per abluzioni durante i precedenti culti furono chiamate “culle dell’Angelo”. Molte leggende narrano di miracoli operati da San Michele attraverso queste acque, riconosciute per le loro virtù terapeutiche e purificatrici.

Anche questo particolare non manca. 

San Michele Arcangelo rappresenta un ponte tra antiche credenze pagane e la fede cristiana, incarnando il simbolismo delle grotte sacre e delle acque benefiche. La sua figura è celebrata non solo come protettore delle milizie celesti, ma anche come custode delle tradizioni locali legate alla fertilità, alla maternità e alla guarigione attraverso le acque miracolose. Visitare i luoghi legati al culto di San Michele nel sud Italia non è solo un’opportunità di esplorare la storia religiosa della regione, ma anche di comprendere il profondo significato di sincretismo culturale che ha plasmato la fede e la spiritualità delle comunità locali nel corso dei secoli.

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