di Andrea Romanazzi

Continua il nostro viaggio tra i tarocchi anni 70/80. In questo approfondimento parliamo dei Barbara Walker Tarot, mazzo pubblicato nel 1986, e progettato dalla studiosa Barbara G. Walker, nota per le sue ricerche sulla simbologia delle dee, sulla mitologia comparata e sulla genealogia dei culti femminili.

Infatti il mazzo si presenta come un commentario visuale al patriarcato religioso e alle sue trasformazioni. Più che uno strumento divinatorio, esso è un’opera teorica illustrata, un dispositivo attraverso il quale Walker mette in scena la propria visione della storia religiosa occidentale: una storia segnata dall’emergere di sistemi patriarcali che hanno marginalizzato, demonizzato o assorbito le antiche figure divine femminili. Per comprendere la natura del Barbara Walker Tarot, è necessario contestualizzarlo nell’opera maggiore dell’autrice.

Walker appartiene al filone di studio spesso definito “femminismo mitopoietico”, influenzato da figure come Marija Gimbutas, Monica Sjöö e le correnti spiritualiste femministe degli anni Settanta e Ottanta. Secondo questa prospettiva, la religione prepatriarcale dell’Eurasia avrebbe avuto un carattere prevalentemente ginecentrico, incentrato su dee creatrici, cicli naturali e figure femminili di potere rituale. L’avvento delle culture patriarcali avrebbe poi progressivamente trasformato le dee in figure subordinate o negative, trasferito i loro attributi a divinità maschile reinterpretato i culti femminili come superstizione, stregoneria o demonologia.

L’estetica del Barbara Walker Tarot non è neutra: è pensata per leggere la storia religiosa attraverso la lente del femminismo.

Ogni carta ripropone, contorce, o rovescia l’iconografia tradizionale. Molti Arcani maggiori privilegiano figure femminili non come archetipi psicologici, ma come soggetti storici, appartenenti a culti realmente esistiti. Il mazzo afferma un’identità religiosa femminile che precede e sopravvive alla tradizione cristiana e pagana classica.  Numerosi personaggi maschili sono mostrati come incarnazioni di sistemi di dominio, o come derivazioni di antichi miti femminili. Non vi è demonizzazione gratuita: vi è un’analisi genealogica.  Alcune carte ritraggono figure tradizionalmente considerate negative (streghe, demoni femminili, lamie), reinterpretandole come residui di culti prepatriarcali cancellati o fraintesi.
L’immagine non si limita a evocare: spiega. Ogni carta è una tavola sinottica che condensa riferimenti mitologici, narrativi, rituali. È un tarocco che insegna mentre rappresenta.

Il mazzo si articola su due livelli strettamente connessi:  Walker mette in dialogo dee, sacerdotesse e figure femminili provenienti da tradizioni diverse – mesopotamica, greca, norrena, indiana, celtica – costruendo un mosaico comparativo. Questo sincretismo controllato serve a mostrare che il femminile sacro è un principio universale, sistematicamente ridotto o reinterpretato.

Sul piano dell’uso, il Barbara Walker Tarot richiede un approccio interpretativo che integra:

– conoscenza mitologica;
– consapevolezza storica;
– sensibilità verso le tematiche di genere.

Le risposte non sono quasi mai immediate o semplici. Una carta può proporre una riflessione sulla genealogia del potere femminile, sulle relazioni di dominio, sui cicli simbolici della vita e della morte. Il mazzo si presta dunque a rituali di introspezione incentrati su:

– identità personale;
– relazione con l’archetipo femminile;
– dinamiche di potere;
– guarigione delle narrazioni interiori.

Non è uno strumento per domande quotidiane; è un mazzo per processi interiori.Il Barbara Walker Tarot, dunque, non si limita a riproporre archetipi: li analizza. Non rafforza la tradizione simbolica occidentale: la mette in discussione. Non si limita a rappresentare figure femminili: ne rivendica la profondità storica e religiosa. Pochi tarocchi del Novecento riescono a integrare in modo così radicale ricerca, iconografia e femminismo. Il Barbara Walker Tarot è uno di questi: un mazzo che non solo interpreta, ma interviene, ridefinendo il rapporto tra simbolo, potere e memoria del sacro femminile.

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