di Andrea Romanazzi
Immaginare un viaggio nei tarocchi dagli anni Sessanta ed Ottanta significa entrare in un corridoio dove cultura pop, esoterismo, grafica psichedelica e sperimentazioni editoriali si mescolano come pigmenti in un mortaio alchemico. In quel ventennio, i mazzi non sono più soltanto strumenti divinatori: diventano oggetti di culto, arte da collezione, specchi di epoche che oscillano tra controculture, revival occultista, new age, fumetto d’autore e design digitale pionieristico. Ogni mazzo nasce influenzato dalla spiritualità libertaria dei ’60, dal simbolismo saturo e visionario dei ’70, e dalla ricerca strutturale degli ’80. E’ il periodo delle edizioni a tiratura limitata, stamperie scomparse, illustratori che oggi sono ricercati più dei loro editori…in questo approfondimento racconteremo di un esoterismo che profuma di celluloide ingiallita, inchiostro di stampa e visioni che ancora risuonano nel presente.
Negli ultimi decenni del XX secolo, i tarocchi hanno vissuto una vera e propria rinascita. Sull’onda del movimento New Age e di un rinnovato interesse per l’esoterismo, tra gli anni ’70 e 2000 sono stati creati numerosi mazzi di tarocchi innovativi, spesso ispirati all’arte contemporanea e alla cultura popolare. Mai come allora i tarocchi erano entrati nell’immaginario collettivo: film di successo, artisti di fama mondiale e persino il mondo dei fumetti hanno iniziato a incorporare i simboli arcani dei 78 Arcani in nuovi contesti, rendendo questi mazzi affascinanti sia dal punto di vista estetico che mistico. In questo periodo alcuni mazzi, oltre a distinguersi per la loro bellezza iconica e il carattere simbolico, hanno acquisito uno status di oggetti da collezione, ricercati sia da appassionati dell’occulto sia da cultori di arte e cultura pop.
In questo viaggio esamineremo alcuni mazzi di tarocchi creati tra gli anni 1970 e il 2000 che incarnano questo connubio tra popolarità, estetica accattivante e aura mistica. Si tratta di mazzi internazionali, nati in contesti culturali diversi ma accomunati dall’essere “pop e belli” oltre che intrisi di simbolismo esoterico.
I Tarocchi delle Streghe (Tarot of the Witches, 1973)
Un mazzo davvero iconico e pop degli anni Settanta è il Tarot of the Witches, conosciuto in Italia come Tarocchi delle Streghe. Questo mazzo deve la sua notorietà iniziale al cinema: compare infatti in un celebre film di James Bond, Live and Let Die (1973), dove viene usato dalla veggente Solitaire (interpretata da Jane Seymour) per leggere il destino.

Si tratta del primo grande film hollywoodiano ad aver posto i tarocchi al centro della trama,contribuendo a diffondere l’immagine delle carte come strumento narrativo misterioso. Il mazzo fu disegnato dall’artista scozzese Fergus Hall appositamente per il film, su commissione dei produttori che intendevano evitare i soliti cliché visivi dell’occulto presenti nei media del periodo. Hall realizzò dipinti originali dai colori sgargianti e dalle atmosfere oniriche per le carte che sarebbero apparse sullo schermo, dando vita a immagini inconfondibili. A causa dei tempi ristretti della produzione, tuttavia, solo 27 carte diverse vennero completate per l’uso scenico. Nel film vediamo prevalentemente gli Arcani Maggiori e, in particolare, la carta dei Lovers (Gli Amanti) che Bond astutamente utilizza in un mazzo truccato per sedurre Solitaire. Parallelamente all’uscita del film, nel 1973 venne pubblicato un mazzo completo di 78 carte illustrato da Hall e messo in commercio per il grande pubblico. Questa edizione commerciale presentava sul dorso delle carte il logo “007” (sebbene in colore blu anziché rosso come nel film) e una scatola a tema James Bond, strizzando l’occhio ai collezionisti legati al franchise.
Successivamente, una volta passato il clamore cinematografico, il mazzo venne ripubblicato senza riferimenti a 007 con il titolo Tarot of the Witches – da cui il nome italiano Tarocchi delle Streghe – ed è rimasto in stampa fino ad oggi come classico del catalogo U.S. Games Systems. Entrato di diritto nella storia dei tarocchi moderni, il mazzo di Fergus Hall è divenuto riconoscibile per il suo stile artistico eccentrico e fantasioso. Le carte raffigurano figure intere in scenari fantastici, con colori audaci e dipinti dall’aspetto fiabesco. Lo stile prende chiaramente ispirazione dal surrealismo, con personaggi grotteschi, simboli stranianti e un’atmosfera sospesa tra il magico e il fiabesco. Questa cifra stilistica così particolare rende i Tarocchi delle Streghe immediatamente riconoscibili rispetto ad altri mazzi più tradizionali.Dal punto di vista dell’apprezzamento estetico, il mazzo ha suscitato nel tempo reazioni contrastanti. Alcuni appassionati di tarocchi lo criticano apertamente, giudicando le illustrazioni di Hall troppo naif o kitsch – c’è chi le ha definite persino “brutte” o “ridicole” per via dello stile fuori dagli schemi, altri invece amano proprio la sua carica visiva stravagante e surreale, trovandola originale rispetto ai tarocchi più convenzionali. Indipendentemente dai gusti, il Tarot of the Witches si è guadagnato un posto nell’immaginario pop: le sue carte coloratissime, come l’Arcano XIII (la Morte) mostrato nel film o l’Arcano XV (il Diavolo) con il suo volto ghignante, rimangono impressi a chi li vede. Curiosamente, il mazzo fece un’altra comparsa cinematografica negli anni ’70: in un film italiano dal titolo Inhibition (1976, regia di Paolo Poeti), di genere erotico, i protagonisti usano proprio le carte dipinte da Hall in alcune scene – segno ulteriore di come queste iconografie fossero entrate rapidamente nel repertorio visivo dell’epoca. La pratica non differisce dagli altri tarocchi, ma è il tipo di percezione che cambia. Questo mazzo infatti non racconta attraverso la “narrativa visiva” classica del Rider-Waite, ma attraverso figure come archetipi usciti da un sogno. Hall elimina quasi tutta la “scenografia” che nei tarocchi serve a raccontare. Restano i personaggi. Nudi, isolati, senza contesto.

È come leggere l’Arcano come “spirito” in sé, non come storia. Per chi fa divinazione, questo significa: la carta non ti dice cosa devi fare, ma chi sei in quel momento. Il lettore è costretto a leggere la carta come un’emanazione dell’Arcano, non come un racconto. Di fatto si lavora più a livello iconico che narrativo, la lettura deve essere immediata, intuitiva, quasi istintiva. L’interpretazione diventa una specie di “sogno guidato”. Non è un sistema che ama gli schemi rigidi. È un mazzo che risponde bene a domande aperte, a letture psicologiche, a situazioni emotive confuse. Meno bene per dimensioni “tecniche” (finanza, contratti, burocrazia), dove il linguaggio onirico diventa troppo sfuggente.





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