di Andrea Romanazzi

In questo ultimo dei quattro approfondimenti, esamineremo I Tarocchi Ermetici disegnati da Godfrey Dowson e pubblicati da U.S. Games negli anni Ottanta. Questi non si propongono come semplice mazzo divinatorio, ma come compendio visivo della tradizione ermetica sviluppata dalla Golden Dawn e dai suoi derivati novecenteschi.

Si tratta, in altre parole, di un mazzo che assume deliberatamente un ruolo dottrinario, nel quale ogni elemento grafico è una citazione, un rimando, una mappa. La peculiarità dei Tarocchi Ermetici sta nel loro radicamento nella Hermetic Order of the Golden Dawn, uno dei più influenti movimenti esoterici moderni. Mentre molti mazzi del Novecento reinterpretano liberamente gli insegnamenti dell’Ordine, Dowson sceglie la via opposta: non innovare, ma rendere visibile l’infrastruttura simbolica che la Golden Dawn ha elaborato per gli Arcani.

Le sue tavole ricostruiscono così, con una fedeltà quasi filologica, l’intera rete di corrispondenze che collega i Tarocchi alla Qabalah, all’astrologia, ai quattro elementi e alle gerarchie angeliche. Il risultato è un’estetica rigorosamente monocroma, che richiama le incisioni ottocentesche, le tavole dei testi alchemici e certe illustrazioni rosacrociane. L’assenza del colore – scelta tanto artistica quanto concettuale – concentra l’attenzione sul sistema, non sulla scena. Ogni linea diventa un vettore semantico. A differenza dei mazzi narrativi – come il Rider-Waite-Smith – gli Hermetic Tarot non costruiscono una scena emotivamente riconoscibile. L’immagine non racconta, ma argomenta. Ogni Arcano appare strutturato secondo una logica diagrammatica:

– compaiono glifi planetari e zodiacali, a volte combinati tra loro per indicare specifiche dignità astrologiche;
– sono presenti lettere ebraiche collegate ai sentieri dell’Albero della Vita;
– compaiono denominazioni tradizionali della Golden Dawn, come i titoli dei “Lords” associati ai Tarocchi Minori;
– simboli elementali, angelici o cabalistici delimitano il campo iconografico.

La figura umana – quando presente – non è la protagonista, ma un elemento fra gli altri, parte di un tessuto simbolico che tende a spersonalizzare l’immagine per riportarla alla sua funzione rituale.

L’uso divinatorio del mazzo richiede un cambio di prospettiva. Gli Hermetic Tarot non sono progettati per rispondere alle domande quotidiane o psicologiche, bensì per illuminare le strutture sottili che, secondo l’ermetismo occidentale, regolano i processi interiori ed esterni. L’interprete, così, non si confronta con un racconto simbolico, ma con un sistema di forze. La lettura diventa un’analisi delle relazioni tra pianeti, elementi, lettere e archetipi. Il consultante è invitato a collocare il proprio problema entro una cornice più ampia, dove il significato non è dato dall’immagine in sé, ma dal suo posto all’interno della cosmologia ermetica.

La complessità del mazzo è spesso percepita come una barriera d’ingresso. Tuttavia proprio questa complessità ne definisce la funzione. Ogni carta propone un rebus ermetico, un dispositivo che richiede comprensione attiva. Nulla è superfluo: i glifi, le direzioni, le posture, i nomi e le proporzioni interne partecipano a un’economia simbolica coerente. La densità dell’immagine trasforma l’atto divinatorio in un esercizio quasi speculativo: la carta non va interpretata come “immagine”, ma come diagramma operativo. Non fornisce risposte immediate; attiva processi di elaborazione.Gli Hermetic Tarot non si prestano dunque ad un uso immediato o popolare. Si collocano piuttosto nella categoria degli strumenti iniziatici, destinati a chi vuole utilizzare i Tarocchi come mappa concettuale, come sistema di studio e come supporto meditativo. La loro forza non risiede nella leggibilità, ma nella capacità di disciplinare lo sguardo e guidare il lettore verso un approccio rigoroso al simbolismo occidentale. È un mazzo che chiede impegno, e per questo restituisce profondità. Dove i tarocchi narrativi offrono scene, gli Hermetic Tarot offrono strutture. Dove gli altri emozionano, essi istruiscono. E nell’asciuttezza del bianco e nero, nella precisione grafica e nella coerenza interna, rivelano il loro progetto: far emergere, attraverso 78 immagini, la logica invisibile dell’ermetismo.

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