di Andrea Romanazzi
Il periodo pasquale si colloca all’interno dei cicli rituali festivi pre-cristiani, mantenendo strette analogie con le celebrazioni primaverili che commemorano la passione e la morte di antiche divinità agrarie, il cui ritorno alla vita coincide con la rinascita della natura. Queste tradizioni, nel corso del tempo, sono state reinterpretate e integrate nel contesto cristiano, specialmente durante l’epoca medievale, quando le pratiche rituali divennero sempre più riti di penitenza e espiazione collettivi.
L’origine di queste manifestazioni popolari può essere rintracciata nel tentativo di cristianizzare le comunità rurali del sud Italia, le quali mantenevano saldamente legami con le antiche tradizioni pagane. È da questo contesto che emergono la Pietà popolare e le drammatizzazioni della vita di Cristo. Le confraternite legate al culto della passione e della morte di Gesù hanno svolto un ruolo chiave in questo processo, promuovendo pratiche devozionali organizzate.
Con il tempo, sono stati promulgati statuti e regole che dettagliavano le modalità di svolgimento delle processioni, delle veglie e dei sepolcri, contribuendo a stabilizzare e standardizzare queste manifestazioni religiose. Nel 1731, la pratica della Via Crucis, già diffusa e antica, è stata formalmente definita da papa Clemente XII, che ha fissato il numero di stazioni a 14. Questo percorso simbolico rappresenta la via dolorosa di Cristo verso la croce ed è diventato un elemento centrale nelle celebrazioni pasquali.
Parallelamente, le processioni del Venerdì Santo, conosciute anche come “dei misteri”, hanno iniziato a svolgersi per le strade dei principali centri urbani del sud Italia, portando la narrazione della passione di Cristo direttamente nelle comunità locali.
Tra i tanti borghi pugliesi che diventano centro della “Passione” di Puglia troviamo Noicattaro. Qui c’è un periodo in cui i il tempo si ferma, è la Settimana Santa di Passione, quando il borgo è pervaso da un’atmosfera di intensa emozione e misticismo che nasce e si sviluppa attorno alle tre Processioni, quella dei Crociferi, il Giovedì Santo, la Naca e la Madonna Addolorata il Venerdì, e i Misteri il Sabato.
Il centrum della spiritualità della “Passione” è la Chiesa della Madonna della Lama, dove ha sede ed opera la Confraternita della Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo, fondata nel 1615, e custode delle tradizioni tradizioni pasquali, la cui perfetta immagine è quella di incappucciati flagellanti noti come “crociferi”, e che alcuni storici locali fanno risalire alla nebulosa religiosità medioevale.
Il Giovedì Santo: I Crociferi
Il giovedì santo è una ricorrenza mobile in quanto collegata con la Domenica di Pasqua. Nella Chiesa ortodossa viene ricordata l’ultima Cena, detta anche Mistica Cena, mentre in quella di Occidente è caratterizzato soprattutto dalla messa nella Cena del Signore. Caratteristica del Giovedì santo è la realizzazione dei sepolcri, ovvero gli Altari della Reposizione. La pratica di allestire gli altari della reposizione si è affermata in Europa già a partire dall’Età carolingia ed esprime l’idea del lutto e della sepoltura. Nonostante il nome i “Sepolcri” non hanno nulla a che vedere con la morte del Cristo, che avviene il Venerdì Santo, ma corrispondono a spazi allestiti al termine della funzione religiosa denominata “Missa in Cena Domini” per conservare le ostie consacrate e conservarle sino al pomeriggio del Venerdì Santo, E quindi l’altare della reposizione non sarebbe il sepolcro che simboleggia la morte di Cristo, ma un luogo in cui adorare l’Eucaristia e meditare I misteri della passione del Cristo. È tradizione che l’altare della reposizione si addobbato in modo solenne con composizioni floreali e altri simboli decorativi. Tra gli addobbi tipici dei sepolcri troviamo fiori bianchi, i semi di grano germogliati al buio che simboleggiano il passaggio dalle tenebre della morte di Gesù alla sua Resurrezione, il pane, i 12 piatti degli Apostoli e il tabernacolo dove è collocata l’Eucarestia. La tradizione vuole che il fedele entri nelle diverse chiese e reciti in ognuna di esse il Gloria, l’Ave Maria e il Padre nostro, chiedendo benevolenza al Signore e che ne visiti almeno tre e sempre in numero dispari. Secondo alcune tradizioni sarebbero cinque (quante sono le piaghe di Cristo) o sette (quanti sono i dolori della Madonna). In questo scenario, a Noicattaro, appare il Crocifero, vestito con un saio nero con un cappuccio, una corona di spine, una catena di ferro, e, ovviamente, sulle spalle porta una croce procedendo di chiesa in chiesa, per “sepolcri”.
A Noicattaro è il Crocifero più anziano che apre il percorso mentre viene dato fuoco al falò sistemato di fronte al sagrato della chiesa della Madonna della Lama. Sulla parete centrale della piazza viene esposto un drappo funebre su cui sono stampate quattro lettere, P.D.N.I. (Passio Domini Nostri Jesu) mentre un tamburo annuncia la condanna a morte. Tutte le luci del paese vengono spente ad esclusione dei ceri rossi posti sui balconi delle case. Secondo la studiosa Rita Tagarelli, “il suggestivo cerimoniale, che ha il sapore un po’ velato della sacra rappresentazione, è un atto di Fede del popolo nojano”.


La Processione della Naka
Il Venerdì santo è il momento della riflessione sulla morte del Cristo nonchè della commemorazione della sua Passione. A Noicattaro viene messa in atto la processione della Naka, un sarcofago funerario a forma di culla che esce dalla Chiesa della Madonna della Lama alle ore 20.00. Il manufatto è opera di una bottega cartapestaia barese che lo realizzò nel 1908. Il cristo morto viene così accompagnato per le vie del paese da Penitenti vestiti di bianco e crociferi. Il momento però più mistico è l’incontro con la Vergine Addolorata. Esattamente alle 2.00, dalla Chiesa Santa Maria della Pace esce la processione della “Madonna dei Sette Dolori” che percorre le vie del paese sino al mattino del sabato seguita da trentatre Crociferi. Portata ad altezza d’uomo, ella cerca il Figlio.


Il Sabato Santo e il momento dei “Misteri”
Il Triduo pasquale si chiude con il Sabato, il giorno liturgico in cui il culto cristiano celebra il Signore Gesù Cristo nel mistero della sua discesa agli inferi. Dopo essere stato deposto dalla croce su cui è morto il Venerdì, nella tradizione cristiana Cristo discende agli inferi con la sua divinità e con la sua anima umana, ma non con il suo corpo, per liberare le anime dei giusti morti prima di lui e aprire loro le porte del Paradiso. Compiuta tale missione, la divinità e l’anima di Gesù si ricongiungono al corpo nel sepolcro: e ciò costituisce il mistero della resurrezione, centro della fede di tutti i cristiani, che verrà celebrato nella seguente domenica di Pasqua. Per alcuni le processioni dei “Misteri” prenderebbero il nome proprio dal termine “Mistero Pasquale” che indica la passione, morte, risurrezione e ascensione di Gesù. Molto più probabilmente, invece, nel teatro medievale con il termine “misteri” si indicavano le rappresentazioni di drammi sacri aventi per oggetto episodi della Bibbia o più spesso del Vangelo. Se in passato queste “performances” recitative, solitamente si svolgevano sui sagrati delle chiese, successivamente lasciarono il posto a vere e proprie processioni in cui i “Misteri” non erano più i teatranti ma statue raffiguranti i vari momenti della Passione, ed infatti tale processione si innesta sulla rappresentazione della Via Crucis. Dunque i “misteri” portati in processione in diversi paesi dell’Italia meridionale, sarebbero l’eredità di tale teatralità e religiosità medievale, il passaggio dall’animazione all’immobilità e all’espressione figurata del simbolo rappresentato dalla passione di Cristo, Normalmente i “misteri” sono in totale dieci, anche se il numero può variare da paese a paese, nel borgo di Ceglie del Campo i simulacri sono addirittura ventitré. I più comuni sono La Cena, Cristo all’Orto, Cristo dichiarato pazzo, Cristo legato alla colonna, Ecce Homo, Cristo caduto dalla croce, Cristo in Croce, la Sindone, Cristo nell’urna e l’Addolorata. Spesso queste manifestazioni sono curate dalle Confraternite laicali, alcune antichissime, fondate addirittura nella metà del XIII secolo. Le città dove i “Misteri” sono più pittoreschi sono Bari, Ceglie del Campo, Andria, Bitonto, Conversano, Molfetta, Rutigliano e Noicattaro. In quest’ultimo paese la processione, composta da dieci statue ottocentesche, Gesù nell’ orto, Gesù alla colonna, Gesù alla canna, Gesù che porta la croce, la Veronica, S. Giovanni, il Crocifisso, Cristo Morto (la Naka), l’ Addolorata e il Calvario, esce nel pomeriggio del Sabato Santo alle ore 15.30, seguita dagli immancabili crociferi, confratelli e consorelle della Madonna della Lama.





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