di Andrea Romanazzi

I claustri di Altamura: architettura, storia e identità di un popolo

Passeggiare nel cuore antico di Altamura è un’esperienza suggestiva soprattutto quando ci si imbatte in coorti denominate claustri. Derivante dal latino claustrum, ossia “spazio chiuso”, queste piccole piazze raccolte e silenziose – nel dialetto locale dette gnostre – non trasmettono senso di oppressione, ma piuttosto un’intima accoglienza. Si tratta di autentiche coorti urbane, disseminate nel centro storico della città, lastricate con antiche basole e circondate da una fitta trama di porticine: piccole abitazioni che si affacciano l’una sull’altra, nate per facilitare la socializzazione e la vita comunitaria.

I claustri costituiscono una delle peculiarità architettoniche più originali e distintive di Altamura. Se ne contano circa ottanta, ciascuno con una propria configurazione, ma accomunati da una funzione storica e sociale ben precisa. Nati come spazi di aggregazione, rappresentano l’organizzazione spontanea di nuclei familiari o etnici, come latini, mori ed ebrei. Secondo la tradizione storica, fu Federico II di Svevia, nel 1232, a incentivare il ripopolamento della città, offrendo esenzioni fiscali a diverse comunità religiose e culturali. I claustri sono così divenuti nel tempo la testimonianza tangibile della convivenza pacifica tra culture e religioni differenti, racchiusa in una forma architettonica unica nel panorama urbanistico dell’Italia meridionale. Accessibili attraverso stretti vicoli, queste piazzette si aprono all’interno come cortili lievemente inclinati, progettati per convogliare le acque piovane in una cisterna comune, da cui le famiglie potevano attingere. In molti casi è ancora visibile il pozzo centrale, oppure un albero, simbolo di vita e aggregazione. Esistono due tipologie principali di claustri: quelli di stile greco, di forma tondeggiante e ariosa, e quelli di stile arabo, più stretti e lunghi, con una piccola strada cieca e in fondo un punto di raccolta delle acque.

A livello architettonico, i claustri si distinguono per una ricca varietà di elementi decorativi e funzionali: scale esterne, archi, balconate, logge, ballatoi, anelli in pietra, mensole dette pesule, e numerosi simboli scolpiti nel tufo, come mascheroni apotropaici, stemmi familiari e figure votive. Non solo spazi domestici, ma veri e propri microcosmi simbolici e difensivi. Infatti, un’altra funzione fondamentale dei claustri era quella militare: la presenza di una sola via d’accesso li rendeva facilmente difendibili, e in caso d’attacco, i nemici sarebbero potuti rimanere intrappolati e colpiti dall’alto con pietre, acqua bollente o altri oggetti.

I claustri di Altamura, dunque, non sono semplici cortili, ma luoghi densi di memoria e significato. Essi incarnano l’anima stessa della città: multietnica, solidale, resistente. Camminare tra queste piccole piazze silenziose significa riscoprire un’urbanistica pensata per la comunità, e insieme lasciarsi avvolgere dal fascino di una storia ancora viva tra i vicoli e le pietre.

Viaggio tra i claustri più suggestivi di Altamura

Tra gli oltre ottanta claustri che punteggiano il centro storico di Altamura, alcuni si distinguono per particolarità architettoniche, simbologie profonde e leggende popolari che ancora oggi ne alimentano il fascino. Il Claustro della Giudecca, situato in via Santa Lucia, è forse il più emblematico. Il nome richiama la presenza storica della comunità ebraica, una delle più attive in Puglia fin dal IX secolo. La sua pianta ramificata richiama, vista dall’alto, la forma della menorah, il candelabro ebraico a sette bracci, richiamata dai tre vicoli ciechi che si diramano dalla piazzetta centrale. All’ingresso del claustro si trova una cariatide popolarmente chiamata “Sinagoga”, forse legata alla memoria di un edificio religioso ebraico andato perduto, anche se la sua origine resta incerta.

Più verosimilmente, si tratterebbe di un elemento decorativo riutilizzato e reinterpretato nel tempo dalla tradizione locale. Non meno affascinante è il Claustro del Tradimento, in via G. Falconi.

Il nome rievoca un presunto tradimento compiuto da alcuni cittadini che, nel 1799, avrebbero favorito la riconquista borbonica dopo la breve esperienza repubblicana. Sulle sue pareti si possono osservare bassorilievi decorativi con mascheroni, fiori e conchiglie. Il Claustro Tricarico, sempre in via Santa Lucia, prende il nome da un noto professore di medicina del Settecento. All’interno conserva un pozzo d’acqua sorgiva e i resti di un’antica macina, testimonianza della vocazione agricola e artigiana del luogo. Suggestivo anche il Claustro dei Mori, in via G. Santini. Legato alla presenza storica di comunità saracene, si sviluppa sotto il livello stradale, accessibile tramite una scala che conduce in uno spazio raccolto e intimo, evocativo di culture lontane. Di particolare valore simbolico è il Claustro Fratelli Salvatore (già noto come “claustro della Zizzania”), in via Laudati. Al centro si conserva una cisterna per l’acqua piovana, e una nicchia votiva ospita una statua della Madonna col Bambino. Dedicato a Vito e Oronzo Salvatore, due fratelli protagonisti della resistenza altamurana del 1799, questo claustro fu anche ribattezzato “della zizzania” per la fama, forse ingiustamente attribuita, di essere luogo di dicerie e calunnie.

Se desiderate immergervi nel fascino senza tempo dei claustri di Altamura, vi consigliamo di intraprendere una passeggiata tra questi suggestivi angoli di storia e bellezza popolare. Potete seguire un itinerario appositamente studiato per guidarvi, con foto e spiegazioni, tra i più significativi claustri del centro storico, disponibile al seguente link: 

https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/itinerari-dei-claustri-ad-altamura-220100165

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