di Andrea Romanazzi

Il 2024 segna un anno speciale per gli amanti della cultura e della storia della Puglia, grazie all’evento “Tesori Nascosti di Puglia”, un progetto, promosso dall’UNPLI Puglia (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia) e dalla Regione Puglia, mira a far conoscere e valorizzare i luoghi meno noti ma ricchi di fascino e storia del nostro territorio. Tra le proposte di quest’anno, un particolare rilievo assume la chiesetta secentesca di Quasano, presentata dalla ProLoco Toritto-Quasano APS con il patrocinio del Comune di Toritto.

La chiesetta di Quasano, situata nell’omonima località in provincia di Bari, è un piccolo gioiello architettonico che risale al XVII secolo. Alla borgata abbiamo già più volte dedicato approfondimenti su questo sito, ma questa volta vogliamo focalizzarci su alcune curiosità, direi pure “misteri” che caratterizzano la chiesetta, che, nonostante le sue dimensioni ridotte, custodisce al suo interno opere di interessante valore storico che, benché semplici, sono testimonianza di una tradizione artistica che ha saputo integrare elementi popolari e sacri.

La chiesetta della Madonna degli Angeli

La chiesetta presenta una pianta semplice, tipica delle costruzioni rurali dell’epoca, con una navata unica che conduce all’altare principale. Le pareti sono realizzate in pietra locale, contribuendo a creare un ambiente fresco e sobrio, ideale per la preghiera e la meditazione. L’altare maggiore è il fulcro dell’interno della costruzione. Realizzato in pietra e decorato con intagli e rilievi,  è sovrastato da un  raffigura l’immagine sacra della Madonna di Quasano, oggetto di venerazione da parte dei fedeli.

Leggiamo dal web “....La tradizione narra che un gruppo di contadini, durante il lavoro nei campi, avesse ritrovato un’immagine della Madonna degli Angeli, poi riprodotta su tela ricamata. Negli anni successivi al ritrovamento fu edificata una piccola cappella rurale per permettere una pausa di preghiera ai lavoratori locali. All’esterno, in una nicchia, è ancora visibile un affresco databile XVI-XVII sec. mentre all’interno è presente un altare in pietra con un dipinto del 1863 realizzato dal pittore andriese Francesco Segalepre e, nella parte inferiore, un Cristo deposto purtroppo abraso. Ai lati dell’altare due dipinti sferici propongono le immagini di san Giuseppe da Copertino in preghiera con sullo sfondo una città bombardata e una donna in preghiera con alle spalle un borgo, probabilmente Toritto[17]. Sono inoltre conservati vari ex voto sotto forma di oggetti e quadri votivi, il più antico datato 1837 e riportante l’iscrizione “ex devozione Giovanni Florio 1837 V.P.G.A…”.

Questa descrizione è anche presente sui più importanti siti che descrivono il gioiello quasanese. Eppure qualcosa non ci convince. Vi sveliamo, in questo articolo chi erano i santi “dimenticati” presenti all’interno delle raffigurazioni parietali.

I misteriosi medaglioni dipinti

All’interno della chiesetta, proprio ai lati della pala d’altare, si possono ammirare due affreschi di forma ovale che arricchiscono ulteriormente il valore artistico e spirituale del luogo. Il primo raffigura un santo, la cui figura austera e protettiva si staglia con forza, mentre sullo sfondo si intravede una città in fiamme, evocando un senso di drammatica intercessione e protezione divina. L’altro affresco mostra una santa, caratterizzata da un’espressione di calma e pietà, con alle spalle una città colpita da fulmini, simbolo del potere celeste e della protezione divina contro le calamità. Chi rappresentano? Nell’unico libro scritto ad oggi sulla borgata, Quasano, di d’Urso e Tedone, leggiamo che si tratterebbero della raffigurazione di san Giovanni da Copertino che prega per Toritto colpita durante la guerra mondiale, in una sorta di protezione verso un evento mai avvenuto, e di una donna in preghiera sempre con alle spalle Toritto. Queste attribuzioni sono però improprie, così cerchiamo di fare un pò di luce sugli affreschi della cappella.

Connessioni im….possibili

La prima che ci proponiamo è una digestione. Essendo i due dipinti evidentemente in connessione abbiamo cercato di confrontare la coppia. Siamo in Puglia, in particolare in una cappella dedicata a santa Maria degli Angeli, dinnanzi ad una coppia di santi. Consideriamo la possibilità che i due santi possano essere San Francesco d’Assisi e Santa Chiara d’Assisi. San Francesco d’Assisi è spesso raffigurato in adorazione dell’Eucaristia e in atteggiamenti di preghiera profonda. Il santo è noto per la sua devozione e i suoi miracoli, nonchè per la protezione contro incendi, terremoti, e altre calamità. Santa Chiara, come detto,  è nota per aver difeso Assisi attraverso la preghiera e la sua devozione all’Eucaristia. Esistono dunque evidenti connessioni tematiche: Entrambi i santi sono noti per la loro profonda devozione all’Eucaristia, Entrambi sono associati a miracoli e protezione divina, specialmente per le città e le comunità. Inoltre la Basilica di Santa Maria degli Angeli, situata ad Assisi, è uno dei luoghi più sacri per i Francescani e al suo interno si trova la Porziuncola, una piccola cappella con una storia profondamente legata alla vita e alla missione di San Francesco attorno alla quale fu costruita la grande Basilica di Santa Maria degli Angeli tra il 1569 e il 1679. Il gioello rurale di Quasano, proprio come una piccola “Porziuncola”, cela al suo interno una  profonda devozione per la Vergine Maria degli Angeli di origine francescana?Troppo facile, i due affreschi nascondono altri culti e devozioni.

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Altre ipotesi sulla iconografia

Esaminando meglio la raffigurazione ed i particolari iconografici sono in realtà ben chiari i santi di riferimento. Il primo ovale raffigura  San Pasquale Baylon, un frate francescano del XVI secolo, noto per la sua grande devozione all’Eucaristia. In molte rappresentazioni, egli è raffigurato in adorazione dell’ostensorio, talvolta tenuto da un angelo.

L’incendio sullo sfondo potrebbe rappresentare un miracolo o una visione legata alla sua vita e al suo culto. San Pasquale Baylón, noto anche come San Pasquale di Torre Hermosa, è una figura di grande rilevanza nella storia del cattolicesimo, noto per la sua umiltà e devozione. Nato il 16 maggio 1540 a Torre Hermosa, un piccolo villaggio della Spagna, Pasquale visse un’esistenza profondamente segnata dalla fede e dall’umiltà, con le sue origini di pastore che giocarono un ruolo cruciale nella sua formazione spirituale. Nato da una famiglia di contadini poveri ma devoti, fin dalla tenera età, dovette contribuire al sostentamento della famiglia lavorando come pastore. Questo lavoro, sebbene umile, fu determinante per il giovane Pasquale. La vita solitaria nei campi gli offriva lunghi periodi di riflessione e preghiera, durante i quali egli poteva contemplare la natura e sentirsi più vicino a Dio. Le lunghe giornate trascorse a sorvegliare le pecore gli permisero di sviluppare una spiritualità profonda e un legame intimo con il divino. Nonostante le difficoltà economiche, Pasquale sentì presto una chiamata alla vita religiosa. La sua devozione e la sua pietà colpirono i frati Francescani Alcantarini di Loreto, che lo accettarono come fratello laico nel 1564. Pasquale non cercò mai ruoli di prestigio all’interno dell’ordine; preferì invece rimanere fedele ai suoi voti di povertà, castità e obbedienza, continuando a svolgere mansioni umili come cuoco, portinaio e soprattutto, pastore. La sua esperienza di vita lo rese sensibile ai bisogni degli altri, e molti lo ricordano per la sua gentilezza e la sua disponibilità ad aiutare chiunque ne avesse bisogno. Questa compassione e questa empatia, maturate nei campi, lo resero un confidente e un consigliere prezioso per i confratelli e per la gente comune. La santità di Pasquale fu riconosciuta anche durante la sua vita. Numerosi miracoli gli furono attribuiti, molti dei quali avvennero mentre egli pregava nei campi o mentre si occupava del bestiame. La sua fama di santità si diffuse rapidamente, attirando pellegrini e devoti da tutta la regione. Fu canonizzato nel 1690 da Papa Alessandro VIII, diventando il patrono dei congressi eucaristici e delle associazioni eucaristiche. La sua festa viene celebrata il 17 maggio. Nonostante non sia di origini italiane, San Pasquale Baylón, ha un culto particolarmente radicato nel Sud Italia e, in particolare, in Puglia. La devozione per questo santo spagnolo si è diffusa in queste regioni grazie alla sua fama di uomo pio e taumaturgo, capace di intercedere per i fedeli con potenti miracoli. In Puglia, San Pasquale Baylón è venerato in numerosi comuni, il culto si era diffuso con il Sovrani della famiglia dei Borbone e ben presto srsero ovunque chiese, chiesette, ma anche importanti conventi e monasteri dedicati a Lui. A Napoli, per esempio ben due conventi lo venerano San Pasquale a Chiaia e a Portici. Anche il nome Pasquale, che troviamo tanto diffuso nel Sud è ancora oggi un omaggio a questo amatissimo santo spagnolo. Le tradizioni locali, inoltre, sono intrise di un forte sentimento religioso nei confronti di San Pasquale, considerato protettore delle famiglie, dei pastori e delle persone in difficoltà. E’ proprio questa la spiegazione della sua presenza a Quasano: San Pasquale Baylón è particolarmente venerato come il santo dei pastori e delle genti contadine, riflettendo le sue umili origini e la sua vita trascorsa a stretto contatto con la terra. Avendo trascorso gran parte della sua giovinezza pascolando le pecore nei campi, diviene un modello di santità accessibile e rilevante per le comunità agricole. I pastori e i contadini che vedevano in San Pasquale un patrono che comprende le loro fatiche e le loro gioie quotidiane, lo invocavano per la protezione del bestiame, dei raccolti e per ottenere piogge favorevoli.

Se ora ci focalizziamo sul medaglione che ritrae la figura femminile vediamo che questo è di più facile identificazione.

Ovviamenente si tratta di una santa, come pare evidente dall’aureola. Parliamo di Santa Barbara una delle figure più venerate nel panorama della santità cristiana, particolarmente conosciuta come protettrice contro i fulmini, gli incendi e le esplosioni. La sua storia e il suo culto sono profondamente intrecciati con la vita delle comunità rurali e campestri, che vedono in lei una potente intercessora capace di proteggere le loro abitazioni, i campi e il bestiame dalle calamità naturali. Barbara nacque nel III secolo in Nicomedia, una città dell’antica Bitinia, nell’attuale Turchia. Secondo la leggenda, era figlia di un ricco pagano di nome Dioscuro, che, per preservare la sua bellezza e mantenerla lontana dal cristianesimo, la rinchiuse in una torre. Nonostante l’isolamento, Barbara si convertì al cristianesimo, ispirata dalla contemplazione della natura e dai segni della creazione che vedeva dalla sua prigione. Quando Dioscuro scoprì la conversione di sua figlia, la sottopose a terribili torture e infine la condannò a morte. Si narra che, dopo aver eseguito la sentenza, Dioscuro fu colpito e ucciso da un fulmine, un evento che sancì Santa Barbara come protettrice contro i fulmini e le tempeste. La sua festa si celebra il 4 dicembre, giorno in cui i fedeli ricordano il suo coraggio e la sua fede incrollabile. La protezione dai fulmini è uno degli attributi più significativi di Santa Barbara. Nel Medioevo, quando le comunità agricole erano particolarmente vulnerabili ai danni causati dai fulmini e dalle tempeste, la devozione a Santa Barbara divenne una parte essenziale della vita rurale. Le chiese e le cappelle dedicate venivano spesso costruite nei villaggi e nei campi, e le sue immagini erano collocate nelle case e nei fienili per invocare la sua protezione. Una delle tradizioni più diffuse era quella di accendere candele benedette in suo onore durante i temporali, una pratica che si credeva capace di scongiurare i fulmini e proteggere le abitazioni e le stalle. Inoltre, i contadini pregavano Santa Barbara per la protezione dei loro raccolti e del bestiame, chiedendo che li preservasse da incendi, tempeste e altre calamità naturali.

Il legame tra Santa Barbara e i culti rurali, dunque, è profondo e radicato. In molte regioni agricole, specialmente in Italia, la devozione alla santa è integrata nelle pratiche quotidiane e nelle festività locali, nonchè era consuetudine piantare un albero o costruire una piccola cappella in suo onore che fungesse da punto di riferimento spirituale per i contadini. 

Svelato dunque il “mistero”: La presenza di affreschi raffiguranti San Pasquale Baylón e Santa Barbara nelle cappelle rurali, come quella di Quasano, è  tipica e significativa. Questi santi incarnano i valori e le preoccupazioni delle comunità agricole: San Pasquale, con la sua vita di pastore e il suo legame profondo con la natura, rappresenta la semplicità, l’umiltà e la protezione del bestiame, mentre Santa Barbara, venerata come protettrice contro i fulmini e le tempeste, offre sicurezza contro le calamità naturali che possono devastare i raccolti e le abitazioni. La loro iconografia nelle cappelle rurali testimonia la devozione popolare e la fiducia nella loro intercessione divina, integrandosi perfettamente nel contesto agricolo e rispecchiando le tradizioni e le necessità spirituali delle genti contadine.

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Una replica a “I Dipinti della chiesa rurale di Quasano”

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