di Andrea Romanazzi
La festa di Sant’Antonio Abate, celebrata con il fuoco, è una delle ricorrenze più suggestive e significative dei villaggi sardi, specialmente nelle aree rurali dove le tradizioni popolari legate al fuoco si fondono con elementi leggendari. Sant’Antonio, noto in Sardegna come Sant’Antoni de su fogu (Sant’Antonio del fuoco), viene omaggiato attraverso grandiosi falò e rituali che richiamano antiche credenze purificatrici e propiziatorie.
Preparativi e Rituali del Fuoco
Nei giorni che precedono la festa, i giovani si preparano con entusiasmo, raccogliendo legna e preparando grandi cataste che verranno incendiate il 17 gennaio. A Nuoro, ad esempio, i giovani anticipano la festa con vivaci discussioni e preparativi animati, attendendo il momento in cui i falò illumineranno la città e daranno inizio ai balli e ai salti intorno alle fiamme.
Le cataste di legna sono alte anche due o tre metri e hanno una forma conica, spesso adornate con rami di sughero o quercia. In mezzo alla catasta viene conficcato un tronco robusto, che emerge dall’insieme di rami secchi e verdi. In molte aree della Sardegna, come Nuoro e Mamoiada, si aggiungono arance, mele e altre decorazioni, creando un’atmosfera di festa e colore. Il falò, simbolo di purificazione, è accompagnato da danze e canti, con i partecipanti che si riscaldano e si divertono attorno alle fiamme.
Simbolismi e Credenze Popolari
I falò di Sant’Antonio sono anche associati a credenze popolari legate alla salute e alla protezione. A Bosa, ad esempio, si ritiene che girare intorno ai fuochi possa garantire protezione dalle malattie e preservare chi partecipa da sventure per tutto l’anno. Alcuni accendono il falò come ex voto, per ringraziare il santo per una grazia ricevuta o per chiedere protezione.
Una credenza diffusa è che il fumo del fuoco di Sant’Antonio abbia proprietà terapeutiche; i giovani avvicinano il volto al fumo o si avvolgono nelle sue volute per proteggersi dai malanni. I tizzoni e le ceneri sono raccolti e conservati, spesso usati come rimedi contro il mal di stomaco o altre afflizioni.
A Mamoiada, la vigilia della festa è segnata da riti religiosi e da una processione, durante la quale viene portata la statua del santo in corteo. Al termine della processione, il fuoco viene acceso, simboleggiando la vittoria della luce sul buio e la protezione contro le influenze negative.
Sant’Antonio Abate e la Leggenda di Prometeo
Un aspetto interessante di questa festa è il parallelo tra Sant’Antonio Abate e Prometeo, il titano della mitologia greca che rubò il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini. Il legame tra Sant’Antonio Abate e Prometeo rappresenta uno dei più affascinanti intrecci tra mitologia greca e tradizione cristiana, soprattutto nell’ambito delle feste popolari sarde legate al fuoco. Mentre Prometeo è noto nella mitologia greca come il titano che sfidò Zeus per donare il fuoco agli uomini, Sant’Antonio Abate viene celebrato in Sardegna (e in altre parti d’Italia) come il santo che porta il fuoco, simbolo di purificazione e protezione, alla comunità umana. Nella mitologia greca, Prometeo è un titano noto per la sua astuzia e per il profondo amore che nutre per gli esseri umani. In una dimostrazione di sfida all’autorità divina, ruba il fuoco da Zeus, offrendolo all’umanità. Questo gesto, simbolo di emancipazione e progresso, consente agli uomini di riscaldarsi, cucinare e forgiare strumenti, migliorando così la propria condizione di vita.
Questo richiamo alla leggenda di Prometeo non è casuale: la figura di Sant’Antonio è vista come quella di un anacoreta che, al pari del titano greco, affronta sfide sovrumane per donare agli uomini il fuoco, simbolo di vita e protezione. Nel culto popolare cristiano, Sant’Antonio Abate è considerato il santo protettore degli animali e il portatore del fuoco. Nelle celebrazioni a lui dedicate, specialmente in Sardegna, viene spesso rappresentato come un uomo anziano con un bastone e un fuoco ai suoi piedi. Secondo la tradizione, Sant’Antonio, vedendo gli uomini soffrire per il freddo, discese agli inferi per ottenere il fuoco. Qui, utilizzando un bastone di ferula – una pianta cava che brucia lentamente – riuscì a portare una scintilla di fuoco sulla terra per riscaldare gli uomini. Il comune bastone del Santo, quindi, sarebbe appunto la ferula che consentì di trasportare il fuoco senza bruciarsi.
La figura di Sant’Antonio come portatore di fuoco non solo celebra un santo cristiano, ma tramanda una visione antica del mondo, in cui la protezione degli uomini passa attraverso l’elemento del fuoco, che purifica, riscalda e protegge. Così come il fuoco di Prometeo è un dono ambivalente – capace di creare progresso ma anche di portare sofferenza – anche il fuoco di Sant’Antonio è uno strumento potente, che va rispettato e celebrato con riti comunitari.





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