di Andrea Romanazzi

Riti pasquali: La Tradizione dei Sepolcri

Il Giovedì Santo, nel contesto della liturgia cattolica, riveste un’importanza particolare poiché marca il momento dei “sepolcri”, denominazione che identifica, nel vernacolo religioso, l’ “altare” dedicato alla deposizione. Gli “altari della reposizione”, detti anche “altari della Riserva”, costituiscono elementi liturgici di rilevanza all’interno delle chiese cattoliche, specialmente durante la Settimana Santa e la celebrazione del Giovedì Santo.

Queste strutture sono destinate a ospitare l’Eucaristia consacrata, consentendo ai fedeli di adorarla e venerarla durante il periodo della veglia eucaristica, che commemora l’ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli. Durante la messa del Giovedì Santo, dopo la consacrazione dell’Eucaristia, il Santissimo Sacramento viene trasferito in un altare appositamente preparato, il “altare della reposizione”, richiamando simbolicamente il momento in cui Gesù si ritirò nel Giardino degli Ulivi dopo l’Ultima Cena, dove pregò prima di essere arrestato. L’origine dei sepolcri, o altari della reposizione, affonda le radici nelle antiche tradizioni della Chiesa cattolica, risalendo ai primi secoli del cristianesimo. 

Origini Pagane 

I sepolcri, come rito di morte e rinascita, traggono le loro radici da antiche tradizioni e credenze che risalgono all’epoca dei miti e delle cosmogonie del mondo antico. Questi rituali sono intrisi di simbolismo e riflettono la profonda connessione tra l’umanità e il ciclo naturale della vita, della morte e della rinascita. In molte culture antiche, i miti narravano storie di divinità o figure mitiche che subivano morte e resurrezione. Questi racconti simboleggiavano il ciclo annuale delle stagioni, con la morte dell’inverno seguita dalla rinascita della primavera. Figure come Adone, Attis, Osiride e Dioniso incarnavano questo ciclo, con la loro morte rappresentante la fine di un ciclo e la loro resurrezione simboleggiante il nuovo inizio. Il simbolismo vegetazionale era centrale in molti di questi miti. Gli alberi, in particolare, rappresentavano la vita e la rinascita. Il racconto di Attis, che si trasforma in un pino dopo la morte, o quello di Osiride, il cui corpo viene incorporato in un albero di melograno, riflettono questa connessione tra gli alberi e il ciclo della vita. Questo simbolismo si estendeva anche alle piante e ai fiori, che rappresentavano la fertilità e la rinascita. I riti funerari nelle antiche civiltà spesso includevano la creazione di sepolcri o monumenti funebri per onorare i defunti. Questi sepolcri servivano non solo come luoghi di sepoltura, ma anche come simboli di transizione e rinascita. Le decorazioni floreali e i riti di visita ai sepolcri riflettevano il desiderio di commemorare i defunti e di celebrare la loro vita e la loro presunta continuazione nell’aldilà. Il tema della trasformazione e della rinascita era centrale nei rituali funebri e nei miti associati ai sepolcri. La morte di una persona era vista non come una fine definitiva, ma piuttosto come il passaggio a una nuova forma di esistenza o di esistenza oltre la vita terrena. I sepolcri, quindi, rappresentavano non solo la fine di un ciclo di vita, ma anche l’inizio di un nuovo viaggio o una nuova fase dell’esistenza.

Origine del nome

L’impiego del termine “sepolcro” nel contesto degli altari della reposizione potrebbe essere collegato all’associazione di lutto e sepoltura con la meditazione sulla morte di Gesù. Questa connotazione riflette l’importanza della contemplazione della Passione di Cristo durante la Settimana Santa, un momento di profonda riflessione sulla redenzione e sulla vita eterna. Tuttavia, la Chiesa, con un’attenzione particolare alla sensibilità liturgica e al linguaggio sacramentale, preferisce utilizzare i termini “altare” o “cappella della reposizione” per evitare associazioni funerarie che potrebbero distogliere l’attenzione dalla vera essenza del mistero pasquale. Il “Direttorio sulla Pietà Popolare e Liturgia” sottolinea l’importanza di mantenere il tabernacolo libero da qualsiasi somiglianza con un sepolcro o un’urna funeraria. Tale direttiva mira a preservare l’integrità della liturgia eucaristica, sottolineando la centralità della risurrezione di Cristo e la sua presenza viva e reale nell’Eucaristia. Già nelle prime comunità cristiane si praticava il culto dell’Eucaristia e si sentiva l’importanza di conservare il Santissimo Sacramento in un luogo appositamente consacrato per la preghiera e la venerazione dei fedeli. La pratica di allestire gli altari della reposizione, che ospitano solennemente l’Eucaristia consacrata durante la Settimana Santa, ha origini che risalgono all’Età carolingia in Europa. In quel periodo storico, questi altari erano opulenti e sontuosi, decorati con tessuti e materiali preziosi, manifestando così la sacralità e l’importanza attribuita al Santissimo Sacramento. Tuttavia, un significativo cambiamento avvenne dopo il Concilio Vaticano II, quando si registrò un’inclinazione verso una liturgia più sobria e partecipativa. Questa tendenza influenzò anche gli allestimenti degli altari della reposizione, che divennero più semplici e privi degli eccessi di lusso dei secoli precedenti. Questa trasformazione rifletteva l’ideale di rinnovamento e riforma della Chiesa cattolica, orientata a rendere la liturgia più accessibile e comprensibile per i fedeli. Con il passare del tempo, specialmente nell’ambito della liturgia della Settimana Santa, la pratica di allestire altari dedicati alla deposizione dell’Eucaristia si consolidò sempre più.  Con la parola “Sepolcri” vengono pure definiti i piatti stoppa o canapa imbevuti d’acqua nei quali viene seminato il grano (ma anche lenticchie, ceci o scagliola) che viene lasciato germogliare al buio per mantenersi bianco. E qui troviamo un chiaro riferimento evangelico (Giovanni 12, 24): “In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.”

Preghiera per la visita dei “Sepolcri”

In Sicilia, durante la Settimana Santa, è diffusa una pratica di recitazione della preghiera tradizionale all’interno dei sepolcri, conosciuta per la sua profonda carica di penitenza e devozione. Questo rito prevede la recitazione per tre volte della preghiera in siciliano, accompagnata da tre Pater, Ave, Gloria e l’Eterno riposo. 

In questo sepolcro santo sta chiuso il Signore.

messo in croce ha patito tanto per noi miseri peccatori.

Per il vostro sparso sangue,

perdonateci, Signore.

In particolare, a Gangi, questa pratica era eseguita quotidianamente durante la Settimana Santa, sottolineando l’importanza attribuita al momento pasquale nella vita spirituale e religiosa della comunità locale. Questa tradizione è documentata sia nelle raccolte di canti popolari siciliani di Giuseppe Pitrè che in opere di studio come la “Raccolta amplissima di canti popolari siciliani” di Luigi Vigo.

I Sepolcri nell’Italia Meridionale

Nel contesto delle regioni meridionali d’Italia, la pratica degli altari della reposizione, costituisce un elemento di notevole importanza e pervasività. La Puglia è sicuramente una delle terre in cui la presenza degli altari della reposizione è profondamente radicata. Durante il periodo della Settimana Santa, numerose chiese predispongono tali altari per accogliere con rispetto l’Eucaristia dopo la celebrazione della Messa in Cena Domini del Giovedì Santo, offrendo ai fedeli uno spazio sacro per la contemplazione e la preghiera. Le chiese in Puglia sono adornate con grande cura per creare i cosiddetti “Sepolcri”, rappresentazioni simboliche del Sepolcro di Cristo. Questi allestimenti spesso coinvolgono l’uso di fiori freschi, candele, drappeggi e simboli religiosi, dando vita a scenografie suggestive e solenni.

Anche nella regione campana, soprattutto nel contesto urbano di Napoli e nelle zone circostanti, la tradizione degli altari della reposizione gode di una diffusa presenza. Qui, le istituzioni ecclesiastiche allestiscono apposite aree per custodire con devozione l’Eucaristia fino al Venerdì Santo, consentendo ai fedeli di partecipare a momenti di adorazione eucaristica silenziosa. 

Idem nell’isola di Sicilia, dove la pratica degli altari della reposizione assume un ruolo fondamentale all’interno delle celebrazioni pasquali.  Nella tradizione siciliana, il contadino dedicava particolare attenzione al Giovedì Santo, giorno di profonda osservanza religiosa. In questo giorno, noto per il suo carattere solenne, il contadino interrompeva le sue attività agricole per adempiere a rituali di penitenza e devozione. Una pratica diffusa era lo “scampanare” delle mucche, un gesto simbolico di lutto che annunciava la sospensione delle attività quotidiane. Il contadino si dirigeva quindi verso la chiesa per confessarsi e visitare i “Sepolcri”, luoghi sacri allestiti per custodire il Santissimo Sacramento dopo la Messa in Cena Domini del Giovedì Santo. Portando con sé un mazzetto di spighe verdi, simbolo di fertilità e prosperità, il contadino offriva questa primizia al Cristo, implorando abbondanza di raccolto. Invece delle campane, tradizionalmente legate in segno di lutto, si utilizzava “a truoccula”, uno strumento di legno dal suono malinconico. Gli altari della reposizione venivano adornati con luci, candele, tappeti, fiori e “bbalucu” (pizzi), secondo la ricca tradizione siciliana. Tuttavia, la peculiarità risiedeva nei “piatti di lauri iancu”: contenitori di grano, lenticchie ed altri cereali, messi a germogliare sul cotone bagnato e lasciati al buio per oltre quindici giorni, simboleggiando la rinascita e la vita nuova. Così, attraverso la pratica dei sepolcri o altari della reposizione, la Chiesa cattolica offre ai fedeli un momento di adorazione eucaristica particolarmente intenso e significativo durante la Settimana Santa, consentendo loro di riflettere sul mistero della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù Cristo. 

L’allestimento e la tradizione popolare

Una caratteristica distintiva di tali altari è la meticolosa preparazione che richiedono. In passato, le famiglie dei devoti si impegnavano nella preparazione dei cosiddetti “piatti”, vere e proprie opere floreali costituite da cassette in legno adornate con veli, fiori, nastri e, al centro, germogli di grano, lupini e ceci. Questi elementi simboleggiavano la vita che nasce dall’oscurità, richiamando il tema della risurrezione eucaristica. Sebbene oggi la pratica sia meno diffusa rispetto al passato, i fedeli ancora preparano tali “piatti” per adornare gli altari della reposizione durante la Settimana Santa. Questa tradizione antichissima risuona con pratiche storiche che affondano le radici in civiltà antiche come gli Egizi. Presso questa antica civiltà, si celebravano festività dedicate alla divinità attraverso la realizzazione di giardini simili a sepolcri, noti come “Giardini di Adone”. Questi giardini, considerati una sorta di “sepolcro” del dio Adone, erano adornati con fiori e simboli della vita che rinascerebbe. Questa consuetudine si basava sul principio della Magia Imitativa, dove la creazione di tali giardini fioriti rifletteva la speranza nella rinascita della natura stessa, simboleggiata dalla divinità. In questo modo, si credeva che la divinità potesse “incoraggiare” la crescita delle colture e garantire fertilità e abbondanza. A partire dal pomeriggio del Giovedì Santo, ci si immerge in una pratica tradizionale conosciuta come il “giro dei sepolcri”. Questo rito spirituale implica la visita a diversi altari della reposizione, splendidamente addobbati nelle chiese circostanti. econdo la tradizione, si dovrebbero visitare 5 o 7 sepolcri, a seconda del simbolismo desiderato. Il numero sette ha un significato profondo nella religione cattolica, rappresenta le piaghe di Cristo o i dolori della Madonna.

Durante il “giro dei sepolcri”, i fedeli intraprendono un vero e proprio viaggio spirituale attraverso le varie chiese della comunità. Nel corso di questo giro, i fedeli possono visitare diversi altari della reposizione, che vengono preparati con cura e attenzione dai membri della comunità religiosa. Gli altari sono adornati con fiori freschi, candele accese e altri simboli liturgici che contribuiscono a creare un’atmosfera di sacralità e contemplazione. La bellezza degli allestimenti riflette il rispetto e l’amore dei fedeli per l’Eucaristia e il significato profondo della Settimana Santa.

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