di Andrea Romanazzi

Il neo-Druidismo oggi

Dopo un lungo percorso che mi ha portato a raggiungere il grado di Druido nell’OBOD, l’Ordine dei Bardi, Ovati e Druidi, ho deciso di pubblicare una serie di mie riflessioni sul Druidismo e il neo-Druidismo. Se il primo è stato studiato ed approfondito da molteplici studiosi, meno esaminato è il neo-Druidismo, un movimento spirituale e/o religioso basato sulla cultura celtica e sulla sapienza druidica, che rientra in quel variegato mondo del neo-Paganesimo e che, generalmente, promuove l’armonia, la connessione e il rispetto per il naturale.

La nascita del neo-Druidismo

Il Druidismo moderno nasce nel 1700 con l’apporto di William Blake e della cultura Massonica e Rotariana, nonché del rinato interesse per la storia delle antiche origini del popolo inglese e per l’arte antiquaria. Da sempre siti megalitici come Stonehenge o Avebury avevano attratto la curiosità degli studiosi, ma fu con l’avvento del Romanticismo inglese che tali costruzioni iniziarono ad attrarre gli storici che cercavano di capirne origine e scopi. Molti di costoro, trattandosi di costruzioni pre-romane, le associarono, sbagliando, direttamente ai celti ed ai loro sacerdoti. Nasceva così l’accostamento tra Druidi e il Megalitismo. Il primo ad associare tali siti alle popolazioni celtiche fu un antiquario inglese, John Aubrey, nel suo saggio Templa Druidum, e, successivamente, un dottore di Lincolnshire, William Stukeley che, ben presto, si definì un “nuovo” Druido, prendendo il nome di Chyndonax. Fu sempre Stukeley a definire, in realtà riprendendolo dal famoso testo secentesco Britannia Antiqua Illustrata del 1676, l’archetipo figurativo del druido, caratterizzato da un mantello con cappuccio, un bastone, una tunica corta e una lunga barba bianca. Fu invece Jhon Toland, filosofo e scrittore irlandese, a fondare il primo ordine neo-druidico,l’Ancient Druid Order. Una tradizione orale vuole che, nel 1717, nel pub “Apple TreeTavern”, avesse radunato i più importanti esponenti dei circoli massonici inglesi, in quello che poi fu il primo grove ufficiale denominato “Mothergrove”, ufficialmente inaugurato, poi, nell’equinozio di autunno del 1717 a Primrose Hill, una collina situata nella parte nord di Regent’s Park, a nord di Londra. La figura però decisamente più importante per il druidismo moderno è quella di Edward Williamsche, nel 1747, diede vita al primo movimento neo-druidico gallese, “Gorsedd Beirdd Ynys Prydain”, di cui si autoproclamò arci-druido con il nome di Iolo Morgannwg. A lui si devono molti dei rituali druidici moderni ancora oggi in essere come l’Invocazione alla Pace nonchè lo stesso simbolo del neo-druidismo, l’Awen, raffigurato da tre linee rette che si allargano disegnate all’interno di un cerchio o una serie di cerchi. E’ l’inizio del Revival druidico, nascono i primi grove, letteralmente “boschetti”, ed ordini druidici, in realtà all’inizio più che altro società para-massoniche. Siamo ancora lontani dal neo-druidismo come oggi lo conosciamo. Gran parte dei rituali avevano influenze cristiane e massoniche, ovvero una pratica religiosa basata sull’adorazione di una divinità monoteista.Nel 1781 venne fondato l’Ancient Order of Druids, noto con la sigla AOD. Tra i membri Gerald Gardner, fondatore della Wicca, e Ross Nichols, di cui parleremo a breve. Nel 1833 circa la metà dei suoi membri si separarono dalla loggia centrale. Nacque The United Ancient Order of Druids che, nel 1846, contava già 330 logge in Inghilterra e Galles, oltre ad essere il primo ordine a sbarcare oltremanica, in America e in Australia.

Fu però nel XX secolo che il neo-Druidismo acquisì la sua immaginepiù moderna. Ronald Hutton, nel suo libro The Druids, scrive che il Druidismo nella sua forma attuale si sviluppò tra il 1909 e il 1912 attorno alle figure di George Watson, MacGregorReid, Thomas Maughan e RossNichols. Reid, nel 1909, fondò The Druid Order, anche conosciuto come An DruidhUileachBraithreachas. L’Ordine, di stampo iniziatico, è ancora oggi attivo. Quando Thomas Maughanfu eletto capo,nel 1964, alcuni membri anziani, tra cui RossNicholsabbandonarono il grove per dar vita all’Ordine dei Bardi, Ovati e Druidi, più noto con l’acronimo OBOD di cui, come detto, mi onoro di far parte.  Mentre Gardner si dedicava alla Wicca, Nichols lavorava per cambiare la pratica druidica e renderla più “attuale”. Fu lui ad introdurre le celebrazioni delle otto cerimonie stagionali ed ad organizzare gli insegnamenti in tre gradi: Bardo, Ovate e Druido. Le idee druidiche di RossNichols sono state esplicitate nel suo “The Book of Druidry”, in realtà opera postuma.Negli Anni ’60, anche grazie all’accostamento della pratica neo-druidica con i nuovi movimenti eco-ambientalisti ed hippies, si riscoprì il forte contatto naturale e la sua interconnessione con il mondo sciamanico, nonché con la tradizione esoterica dell’Occidente con la filosofia dell’Estremo Oriente. Il neo-druidismo moderno si allontanava così da quel revival druidico degli albori, più che altro legato ad una visione massonica del mondo e ad una forma di società segreta,che stava diventando sempre più anacronistico e certamente incompatibile con una cultura sempre più globalizzata, per legarsi ad una visione di recupero e conservazione delle tradizioni antiche ed autoctone, nonché alla ricerca di uno stile di vita sostenibile e comunque legato ad una riconnessione con la Natura e con gli Spiriti che essa custodisce. Alla fine del 1970, l’ex wiccan Philip Shallcrass, insieme a Emma Restall Orr, diedero vita al British Druid Order (BDO). L’idea era quella di creare un Ordine più prettamente “pagano” ma tale connubio ebbe vita breve, nel 2002, la Orr vi si allontanava per dar vita al The Druid Network, più che altro una struttura in rete destinata ad una comunità globale e ad una visione della tradizione Druida più incentrata su etica, ecologia e spiritualità. Arrivando ai giorni nostri, tra il 1985 e il 1988, Tim Sebastion fondava l’Ordine Secolare dei Druidi (SOD) autodefinendosi re Artù Pendragon con lo scopo di proteggere e riuscire a far accedere a Stonehenge neo-druidi per i loro rituali. L’Ordine, modificò successivamente il nome in Council of British Druid Orders ed è noto soprattutto per presiedere ai festival di metà estate che si svolgono a Stonehenge dal 1999. Oggi il BDO e l’OBOD sono i due ordini più importanti e numerosi. Entrambi organizzano un insegnamento a distanza mediante gwersi (lezioni).

La Donna nella sacralità neo-druidica

Non vi è dubbio che, alla nascita, il neo-druidismo acquisì una forte derivazione maschile a causa delle strette connessioni con le logge massoniche e rotariane, quasi prettamente aperte a soli uomini. In realtà, già verso la fine del 1800, la visione romantica inglese introdusse, almeno nell’arte, la figura femminile come parte integrante del movimento neo-druidico. Lo testimoniano numerose raffigurazioni come “The Druidess“, realizzata dall’artista francese Alexandre Cabanel, o ancora la più famosa “Druidesse” di La Roche, che mostra una druida che tiene tra le mani sia la falce che un ramoscello di vischio mentre è in piedi accanto a una struttura megalitica. Da un punto di vista però strettamente associativo, è solo dopo più di un secolo, attorno agli anni Settanta, che si iniziarono ad aprirsi le porte del movimento anche alle donne, grazie allo sviluppo di una cultura più fortemente ambientale e spirituale che spingeva sempre più verso una parità di genere. Se questo è, in breve, il percorso della figura femminile nel neo-druidismo, ci chiediamo, nel passato la casta sacerdotale druidica era aperta alle donne? La questione storica del ruolo delle donne come druidesse è da sempre controversa, anche se non mancano, a parere dello scrivente, testimonianze in merito.  Se esaminiamo, infatti, i documenti provenienti dagli storici greci e romani, leggiamo che Tacito, ad esempio, parla della presenza di druidesse durante la conquista delle isole Anglesey, nel 60 a.C. E’ sempre Tacito che, nel suo De Origine et situ Germanorum, narra di Veleda, una völva, ovvero una esperta nella divinazione e negli oracoli, appartenente alla tribù celtica dei Bructeri, che ispirò la rivolta del principe celta Giulio Civile contro l’impero romano.  Strabone descrive un gruppo di donne-sacerdotesse che vivevano su un’isola vicino alla Loira. Queste, chiamate Samnitae, secondo ciò che ci è narrato, non permettevano agli uomini di mettere piede sulla loro isola ma di tanto in tanto si recavano sulla terra ferma per accoppiarsi liberamente con loro. Per molti storici il termine “Samnitae” sarebbe in realtà una corruzione di “Namnitae“, ovvero donne del popolo dei Namneti, una tribù della Gallia che viveva nella zona dell’odierna Nantes. Vobisco, nella “Historia Augusta”, descrive come Diocleziano, Alessandro Severo e Aureliano, avessero avuto rapporti con delle druidesse, mentre Pomponio Mela nel suo De Situ Orbis, parla di una misteriosa isola di Sena, nel mare britannico, sulla quale sarebbero state presenti sacerdotesse dedite al culto oracolare di una divinità gallica. Queste, sempre in numero di nove e vergini, chiamate Gallisenae,sarebbero state note per la loro capacità di calmare, con i loro canti, i mari in tempesta e i venti, oltre che predire il futuro. Non mancano riferimenti alla figura femminile druidica nella Letteratura Irlandese. Nel CathMaigeTuired, una saga irlandese che descrive le battaglie combattute dal popolo divino dei TúathaDéDanann per ottenere il controllo dell’Irlanda, sono descritte due druidesse che tentano di incantare le rocce e gli alberi,durante la battaglia, per sconfiggere i loro nemici. Ancora si può affermare che la madre di Conchobor Mac Nessa, re dell’Ulster, era una druida, come un’altra eroina del ciclo dell’Ulster, Scathach, esplicitamente chiamata“flaith”, ovvero “profetessa”. Sarà lei ad essere la prima insegnante diCúChulainn. Ancora oggi gli irlandesi hanno parecchie parole per indicare druidi femminili, come bandruí, ovvero donna-druida. Non mancano, anche se certamente più rari, reperti archeologici che sostengono la tesi dell’esistenza di druidesse.  Un esempio è tomba di Vix, un sepolcro risalente alla fine del VI secolo a.C., scoperta nei pressi della omonima località in Borgogna. Qui è sepolta una donna nel cui corredo funerario è presente unatorque, ovvero un tipico monile celtico. Insomma certamente nel druidismo storico l’elemento femminile aveva grande importanza, le donne, al pari degli uomini, ricoprivano ruoli sacerdotali e d’alto rango, seppure, con una leggera differenza. Esse erano spesso profetesse, dedite alle tecniche oracolari, al dominio degli elementi naturali, insomma, ruoli un po’ più connessi al mondo del magico rispetto a quello dei corrispettivi uomini che, tra le altre cose, ricoprivano spesso ruoli istituzionali legati all’amministrazione della giustizia e della formazione religiosa.

Il neo-Druido e la sacralità degli Alberi

Come detto all’inizio, il legame tra il neo-druidismo e il mondo naturale è già presente nello stesso lessico. Il termine “grove”, ovvero “boschetto”, denota un gruppo di praticanti, composto da pochi membri o più, che condividono riti di passaggio, iniziazioni, celebrazioni e molto altro.Abbiamo poi visto come l’immagine più rappresentativa del druido è da sempre quella che lo vede in un bosco di querce, simbolo di resistenza, purezza e costanza ad insegnare o a raccogliere il vischio. Nell’Ottocento in tutte le raffigurazioni druidiche ritroviamo ghiande e foglie di quercia ad ornare incisioni, medaglie degli ordini druidici etc… Una delle più note raffigurazioni è, ad esempio, “Druid in an oakgrovenear Stonehenge with a sickle and mistletoe” di Francis Grose, datata 1772-87.  Ma è davvero così privilegiato il rapporto tra il Druido e la quercia e perché? Se si trattasse di un errore? Il legame tra il Druido e la Quercia è sicuramente legato all’etimologia. Plinio, nella NaturalisHistoria, collega il termine alla radice greca della parola quercia, drys, e dal suffisso indoeuropeo wid, ovvero sapere, dunquecoloro che sanno per mezzo della quercia.

“I Druidi non consideravano niente di più sacro del vischio e dell’albero su cui esso cresce, purché di tratti di un robur. Già scelgono come sacri i boschi di rovere in quanto tali, e non compiono alcun rito religioso si non hanno fronde di questo albero (…). essi ritengono ritengono tutto ciò che nasce sulle piante di rovere come inviato dal cielo, un segno che l’albero è stato scelto dalla divinità stessa. Peraltro il vischio di rovere è molto raro a trovarsi e quando viene scoperto lo si raccoglie con grande devozione: innanzitutto al sesto giorno della luna (che segna per loro l’inizio del mese e dell’anno e del secolo, ogni trent’anni) e questo perchè in tal giorno la luna ha già abbastanza forza e non è a mezzo. Il nome che hanno dato al vischio significa “che guarisce tutto”. Dopo aver apprestato secondo il rituale il sacrificio e il banchetto ai piedi dell’albero, fanno avvicinare due tori bianchi a cui per la prima volta sono state legate le corna. Il sacerdote, vestito di bianco, sale sull’albero, taglia il vischio con un falcetto d’oro e lo raccoglie in un panno bianco. Poi immolano le vittime, pregando il dio affinché renda il dono (il vischio) propizio a coloro ai quali lo hanno destinato. Ritengono che il vischio, preso in pozione, dia la capacità di riprodursi a qualunque animale sterile, e che sia un rimedio contro tutti i veleni”.

Forse, però, quella etimologica non è la spiegazione più corretta. Jan de Vries, ne La Religiones des Celtes, manifesta il suo scetticismo sul nesso tra i druidi e l’albero, molto più probabilmente il termine druido potrebbe derivare da dru-vid, ovvero forza, saggezza, ovvero, secondo il Le Roux e il Guyonvarch, da dru-wid, ovvero uomo saggio. Allora perché Plinio collega i druidi alle querce? Ebbene questo è stato da sempre un albero sacro nella tradizione mediterranea. Le ghiande, probabilmente, sono state il primo frutto a fornire la “farina” agli uomini per la preparazione forse del pane.  Il più importante tra gli dei mediterranei, Giove, era connesso al culto della quercia. In epoca classica feste in onore di Zeus Dodoneo erano tenute in “foreste di querce” ai cui piedi venivano deposti pezzi di carne che poi diventavano cibo per gli uccelli da cui venivano tirati fuori vaticini. E’ poi Virgilio che narra che sul Campidoglio, il primo tempio dedicato a Romolo era stato realizzato presso una quercia sacra. Durante le festività capitoline legate al dio, il vincitore era ornato con una corona di foglie di quercia. Questa consacrazione doveva avere radici ancora più lontane, secondo il Frazer, i re di Alba dovevano portare corone di quercia tanto che tale popolazione veniva chiama anche come “uomini di quercia”, probabilmente a causa delle selve in cui abitavano. Se non la quercia, quindi, quale è il sacro albero druidico? Potrebbe essere il Pino, del resto lo stesso Merlino raggiunge il potere della Conoscenza, della Veggenza, della Metamorfosi e del Linguaggio solo dopo aver scalato il sacro Pino di Barenton: l’albero cosmico. Secondo Robert Graves, invece, la vera pianta sacra dei druidi era la Betulla. Nela Dea Bianca lo studioso mette in evidenza come fosse questo albero ad aprire l’anno celtico. Esso è collegato alla rinascita solare, e dunque lo ritroviamo nei rituali legati al Solstizio di Inverno. La sua sacralità si manifesta anche nel giorno della Candelora e, nella tradizione gallese, a Beltane, visto che è tale pianta a fornire il tronco per il palo di Maggio. The story in the Book of Bally mote says that Ogma son of Elathon, manoscritto databile 600 d.C., afferma che Ogma incise i primi Ogam nel legno di betulla. Altri scrittori mettono in dubbio il primato della Betulla a favore del Melo, l’eroe mancante non per forza e coraggio ma per “lingua”.Nel poema Vita Merlini si narra come il famoso druido avesse l’abitudine di insegnare sotto tale albero. Nella mitologia bretone, inoltre, prima di profetare si doveva mangiare una mela, frutto che permetteva di mettere in connessione i mondi. Nei componimenti YrAfallennau e YrOianau viene descritta la follia di Mago Merlino che, in una foresta, parlava con un melo. Pazzia o Visione? La Mela è il cibo che viene dall’Oltremondo come dimostrato dall’avventura di Condle, figlio del re Conn, che riceve dalla Signora dell’Altro Mondo una mela che lo nutre senza consumarsi mai. Il melo è, dunque, l’albero dell’oltremondo che cresce ad Avalon, il mondo mitico nel quale riposano gli eroi.Non dimentichiamo, infine, il Tasso, come messo in evidenza da Chetan e Brueton nel saggio The SacredYew. Più che un legame tra il Druido e la Quercia, sarebbe forse più giusto, a mio parere, evidenziare il forte rapporto tra il Druido, il neo-druido e il culto degli Alberi, i templi druidici dove essi potevano celebrare i rituali necessari alla collettività e oggi mutati nei moderni “grove”, i boschetti metaforici dove i neo-druidi si radunano. Sebbene oggi molti neo-druidi scelgono di lavorare in modo solitario, esistono numerose realtà associative che possono offrire l’opportunità di incontrarsi per celebrazioni di festival, riti di passaggio, rituali, insegnamenti, nonché essere un modo per incontrare nuove persone, condividere idee e creare esperienze. In Italia ci sono diversi grove e logge neo-druidiche, il link https://druidry.org/get-involved/groups-groves/groves/groves-in-europe elenca quelle affiliate OBOD mentre al link https://www.druidry.co.uk/groves/ troverete, dopo una breve registrazione gratuita, i grove del BDO… (Continua)

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