di Andrea Romanazzi

La Puglia è una regione che da sempre si presta a raccontare storie di profonde radici spirituali, legate non solo alla sua bellezza naturale ma anche alla presenza di grotte, cave, e luoghi nascosti che evocano il culto del sottosuolo. L’eremitismo, inteso come ricerca della connessione divina attraverso il distacco dal mondo, ha trovato in questa terra uno scenario perfetto, affascinando chiunque si immerga nelle sue pieghe storiche e culturali. In particolare, la città di Gravina di Puglia, con il suo Complesso delle Sette Celle, rappresenta uno dei punti più alti di questa tradizione eremitica. Ma prima di scendere nel dettaglio di questa meraviglia architettonica e spirituale, è necessario comprendere il contesto più ampio dell’eremitismo.

Torniamo dunque a Gravina di Puglia, paese di cui ci siamo interessati già con altri approfondimenti, ma questa volta parliamo di eremitismo.

Le Origini dell’Eremitismo e la Laura

L’eremitismo è un fenomeno che affonda le proprie radici nelle terre d’Oriente, in particolare nei deserti d’Egitto e di Siria. È qui che molti uomini, animati dal desiderio di “raggiungere Dio”, decisero di abbandonare il mondo terreno per vivere in solitudine, in grotte remote, cibandosi di pochissime offerte e riducendo al minimo le loro necessità materiali. Il primo eremita di cui abbiamo notizie è Paolo il Tebano, che intorno al 250 d.C. scelse il deserto nei pressi di Tebe come sua dimora. Tuttavia, è sant’Antonio che generalmente viene considerato il padre dell’eremitismo cristiano. Sant’Antonio fu colui che rese stabile questa scelta di vita, costituendo veri e propri gruppi di monaci che, sotto la guida di un padre spirituale chiamato Abbà, consacravano la loro vita al servizio di Dio. Questi monaci iniziarono a vivere in grotte separate, incontrandosi soltanto la domenica nella grotta-chiesa più vicina per le preghiere comuni. Successivamente, l’esperienza comunitaria di vita eremitica si sviluppò nel cosiddetto sistema della “Laura”.

Il termine “Laura” indica una struttura composta da celle o piccole grotte, nelle quali gli eremiti vivevano vicini gli uni agli altri, sebbene ciascuno mantenesse la propria indipendenza. All’interno di queste comunità veniva scelto uno tra i più anziani e saggi per fungere da supervisore, offrendo supporto spirituale ai membri. Questo modello permise agli eremiti di trovare un equilibrio tra la solitudine della vita ascetica e la necessità di un certo grado di comunità. In Italia, e in particolare in Puglia, la Laura si diffuse con forza, rappresentando una delle principali espressioni del monachesimo eremitico.

Con il tempo, a questo sistema si affiancò quello del “cenobio”. A differenza della Laura, il cenobio era un luogo dove i monaci vivevano tutti insieme in un’unica struttura, pur avendo celle private. Questa forma rappresentava un compromesso tra l’individualismo eremitico e la necessità di una struttura più organizzata, gettando le basi per quello che poi diventerà il monachesimo benedettino, noto per la sua rigida organizzazione.

Le Chiese Rupestri della Puglia e il Significato delle Icone

In Puglia, le tracce della vita eremitica sono testimoniate dalle numerose chiese rupestri ed ipogee che si incontrano lungo il territorio. Questi luoghi, lontani dalla frenesia della vita quotidiana, non erano semplici rifugi, ma veri e propri templi del sacro, adornati con splendide pitture parietali. Le immagini sacre erano autentiche icone, impregnate di un carattere sacramentale e con radici orientali. Queste raffigurazioni avevano un significato profondo per gli eremiti, in quanto rappresentavano una sorta di “ponte” tra il mondo terreno e il divino.

Le grotte decorate da queste opere d’arte ospitavano spesso l’immagine di un santo, simbolo del “padrino” dell’eremita che abitava in quella cella. L’importanza delle icone non era solo decorativa, ma profondamente spirituale. Esse rappresentavano la partecipazione sacramentale all’energia divina, obiettivo ultimo della vita eremitica. Attraverso le immagini, l’eremita riusciva a percepire la presenza sacra e a elevare la propria vita verso una dimensione spirituale più alta. Inoltre, i nomi dei santi rappresentati sulle pareti delle grotte diventavano invocazioni continue, un richiamo costante alla presenza divina.

Gravina di Puglia e il Complesso delle Sette Celle

Tra i centri più significativi dell’eremitismo pugliese, Gravina di Puglia è sicuramente un luogo di grande interesse. Se ci concentriamo sul territorio di Gravina, un elemento architettonico e spirituale di straordinaria rilevanza è il Complesso delle “Sette Celle”. Questo capolavoro dell’architettura rupestre rappresenta una delle testimonianze più affascinanti dell’organizzazione pre-cenobitica della zona. Il complesso è costituito da diverse grotte di varie dimensioni, disposte su tre livelli, che formano un sistema articolato e suggestivo.

Lo studio e l’esplorazione dell’area rupestre di Gravina non possono dirsi completi senza una visita al Complesso delle Sette Celle. L’accesso a quest’area non è dei più agevoli: un sentiero circondato da alberi di fico, pruni e piante di capperi guida il visitatore verso queste antiche dimore scavate nella roccia. L’atmosfera che si respira è quella di un luogo fuori dal tempo, lontano dalle dinamiche moderne, immerso in una pace profonda e in una spiritualità quasi tangibile.

L’importanza di questo complesso è testimoniata dalla presenza di numerosi segni cristiani incisi sulle pareti, chiara evidenza della presenza dei primi monaci. Questi segni, oltre a confermare l’uso del luogo come eremo, raccontano di una comunità spirituale dedita alla preghiera e al distacco dal mondo materiale. Lungo le pareti, oltre ai simboli cristiani, si possono trovare iscrizioni in lingua greca paleocristiana, segno di un cristianesimo delle origini che qui ha trovato terreno fertile per svilupparsi.

In particolare, all’ingresso dell’ultima delle sette camere è presente un’iscrizione sorprendente, in greco antico, accompagnata da simboli che risalgono al cristianesimo primitivo.

Queste testimonianze non solo confermano l’importanza spirituale del luogo, ma lo arricchiscono di un’aura di mistero, lasciando immaginare quali possano essere state le esperienze di fede vissute all’interno di quelle grotte. La lingua greca, infatti, era ampiamente utilizzata dai primi cristiani e testimonia l’influenza che la cultura orientale ha avuto sul cristianesimo nascente in queste terre.

L’Esperienza Spirituale dell’Eremitaggio

Vivere da eremita in Puglia non era solo una scelta di solitudine, ma un viaggio verso la sacralità più profonda, un tentativo di avvicinarsi il più possibile a Dio attraverso la meditazione, la preghiera e l’ascetismo. Le grotte pugliesi rappresentavano il rifugio perfetto per questo tipo di ricerca. Lontane dalla mondanità, immerse in un contesto naturale aspro e incontaminato, queste celle rupestri offrivano agli eremiti l’opportunità di immergersi completamente nella loro dimensione spirituale.

Il Complesso delle Sette Celle, con la sua architettura articolata e la disposizione su tre livelli, sembra essere stato pensato per rispondere a queste esigenze. La divisione in più ambienti permetteva agli eremiti di mantenere una certa solitudine, pur facendo parte di una comunità più ampia. Era una vita fatta di silenzio, di preghiera, di riflessione, dove ogni grotta rappresentava un piccolo mondo a sé stante, con i suoi simboli, le sue immagini sacre, le sue tracce di fede.

La presenza delle iscrizioni e dei simboli cristiani, inoltre, è indicativa del ruolo fondamentale che la dimensione sacramentale aveva per questi uomini di fede. Ogni grotta, ogni angolo del Complesso delle Sette Celle, era impregnato di sacralità, diventando un luogo di incontro tra il mondo umano e il divino. Gli eremiti che qui vivevano cercavano di trascendere la realtà terrena, utilizzando la preghiera e la contemplazione come strumenti per raggiungere una connessione più profonda con il divino.

Un Patrimonio da Riscoprire

L’Eremo delle Sette Celle rappresenta un patrimonio di inestimabile valore storico e spirituale. Esso testimonia la presenza di una comunità monastica che, pur nella solitudine delle grotte, ha saputo creare un forte legame con il territorio e con il sacro. La bellezza del luogo, con le sue grotte scavate nella roccia, i segni cristiani, le iscrizioni in greco antico, è ancora oggi capace di affascinare e di trasmettere un messaggio di spiritualità autentica.

Visitare l’Eremo delle Sette Celle significa immergersi in una dimensione diversa, dove il tempo sembra essersi fermato e dove la spiritualità è palpabile in ogni pietra, in ogni incisione, in ogni segno lasciato dai monaci che qui hanno vissuto. È un viaggio che porta indietro nel tempo, alla scoperta delle radici più profonde della fede e della ricerca spirituale, un percorso che ci ricorda quanto il legame tra l’uomo e il divino sia stato e continui a essere un elemento fondamentale della nostra storia.

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