di Andrea Romanazzi

Forse non tutti lo sanno, ma la regione Puglia vanta un patrimonio arboreo di inestimabile valore, Alberi che raccontano storie millenarie, testimoni di eventi storici e mutamenti ambientali, custodi di una biodiversità preziosa da preservare. Sono i patriarchi verdi della Puglia, censiti e tutelati grazie ad una specifica legge regionale. L’elenco che conta attualmente 180 esemplari, distribuiti in tutte le cinque province pugliesi.

Ognuno di essi un capolavoro della natura, con caratteristiche peculiari che li rendono unici. Tra i più iconici troviamo il Pino d’Aleppo di Castellaneta, un gigante verde con una circonferenza di oltre 7 metri e un’altezza di 28 metri, che si erge solitario sulla Murgia tarantina, mentre Lecce vanta il Platano orientale di Lecce, un patriarca verde che ombreggia la piazza Duomo con le sue fronde possenti.  Questi Alberi Monumentali non rappresentano solo un patrimonio naturalistico di inestimabile valore, ma anche un’importante risorsa per il turismo e il trekking nella regione. La loro presenza favorisce la creazione di percorsi di trekking e itinerari naturalistici che permettono ai visitatori di ammirare da vicino queste meraviglie della natura, immergendosi in paesaggi incontaminati e respirando aria pura.

Concentrandoci sulla provincia di Bari, ed in particolare sul territorio di Toritto, raggiungiamo Quasano, borgo a cui abbiamo dedicato già altri approfondimenti. Quasano è l’unica frazione del comune di Toritto in provincia di Bari, un borgo rurale di circa 300 abitanti situato a 363 metri sul livello del mare, nel cuore dell’altopiano delle Murge. E’ sicuramente un paradiso per gli amanti della natura, immerso nel verde del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, il borgo offre agli escursionisti e ai ciclisti numerosi sentieri per esplorare la bellezza incontaminata del territorio. E’ qui che si trova uno dei più bei alberi monumentali,  L’Albero della Bugia, un leccio inserito nell’elenco degli alberi monumentali della Puglia, la cui presenza ha plasmato la storia e l’identità del borgo.

L’albero, piantato probabilmente nella seconda metà dell’Ottocento, ha avuto un’importanza storica notevole, ed infatti è il simbolo del declino funzionale della masseria del barone, oggi frazionata in diverse piccole proprietà. Nel 1856, il duca Caravita, non rassegnatosi alla perdita dei privilegi nobiliari, intentò una causa contro il comune per rivendicare la proprietà dell’aia antistante alla masseria, ma la perse. Fu così che il comune decise di piantare l’albero che, in effetti,  situato di fronte al cancello dell’antica fattoria, ne avrebbe impedito il facile accesso ai traini e alle carrozze.

L’origine del nome “Albero della Bugia” è avvolta nella leggenda e non vi è una versione definitiva e universalmente accettata. Quella più accreditata narra che l’albero fosse il ritrovo preferito di un gruppo popolane che, sotto le sue fronde, si riunivano per spettegolare degli eventi che accadevano nel borgo, ma forse ancor più un luogo di incontro dove le persone potevano confidarsi e raccontare i propri segreti, anche bugie, sapendo che sarebbero state custodite sotto la sua protezione silenziosa. In questo senso, l’albero diventava un simbolo della verità nascosta, protetta dalla discrezione della natura.

Sebbene l’Albero della Bugia è senza dubbio l’albero secolare più famoso di Quasano, grazie al suo nome suggestivo, alla sua posizione centrale nel borgo e alle numerose leggende che lo circondano, tuttavia, esiste un altro albero monumentale, completamente dimenticato, forse a causa della sua posizione. Parliamo della Quercia La Gloria, situata sulla collina della Lama d’Enza, un gigante silenzioso, avvolto in un alone di mistero e di fascino. Dimenticata da molti per il suo isolamento, la Quercia La Gloria è presente nella cartografia dall’Istituto Geografico Militare, a testimonianza del suo valore naturalistico e storico: Un albero monumentale che si erge maestoso sulla collina, dominando il paesaggio circostante con la sua chioma ampia e possente

. Un vero e proprio simbolo della forza e della resilienza della natura, capace di resistere alle intemperie del tempo e di sopravvivere in un ambiente solitario e lontano dai centri abitati.

Da qui l’idea di un percorso trekking che congiunga metaforicamente i due giganti, un’idea suggestiva per valorizzare il territorio di Quasano e immergersi nella bellezza della natura pugliese. Partendo dal centro storico di Quasano, dopo aver attraversato il borgo, si può seguire un sentiero ben segnalato che conduce verso via del bosco, dove ci si inoltra tra la vegetazione rigogliosa, offrendo l’occasione di ammirare la flora e la fauna tipica del luogo. Dopo 1,8 kilometri si raggiunge la collina della Lama d’Enza, dove si erge la Quercia La Gloria.

Il ritorno al centro storico di Quasano potrebbe avvenire lungo un sentiero alternativo, offrendo la possibilità di scoprire nuovi scorci del borgo e della campagna circostante. Questo breve percorso di trekking non solo permetterebbe di ammirare due alberi monumentali di grande valore, ma rappresenterebbe anche un’occasione per valorizzare il territorio di Quasano e promuovere un turismo ecosostenibile.

Sarebbe interessante se il sentiero potrebbe essere attrezzato con pannelli informativi che raccontano la storia e le caratteristiche degli alberi monumentali, oltre che la flora e la fauna del bosco. La realizzazione di questo trekking rappresenterebbe un passo importante per la valorizzazione del territorio di Quasano e per la promozione di un turismo di qualità.

Un’occasione per riscoprire la bellezza della natura pugliese e per immergersi nella storia e nelle tradizioni di un borgo autentico.

Per chi volesse, fare questa facile camminata ecco il wikilink

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