di Andrea Romanazzi

L’Istria, terra di confine tra mare e montagna, tra culture diverse e radici antiche, è un territorio in cui il tempo sembra scorrere in modo diverso, scandito dai ritmi delle stagioni e dalle celebrazioni che si tramandano di generazione in generazione. Qui, l’Epifania rappresenta un momento di transizione importante, non solo dal punto di vista religioso, ma anche popolare e magico, carico di superstizioni e riti che si sono preservati fino ai giorni nostri.

Le Origini delle Tradizioni dell’Epifania in Istria

L’Epifania, che in italiano richiama la manifestazione di Gesù ai Magi, è conosciuta in Istria come una festa che unisce elementi cristiani con antiche usanze pagane. Si crede che in questa notte speciale, le porte tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti si aprano, e che i presagi per l’anno nuovo possano essere letti negli eventi naturali.

In alcune zone, come a Montona e a Muggia, i fuochi epifanici rappresentano uno dei riti più importanti. Le famiglie si riuniscono, accendono grandi falò e osservano attentamente la direzione in cui si muove il fumo. Se il fumo si alza verso il mare, si ritiene che l’anno sarà prospero e fortunato; se invece si dirige verso la montagna, è segno di cattivi presagi, poiché si prevede un raccolto scarso e difficoltà economiche. Questo tipo di divinazione attraverso il fuoco ha radici antiche, richiamando pratiche legate al culto del sole e alla purificazione, e rappresenta un momento di riflessione comunitaria sull’anno che sta per iniziare.

Il Canto dei Giovani e le Fiammate

Un’altra tradizione istriana legata all’Epifania è quella del canto dei giovani, che in passato si diffondeva per i villaggi durante la notte del 5 gennaio. I giovani percorrevano le strade del paese cantando la lauda epifanica, un canto rituale che benediceva le case e scacciava gli spiriti maligni. Questo rito era anche un’occasione per i ragazzi di raccogliere offerte dalle famiglie del villaggio, che in cambio offrivano loro cibo e vino per i festeggiamenti.

A Muggia d’Istria, come in molte altre località istriane, si celebravano le fiammate. Durante la vigilia dell’Epifania, si radunavano grandi quantità di fascine, le si accendeva e si osservava la forza e la direzione del fuoco. La festa era un modo per ringraziare i santi protettori, come San Giovanni e San Paolo, per il raccolto dell’anno passato e per chiedere protezione e fortuna per quello nuovo. Tuttavia, a causa dei pericoli rappresentati dagli incendi, queste fiammate sono state progressivamente vietate nelle piazze delle città, sostituite con forme di celebrazione meno pericolose come il lancio dei palloncini, una tradizione che oggi richiama in parte la stessa allegria e comunità delle antiche fiammate.

Le Leggende Epifaniche

Tra i miti più affascinanti legati all’Epifania istriana, vi è la credenza che gli animali possano parlare durante la notte del 5 gennaio. Si narra che in questa notte speciale, gli animali domestici, normalmente muti, acquisiscano la capacità di conversare tra loro e persino di fare profezie. Ma ascoltare queste conversazioni porta sfortuna: chiunque tenti di sentire ciò che gli animali dicono, rischia di venire a conoscenza della data della propria morte.

Questa leggenda richiama storie simili diffuse in altre regioni dell’Italia e dell’Europa, in cui gli animali, considerati custodi di antiche conoscenze e connessi al mondo soprannaturale, sono protagonisti di miti e riti legati a momenti di transizione, come l’Epifania.

Il Ladino e la Scomparsa di una Lingua

Oltre agli aspetti legati alla religiosità e alla superstizione, l’Epifania è stata per secoli un momento in cui la lingua ladina trovava spazio tra le famiglie contadine e nei villaggi istriani. Come riportato da fonti storiche, durante la vigilia dell’Epifania i giovani parlavano tra loro in ladino, una lingua antica che fino all’inizio del XX secolo era ancora diffusa in alcune aree dell’Istria e del Friuli. La lingua ladina, oggi quasi completamente scomparsa nella regione, rappresentava un legame tra il passato e il presente, tra le vecchie tradizioni popolari e la modernità in arrivo.

Secondo il professore Luigi Morteani, che raccolse testimonianze linguistiche e culturali in Istria, durante la vigilia di San Giovanni e Paolo, le famiglie si riunivano per accendere i falò e parlare in ladino, condividendo storie antiche e leggende legate alla terra e alla natura. Con il tempo, tuttavia, il ladino è stato soppiantato dal veneziano, una lingua più dominante, lasciando solo tracce della sua presenza nei canti epifanici e nelle tradizioni orali.

L’Epifania in Istria è molto più di una semplice festa religiosa. Essa incarna l’unione tra il mondo cristiano e le antiche tradizioni pagane, tra il sacro e il profano, il visibile e l’invisibile. È una celebrazione che parla di purificazione, di auguri per il futuro, e di una stretta connessione con la natura e le sue forze.

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