di Andrea Romanazzi
Questo approfondimento del Centro Studio Misteri Italiani vuole riportarvi lungo le vie della fede rurale e popolare della Murgia barese. Siamo a Grumo Appula ed è qui che vi porteremo lungo un sentiero fatto di religiosità e riti antichi.
Le sue origini di Grumo risalgono all’epoca romana, come testimoniano i numerosi reperti archeologici ritrovati nella zona. Il nome deriverebbe dal termine latino “grumus,” che significa “mucchio di terra” o “altura,” probabilmente in riferimento alla conformazione geografica del territorio, ovvero dal termine greco drùmon (quercia), che è presente, tra l’altro, nello stemma cittadino. Durante il Medioevo, Grumo Appula subì varie influenze culturali e religiose dovute alla dominazione di diverse potenze, tra cui i Bizantini, i Longobardi e i Normanni. Fu in questo periodo che il Cristianesimo cominciò a radicarsi profondamente nella comunità locale. La costruzione delle prime chiese e luoghi di culto segnò un importante passo nella diffusione della fede cristiana.
Una delle testimonianze più antiche della presenza religiosa a Grumo Appula è la Chiesa di Santa Maria di Monteverde. Risalente al XII secolo, questa chiesa rappresenta un significativo esempio di architettura romanica pugliese. Originariamente, la chiesa fungeva da punto di riferimento spirituale per i pellegrini che percorrevano le antiche vie di pellegrinaggio verso i santuari più importanti della Puglia. Ne parleremo in un apposito approfondimento. Grumo però esprime la sua religiosità anche attraverso la ruralità che si manifesta non solo attraverso le grandi chiese ma anche tramite una rete diffusa e capillare di chiese campestri, cappelle ed edicole votive. Questo approfondimento intende presentare un’indagine sulla fede rurale a Grumo Appula, con particolare attenzione alle piccole costruzioni dedicate al culto religioso, spesso situate lungo le strade rurali, nei campi, ai crocevia o vicino alle abitazioni.
Il ruolo delle edicole votive
Le edicole votive di Grumo Appula non sono semplicemente elementi architettonici, ma rappresentano il cuore pulsante della fede popolare, testimoniata dai voventi e dagli oggetti votivi che adornano questi luoghi sacri. I voventi sono individui che, in segno di gratitudine o come richiesta di protezione e intervento divino, fanno un voto, un impegno solenne, che spesso si traduce in azioni concrete come la costruzione di un’edicola votiva. Questi impegni possono derivare da esperienze personali di guarigione, miracoli, o semplicemente come atto di devozione, divenendo i veri custodi della fede popolare, strumenti che mantengono vive le tradizioni religiose attraverso la devozione. Le edicole votive sono così spesso adornate con una varietà di oggetti votivi, ciascuno dei quali racconta una storia di fede e come ex-voto, candele e lumini, offerte di luce come simbolo di preghiera e speranza, Rosari e Croci, strumenti di preghiera personale lasciati come segno di ringraziamento, nastri e fiocchi. Un aspetto significativo della devozione popolare è poi il culto delle immaginette sacre. Laddove era troppo costoso un affresco o una statua, spesso venivano utilizzate queste piccole raffigurazioni, considerate potenti simboli di protezione e benedizione, testimonianze di fede e spesso di pellegrinaggi.

La devozione nelle edicole votive si manifesta attraverso una combinazione di ritualità programmata e invocazione quotidiana. Le ritualità programmate includono celebrazioni specifiche in date particolari, come le feste dei santi patroni o le processioni annuali. Durante queste occasioni, le edicole diventano punti focali di incontro e preghiera anche collettiva. D’altro canto, l’invocazione quotidiana si riflette nelle preghiere personali e familiari, recitate davanti alle edicole durante il passaggio quotidiano. Questi momenti di raccoglimento spirituale rappresentano un legame costante con il divino, una presenza rassicurante nella vita di tutti i giorni.
Itinerario di fede
Il nostro itinerario di fede parte dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie per giungere al santuario di Mellitto.
Chiese, cappelle ed edicole rurali dell’Itinerario
Lungo tale via incontreremo molteplici chiese rurali, cappelle campestri ed edicole votive, spesso dedicate alla Madonna e ai santi, figure centrali nella religiosità popolare, luoghi di culto che incarnano un legame magico-religioso profondo, dove la devozione non si limita alla sfera spirituale ma si estende a una dimensione di protezione e intervento miracoloso. Un elemento chiave delle edicole votive è l’immutabilità dell’immagine sacra. Nonostante il passare del tempo i cambiamenti sociali, e magari l’ammodernamento dei tempietti, le rappresentazioni della Madonna e dei santi rimangono fedeli a iconografie antiche, riflettendo una continuità di fede e devozione. Questa immutabilità rappresenta un ancoraggio sicuro per la comunità, un punto di riferimento stabile in un mondo in continuo mutamento.
Il link qui propone l’itinerario completo con foto e dettagli.
https://it.wikiloc.com/percorsi-escursionismo/grumo-appula-villaggio-le-fontanelle-176459703
Chiesa di santa Maria delle Grazie
il nostro viaggio parte dall’antica contrada del Feudo di Croste, a pochi metri dal centro abitato di Grumo Appula. Qui già dal 1559, secondo gli archivi storici e le visite pastorali, menzionavano la presenza di una chiesetta rupestre dedicata a San Primiano vescovo.

Oggi, questa chiesa è conosciuta come la Madonna delle Grazie e si trova al centro di un nuovo quartiere residenziale periferico. Di recente, è stata restaurata e sono stati scoperti antichi affreschi che erano stati coperti da strati di intonaco. La Festa della Madonna delle Grazie, che tradizionalmente si celebrava a Grumo il lunedì di Pentecoste, è stata spostata da due anni al 2 luglio, in conformità alle esigenze pastorali, in coincidenza con l’antica memoria della Visitazione di Maria prima della riforma liturgica. In passato, venivano celebrati anche i sette mercoledì di preghiera in preparazione alla festa. Ai devoti viene offerta la tradizionale colomba votiva, una panella con anice e un chicco di caffè al centro, che simboleggia lo Spirito Santo. Le cronache rivelano che nel 1880 la cappella era gestita dalla confraternita della Madonna della Cintura e del Sangue Sparso, di cui oggi rimane solo l’immagine della Madonna della Cintura tra i santi Monica e Agostino. Successivamente, la cappella fu abbandonata e cadde in rovina. Nel 1973, grazie all’impegno di alcuni devoti, guidati dal defunto Pasquale Giannini, la chiesa fu restaurata e passò sotto la giurisdizione della parrocchia di Monteverde, riportando la festa della Madonna al suo antico splendore.
Chiesa di san Michele Arcangelo
Seguendo il percorso proposto giungiamo presso la chiesetta rurale di San Michele Arcangelo del 1692, in contrada Lago Petto, a pochi passi dal centro abitato. Si tratta del luogopiù antico di culto dell’Arcangelo al cui interno è presente anche un pozzo con acqua fresca, elemento legato al culto, e una statua in pietra di San Michele. Il sito sarà approfondito in altra sede per la sua estrema importanza e bellezza.



Cappella della Trinità
A breve distanza si trova la chiesetta rupestre della Trinità, un vero e proprio gioiello che merita di essere recuperato e salvato al più presto. Costruita dalla famiglia D’Urso e donata al capitolo di Grumo con un atto notarile del 6 agosto 1611, la cappella conserva diversi affreschi, tra cui al centro la Trinità che incorona la Vergine Maria, con i volti di Lucrezia D’Urso e suo fratello, fondatori e benefattori della chiesa rurale. Sono presenti altri affreschi, raffiguranti Sant’Antonio, San Francesco da Paola e Santa Lucia.

Nel 1946, il devoto Luigi Fiorillo fece realizzare in cartapesta leccese un bellissimo simulacro, visibile nelle foto seguenti. Per tanti secoli, la festa veniva celebrata con una grandissima fiera il lunedì di Pasquetta. In serata si svolgeva la gara della salita sul palo ricoperto di grasso scivoloso, con in cima favolosi premi in viveri e denaro, la cosiddetta “cuccagna”. A tutti i presenti venivano distribuite panelle a forma di colomba, simbolo dello Spirito Santo.
Il tragitto lungo la via della fede continua sino a Mellitto con una serie di edicole votive, più o meno recenti e più o meno abbandonate. Il loro numero dimostra la fortissima devozione della popolazione.


Giungiamo infine al Santuario di Mellitto, a cui abbiamo dedicato già un approfondimento.
Oggi, però, questi elementi rurali, vengono relegati ai margini della percezione e della memoria. Le feste campestri della Chiesa della Trinità e della chiesetta dell’Arcangelo sono state annullate o spostate. Le cappelle e le edicole votive, pur essendo parte integrante della vita religiosa e culturale di Grumo Appula, rischiano di essere dimenticate o sottovalutate. L’indagine su questi luoghi di culto mira a contrastare questa scotomizzazione, restituendo loro la visibilità e l’importanza che meritano.





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