di Andrea Romanazzi

Tra gli amuleti della tradizione italiana, ricchi di storia e simbolismo, uno dei più noti e venerati è la Benedizione di San Francesco. Questo amuleto, strettamente legato alla figura di San Francesco d’Assisi, affonda le sue radici nel patrimonio spirituale cristiano e nella devozione popolare. La leggenda narra che la benedizione venne pronunciata dallo stesso Francesco e rivolta a Frate Leone, suo fedele compagno, durante il viaggio a Roma nel 1210 per incontrare papa Innocenzo III. Quel pellegrinaggio segnò l’inizio di un legame profondo e indissolubile tra i due frati, trasformando la benedizione in un simbolo di protezione, fede e speranza.

In questi momenti significativi, frate Leone chiese a Francesco di comporre una benedizione personale, nota come “Benedictio fratris Leonis”, scritta poi su un foglietto chiamato “Chartula fratri Leoni”, con il testo sulla parte anteriore e posteriore del foglio, ora conservato nella Basilica di Assisi,nel Corridoio delle stimmate della Verna.

“Il Signore ti benedica e ti custodisca.

Mostri a te il Suo volto ed abbia misericordia di te.

Volga lo sguardo verso di te e ti dia pace.

Il Signore ti benedica.”

Secondo la leggenda, San Francesco, desideroso di proteggere il suo compagno San Leone da tentazioni e insidie oscure, gli avrebbe conferito questa benedizione come uno scudo spirituale.

Questo semplice foglietto, impregnato di devozione e affetto fraterno, è considerato uno degli amuleti più intensi e carichi di spiritualità della tradizione francescana. La Benedictio fratris Leonis rappresenta un legame unico e indissolubile tra San Francesco e Frate Leone, un simbolo di protezione e di benedizione che, nei secoli, è stato venerato dai fedeli come emblema di pace e grazia divina. Ancora oggi, molti devoti si recano alla Basilica di Assisi per ammirare la Chartula e raccogliersi in preghiera, ispirati dalla forza spirituale che trasmette e dal ricordo di quel vincolo speciale tra i due frati.

Dalla creazione della “Benedictio fratris Leonis” si sviluppò una pratica diffusa di replicare e diffondere queste preghiere. La tradizione popolare ha tramandato il racconto che queste copie della benedizione fossero utilizzate dai fedeli come potenti mezzi di protezione contro una varietà di pericoli spirituali e fisici.

Si dice che questa preghiera avesse il potere di difendere gli individui da presunti mali, come demoni, streghe e forze oscure. La sua efficacia veniva invocata anche per proteggersi da eventi naturali calamitosi, quali tempeste, e addirittura per prevenire morti improvvise. Questa tradizione si radicò profondamente nelle credenze popolari. portando a diffondersi l’uso di portare indosso una copia di tale preghiera. ùQuesti fogli, considerati potenti amuleti, venivano spesso conservati con cura nelle abitazioni e indossati come talismani per mantenere la protezione costante contro le avversità della vita.

Nelle campagne italiane, un uso comune era di esporlo durante le tempeste.

Il Bellucci, a tal proposito, ricorda che: “Fin da quando l’uomo abbandonò la vita di nomade e di cacciatore, per fissare la sua dimora in un luogo determinato, dedicandosi a rimuovere e a coltivare lo strato superficiale del suolo, fin da quando incominciò a consegnare al terreno alcune sementi, spendendo le maggior cure e le più onerose fatiche per farle sviluppare e moltiplicare… incominciarono a nutrirsi timori e speranze perché i fenomeni meteorici, secondo la loro natura o secondo il momento in cui si verificavano, riuscivano propizi o funesti ad ottenere dal suolo frutti ubertosi o rimunerativi…”.

stessa funzione aveva la preghiera di santa Brigida

Stampa raffigurante una iconografia della Santa, in devozione davanti al Crocifisso, con una scritta didascalica che riporta una orazione in latino, da recitare al fine di scongiurare cataclismi, fulmini, terremoti. Questa immagine devozionale doveva essere portata sempre con sè da parte del devoto, ossia indossata.

Impossibilitati a trasformare direttamente il pensiero di San Francesco in un feticcio, i cristiani trovarono una via alternativa per realizzare il loro intento, conferendo un carattere quasi sacrale ai frammenti di tela o carta su cui erano impressi i pensieri del Santo. In questo modo, le virtù intrinseche di queste particolari reliquie divennero oggetto di venerazione e fiducia, svolgendo un ruolo chiave in vari aspetti della vita quotidiana.

Le specifiche virtù attribuite a questi frammenti di carta non si limitarono semplicemente a un’efficacia contro i fulmini; la credenza si estese a considerarli anche come potentissime protezioni contro epilessia e febbri, funzionando addirittura come presunti anestetici. In alcune occasioni, queste reliquie assunsero un ruolo inusuale nei festeggiamenti, agendo come sorta di amuleti contro attacchi apoplettici e le insidie dei nemici.

L’esortazione a portare questi frammenti addosso per beneficiare delle loro virtù si trasformò così in un atto che andava oltre la semplice espressione di devozione. Questi oggetti diventarono veri e propri feticci, dotati di poteri speciali e considerati come mezzo tangibile attraverso cui accedere alle benedizioni e alle protezioni del Santo.

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