di Andrea Romanazzi
Questo articolo vuole fare una panoramica completa, anche se non certamente esaustiva, su culti magico-religiosi sud americani o afro-americani.
Candomblè
Partiamo dal Candomblé, una religione nata nelle città brasiliane di Bahia e Salvador, crocevia del commercio degli schiavi africani fin dal XVI secolo. Il termine potrebbe significare “danza dei neri” o, più probabilmente, “gente del santo”. Le sue radici affondano nelle tradizioni spirituali bantù e yoruba, e nel tempo il culto si è diffuso in tutto il Brasile, arrivando anche in Uruguay, Paraguay, Argentina e Venezuela.
Il Candomblé non è un sistema religioso unitario: al contrario, esistono diverse varianti, spesso legate al contesto geografico o al singolo tempio (terreiro). Si basa su un forte legame con la natura e sulla credenza in un principio divino unico – chiamato Zambi o Olorum – che si manifesta attraverso numerose divinità, gli Orishas, ciascuno associato a un elemento naturale. Non si tratta quindi di un politeismo nel senso classico, ma di un monoteismo con manifestazioni multiple. In questa religione, descritta dal sociologo Bastide come quella in cui “gli dèi africani incontrano gli dèi indiani”, troviamo un culto rivolto alle forze della natura e agli antenati divinizzati.
Il sincretismo cristiano è presente, ma meno marcato rispetto ad altre religioni come l’Umbanda o la Santeria: gli Orishas vengono ancora venerati con i loro nomi e sembianze tradizionali. Il termine Macumba, spesso utilizzato per indicare genericamente il Candomblé, in realtà si riferisce alle sue pratiche magico-operative, più simili alla “fattucchieria”.
Umbanda
Alla fine del XIX secolo, il Candomblé subì l’influenza dello Spiritismo di Kardec, una corrente spiritualista europea fondata da Denizard Léon Hippolyte Rivail, meglio conosciuto come Allan Kardec. Secondo il racconto, durante una seduta spiritica gli fu rivelata una sua vita passata da druido, e da quel momento Rivail abbracciò un nuovo cammino. Lo spiritismo kardeciano, permeato di elementi pagani e neodruidici, propone l’idea di un universo pervaso da un’energia sottile – il fluido universale – che ricorda molto le credenze africane.
Questo pensiero influenzò profondamente anche il Brasile, dove si fuse con le tradizioni locali e contribuì alla nascita dell’Umbanda, grazie anche al medium Zélio Fernandino de Moraes. Gli umbandeiros credono in un Dio supremo e nei suoi aspetti molteplici, gli Orishas, i cui nomi però si fondono con quelli dei santi cristiani. Dallo Spiritismo eredita la concezione della reincarnazione – “nascere, morire, rinascere per evolvere sempre” – che ben si armonizza con la visione energetica africana dell’esistenza.
L’Umbanda ha un lato più magico e rituale, evidente nel culto di San Cipriano, dove la magia ha un ruolo centrale. Diversamente dal Candomblé, il pantheon umbandista è composto da sette principali Orishas e dalle loro “linee spirituali”. In confronto, il Candomblé ne contempla almeno tredici o quattordici, oltre al culto degli Eguns, gli spiriti degli antenati.
Santeria
Simile all’Umbanda per struttura è la Santeria, conosciuta anche come Regla de Ocha o Lukumi. Di origine yoruba, è diffusa nei Caraibi (Cuba, Porto Rico, Repubblica Dominicana, Venezuela, Panama, Colombia). Durante la colonizzazione, gli schiavi africani mascherarono le loro divinità dietro l’immagine dei santi cristiani, dando vita a un sincretismo molto forte. Oggi la Santeria vanta più di 22.000 praticanti negli Stati Uniti. Il culto è incentrato sugli Orishas (circa quaranta) e sul Dio primordiale Olorun. La macumba, intesa come pratica magico-operativa, è esclusa, fatta eccezione per riti di divinazione e protezione.
Nel contesto caraibico troviamo anche l’Obeah, diffusa in Suriname, Trinidad e Tobago, Giamaica e Repubblica Dominicana. Il termine deriva da voci africane come ubio (“presagio”) o Obayifo (“stregoneria”), e identifica un insieme di pratiche magiche, spesso legate alla guarigione o alla difesa spirituale.
Voodoo e Hoodoo
Un’altra tradizione affascinante è il Vudù, tipica di Haiti ma diffusa anche in Benin (dove è religione ufficiale) e tra circa sessanta milioni di fedeli. Spesso associato a pratiche oscure a causa della narrativa occidentale, il Vudù è invece un culto complesso e vitale, che crede in un Dio supremo e in numerosi spiriti chiamati Loa. Alcuni sono simili agli Orishas, mentre altri sono specifici, come Agwé (spirito del mare), Baron Samedi (protettore dei morti) e Ayida Wedo (spirito dell’arcobaleno). I rituali vuduisti includono pratiche sciamaniche, come stati alterati di coscienza e possessioni spirituali.
Una variante sincretica e magico-pratica è l’Hoodoo, nato negli Stati Uniti (Alabama, Georgia, Louisiana, ecc.). Non è propriamente una religione, ma un insieme di pratiche pragmatiche in cui si invocano spiriti, santi, e forze varie – da quelle africane a quelle cristiane e native – per ottenere risultati concreti.
Dal Catimbo al Palo
Altre due tradizioni meno conosciute ma rilevanti sono il Catimbó e la Pagelança. Il primo è influenzato dalla stregoneria europea, mentre il secondo è diffuso in Venezuela, Colombia, Ecuador e Perù. Qui la figura centrale è il Pagè, sciamano e guaritore che si connette con gli spiriti dei defunti, i Caboclos, guide spirituali degli indigeni.
Infine, citiamo le religioni del Palo, come Palo Mayombe, Kimbisa e Briyumba, originarie del Congo e arrivate a Cuba. Questi culti sono incentrati sul contatto con gli Eguns – spiriti dei morti – e sull’uso di oggetti sacri chiamati nganga, contenitori rituali degli spiriti guida.
Chiudiamo questa panoramica con il Santo Daime, un culto relativamente recente nato negli anni ’30 in Brasile per opera di Raimundo Irineu Serra. Fortemente influenzato dallo sciamanesimo amazzonico, il Santo Daime utilizza l’ayahuasca (chiamata “Daime”) per entrare in contatto con il divino durante riti collettivi. Le cerimonie, dette trabalhos, prevedono canti, preghiere e visioni, e mescolano figure cristiane con divinità afroamerindie.





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