di Andrea Romanazzi
Il culto di San Michele Arcangelo è un fenomeno spirituale che ha attraversato secoli e culture, radicandosi profondamente nella storia e nelle tradizioni di molte comunità italiane. Uno dei luoghi meno conosciuti ma altrettanto affascinanti di questo culto si trova a Sannicandro, un piccolo centro pugliese che conserva una grotta ormai dimenticata, un tempo fulcro di devozione e mistero e che rappresenta una testimonianza tangibile di come il culto micaelico abbia influenzato non solo la religiosità ma anche la vita quotidiana delle persone che la frequentavano. In questo articolo, esploreremo il legame tra San Michele e Sannicandro, immergendoci nelle storie e nelle tradizioni che circondano questa grotta dimenticata.
Il culto di San Michele Arcangelo in Oriente risale al IV secolo, durante l’espansione del cristianesimo nell’Impero Romano d’Oriente. Un importante centro di venerazione era la città di Chone (oggi Colossi) in Frigia, dove una sorgente miracolosa, attribuita a San Michele, divenne un noto luogo di pellegrinaggio. Durante l’era bizantina, il culto di San Michele si espanse ulteriormente grazie all’imperatore Costantino il Grande, che promosse la costruzione di chiese dedicate all’arcangelo. Tra queste, la Chiesa di San Michele ad Anaplus a Costantinopoli. San Michele era considerato il patrono dell’Impero Bizantino, associato a battaglie vittoriose e considerato un guaritore. Il culto di San Michele in Occidente si sviluppò, invece, a partire dal IV secolo, intrecciandosi con antichi culti pagani e assumendo significati religiosi, magici e nazionalistici. Nel VI secolo, i Longobardi adottarono San Michele come loro santo protettore, sostituendo il dio della guerra Wodan con l’arcangelo. il Santuario del Gargano divenne un importante luogo di pellegrinaggio, attirando papi, re e principi. Il culto si intrecciò con le crociate, divenendo simbolo di forza e purezza, e rafforzando i legami tra l’Impero Romano e la Chiesa.
Dal Gargano, il culto di San Michele si diffuse rapidamente in molte altre aree della Puglia, portato dai pastori lungo le vie della transumanza. Queste antiche rotte migratorie, percorse dalle greggi in movimento stagionale tra il mare e le montagne, fungevano da canali di trasmissione culturale e spirituale. Lungo questi percorsi, i pastori diffondevano il culto dell’Arcangelo, erigendo piccoli santuari e promuovendo pratiche devozionali in luoghi che probabilmente erano già sacri in tempi passati ed in particolare in grotte. Nell’immaginario cristiano, le grotte erano viste come accessi al regno degli inferi e, pertanto, venivano poste sotto la custodia di San Michele, considerato il primo nemico di Lucifero. Tuttavia, in tempi più antichi, le grotte simboleggiavano l’utero della dea, con le concrezioni stalattitiche che richiamavano le mammelle, rappresentando l’energia vitale della divinità. Le acque che si accumulavano nelle coppelle carsiche naturali erano considerate sacre e simboleggiavano gli umori uterini della dea, ritenuti fonte di potere e guarigione.
Per chi vuole approfondire alcuni aspetti del culto vi rimandiamo al link
In questo articolo, esploreremo il legame tra San Michele e Sannicandro, immergendoci nelle storie e nelle tradizioni che circondano questa grotta dimenticata.
La grotta dell’Arcangelo in Sannicandro di Bari
Il culto di San Michele Arcangelo è da secoli una presenza viva e radicata in tutto il territorio barese, manifestandosi attraverso numerosi santuari, chiese e tradizioni locali. Città come Grumo, Toritto, Altamura, Gravina, Minervino, e Santeramo vantano una ricca eredità di devozione micaelica, con celebrazioni e luoghi di culto che testimoniano la profonda influenza dell’Arcangelo nella vita religiosa e culturale di queste comunità. Anche a Sannicandro, il culto di San Michele ha avuto un ruolo significativo, anche se oggi la sua memoria sembra essersi in parte offuscata. A ricordare l’antica devozione rimane una grotta, un tempo importante centro di culto, la cui ubicazione è però andata persa nel tempo. Fedele Perna, abitante di Sannicandro raccontava una antica leggenda che indicherebbe l’antichità del sito… “…san Michele che si era lamentato con Dio Padre della sistematizione in questa grotta dove nessuno veniva a trovarlo e aveva ottenuto di potersi sistemare nella grotta di Monte Sant’Angelo dove divenne oggetto di culto…”.
Questo mistero avvolge la grotta di un’aura di leggenda, e nonostante la sua dimenticata posizione, continua a vivere nei racconti e nei ricordi delle comunità locali. Questa discrepanza tra la memoria collettiva e la conoscenza dei luoghi fisici riflette una tradizione orale ancora forte, che tiene viva la presenza di San Michele attraverso storie tramandate di generazione in generazione.
Dopo una ricerca in loco, abbiamo trovato la grotta di cui vi segnaliamo la posizione https://www.google.com/maps/search/?api=1&query=40.973200,16.812600
La foto mostra ciò che rimane di un affascinante sito storico oggi del tutto abbandonato.

Situata in un uliveto, la grotta è caratterizzata da una struttura in pietra con una copertura a volta, che suggerisce un’architettura antica e forse una funzione sacra nel passato. L’ingresso alla grotta è parzialmente nascosto da vegetazione e detriti, conferendo al luogo un’atmosfera di mistero e abbandono. Scendendo all’interno della grotta, si nota un riquadro sulla parete di pietra, che probabilmente ospitava un affresco, forse raffigurante l’Arcangelo Michele o altre figure sacre. Questa caratteristica suggerisce che la grotta potesse essere un antico luogo di culto, dove i fedeli si riunivano per pregare e cercare protezione divina.

La presenza della volta in pietra e delle mura solide indica che la grotta potrebbe essere stata usata per secoli, preservando la sua importanza culturale e spirituale.

Nonostante il suo stato di abbandono, la grotta continua a esercitare un fascino irresistibile, invitando a esplorare le sue profondità e a scoprire i segreti custoditi al suo interno. Il sito è un esempio di come la storia e il sacro si intreccino, offrendo uno sguardo nel passato spirituale della regione.
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