di Andrea Romanazzi

Da quando mi sono avvicinato al druidismo mi è stato detto che l’immagine più rappresentativa del druido è da sempre stata quella che lo vede in un boschi di querce, simbolo di resistenza, purezza e costanza ad insegnare o a raccogliere il vischio. Nell’Ottocento in tutte le raffigurazioni druidiche ritroviamo ghiande e foglie di quercia ad ornare incisioni, medaglie degli ordini druidici etc… Una delle più note rafigurazioni è, ad esempio, “Druid in an oakgrovenear Stonehenge with a sickle and mistletoe” di Francis Grose, datata 1772-87. Ma è davvero così privilegiato il rapporto tra il Druido e la Quercia e perché? E se si trattasse di un errore proveniente dl passato? Un approfondimento per riflettere su alcune nostre certezze.

Il culto degli alberi è sempre stato presente nelle culture antiche. Studiando le religioni del passato ci si imbatte sempre in un culto dell’albero, spesso soprannominato “cosmico” tra i suoi rami si sviluppano i mondi conosciuti, come nel caso dell’Yggdrasill, giusto per fare un esempio, o perché da esso discesero per la prima volta gli dei, come per la Ceiba dei culti sudamericani. Ho approfondito questi temi nei miei numerosi saggi come “Stregoneria in Italia”, “la Borsa dello Sciamano” o “Guida allo Sciamanesimo Afro-amerindio” a cui rimando i più curiosi. Questo approfondimento però ha come obiettivo il focalizzare l’attenzione sugli alberi sacri nella tradizione druidica, un lavoro che feci durante il mio percorso nel grado Ovate.

“…La quercia che si muove agilmente, dinanzi a lei tremano cielo e terra, robusto custode della porta contro il nemico è il suo nome in ogni terra…”

Il legame tra il Druido e la Quercia è sicuramente legato all’etimologia. Plinio, nella NaturalisHistoria, collega il termine alla radice greca della parola quercia, drys, e dal suffisso indoeuropoeowid, ovvero sapere, dunquecoloro che sanno per mezzo della quercia.Lucano, nel suo Pharsalia, parla della sacralità dei boschi di quercia per i Druidi.

Forse, però, quella etimologica non è la spiegazione più corretta.Jan de Vries, ne La Religiones des Celtes, manifesta il suo scetticismo sul  nesso tra druidi e l’albero, molto più probabilmente il termine druido potrebbe derivare da dru-vid, ovvero forza, saggezza, ovvero, secondo il Le Roux e il Guyonvarchda dru-wid, ovvero uomo saggio.

Allora perché Plinio collega i druidi alle querce? Ebbene questo è stato da sempre un albero sacro nella tradizione mediterranea. Le ghiande probabilmente sono state il primo frutto a fornire la “farina” agli uomini per la preparazione forse del primo pane. Il più importante tra gli dei mediterranei, Giove, era connesso al culto della quercia. Gli Arcadi, pensavano che gli uomini fossero nati dalle querce. Sul monte Liceo, in Arcadia, il carattere di Zeus come dio della quercia è messo in evidenza da un rituale segnalato dal Frazer legato alla pioggia che voleva il sacerdote immergere un ramo di quercia in una sacra fonte per chiedere al dio la pioggia. In epoca classica feste in onore di Dedalo erano festeggiate, come ci racconta Plinio, in “foreste di querce” ai cui piedi venivano deposti pezzi di carne che poi diventavano cibo per gli uccelli da cui venivano tirati fuori vaticinii. Issione, semidio greco, guariva dai malanni utilizzando il vischio cresciuto sulla quercia. Il nome stesso potrebbe provenire daixias, ovvero vischio. Egli era raffigurato come re della quercia dai genitali di vischio.

E’ Virgilio, infatti, che narra che sul Campidoglio, il primo tempio dedicato a Romolo era stato realizzato presso una quercia sacra. Si tratta del più antico santuario romano dedicato a tale divinità. Durante le festività capitoline legate al dio il vincitore era ornato con una corona di foglie di quercia. Questa consacrazione doveva avere radici ancora più lontane, probabilmente, secondo il Fazer i re di Alba dovevano portare corone di quercia tanto che tale popolazione veniva chiama anche come “uomini di quercia”, probabilmente a causa delle selve in cui abitavano. Il culto capitolino, dunque, doveva essere molto antico e derivare da qualche rituale autoctono del monte Albano.Il Tempio romano dedicato a Vesta sarebbe sorto in un boschetto di querce e il fuoco perpetuo alimentato solo da tronchi di quercia come testimoniato dalle scoperte archeologiche.A Dodona, Erodoto narra di un culto, incentrato attorno alla quercia sacra a Zeus, che prevedeva l’interpretazione del fruscío delle foglie dell’albero sacro. Si narra che perfino Ulisse fosse andato a Dodona per udire la volontà di Zeus dall’altichiomata quercia del dio, e lo stesso dicasi per Enea.

Probabilmente, dunque, Plinio collega il Druido-Sacerdote ai culti mediterranei e lo associa all’albero sacro per eccellenza: la Quercia. Anche il noto scritto di Plinio, nella Naturalis Historia, ci da cui si desume l’importanza della quercia avrebbe almeno un problema.

 “I Druidi non consideravano niente di più sacro del vischio e dell’albero su cui esso cresce, purché di tratti di un robur. Già scelgono come sacri i boschi di rovere in quanto tali, e non compiono alcun rito religioso si non hanno fronde di questo albero (…). essi ritengono ritengono tutto ciò che nasce sulle piante di rovere come inviato dal cielo, un segno che l’albero è stato scelto dalla divinità stessa. Peraltro il vischio di rovere è molto raro a trovarsi e quando viene scoperto lo si raccoglie con grande devozione: innanzitutto al sesto giorno della luna (che segna per loro l’inizio del mese e dell’anno e del secolo, ogni trent’anni) e questo perchè in tal giorno la luna ha già abbastanza forza e non è a mezzo. Il nome che hanno dato al vischio significa “che guarisce tutto”. Dopo aver apprestato secondo il rituale il sacrificio e il banchetto ai piedi dell’albero, fanno avvicinare due tori bianchi a cui per la prima volta sono state legate le corna. Il sacerdote, vestito di bianco, sale sull’albero, taglia il vischio con un falcetto d’oro e lo raccoglie in un panno bianco. Poi immolano le vittime, pregando il dio affinché renda il dono (il vischio) propizio a coloro ai quali lo hanno destinato. Ritengono che il vischio, preso in pozione, dia la capacità di riprodursi a qualunque animale sterile, e che sia un rimedio contro tutti i veleni”.

Gli Ariani e in particolare i Celti erano fortemente legati alla quercia ma per ciò che vi cresceva sopra: il vischio. Era questa pianta, secondo il Frazer, ad essere il seme e il germe del fuoco, emanazione del dio solare. E’ legittimo pensare che l’aureo splendore della quercia fosse il riflesso del meraviglioso ramo d’oro.

Quale poteva essere, dunque, il “vero” albero sacro druidico?

“…La betulla, seppur nobilissima, non si armò che in ritardo, segno non di codardia ma di alto rango…”

Secondo Robert Graves, particolare sacralità aveva la Betulla. Ne la Dea Bianca lo studioso mette in evidenza come fosse questo albero ad aprire l’anno celtico in quello che viene proposto come una sorta di “calendario celtico” anche se di difficile verifica. L’albero è collegato alla rinascita solare, e dunque lo ritroviamo, almeno in Irlanda, nei rituali legati al Solstizio di Inverno. La sua sacralità si manifesta anche nel giorno della Candelora e, almeno nella tradizione gallese, a Beltane, visto che è tale pianta a fornire il tronco per il palo di Maggio.Inoltre il “re del Maggio” veniva completamente rivestito di frasche di betulla mentre i ragazzi si mascheravano con cappelli fatti di corteccia di betulla e fiori.

The story in the Book of Ballymote says that Ogma son of Elathon, manoscritto databile 600 d.C., afferma che Ogma incise i primi Ogam nel legno di betulla. Si narra, poi, cheOgma volesse avvertire il fratello Lugh del pericolo che stava correndo sua moglie di venire portata nell’Altromondo. Così incise sette B su un bastoncino di betulla, a significare: “tua moglie verrà portata per sette volte nel mondo degli Inferi, o in qualche altro mondo, a meno che non venga protetta da una betulla”. La sua sacralità poteva essere legata anche al dono della visione e degli oracoli. Sotto le sue fronde tradizione vuole che i druidi cadessero in trance. Questa credenza ha sicuramente qualcosa di vero. Infatti l’Amanita Muscaria, consumata in molte culture nordiche proprio con lo scopo di entrare in trance cresce preferibilmente tra le radici di questo albero.

Eppure altri scrittori mettono in dubbio il primato della Betulla.

E se invece fosse il Melo, l’eroe mancante non per forza e coraggio ma per “lingua”?

Nel poema Vita Merlini si narra come il famoso druido avesse l’abitudine di insegnare sotto tale albero. Nella mitologia bretone, inoltre, prima di profetare si doveva mangiare una mela, frutto che permetteva di mettere in connessione i mondi. Nei componimenti Yr Afallennau e Yr Oianau viene descritta la follia di Mago Merlino che, in una foresta, parlava con un melo. Pazzia o Visione? La Mela è il cibo che viene dall’Oltremondo come dimostrato dall’avventura di Condle, figlio del re Conn, che riceve dalla Signora dell’Altro Mondo una mela che lo nutre senza consumarsi mai. La mela è dunque un albero dell’oltremondo che cresce ad Avalon, il mondo mitico nel quale riposano gli eroi.

Altro importante albero sacro è il Tasso, come messo in evidenza da Chetan e Brueton nel saggio The SacredYew.

Così dopo alcune valutazioni, più che un legame tra il Druido e l’albero, sarebbe forse più giusto evidenziare un forte rapporto tra il Druido e il culto degli Alberi. Per i celti il bosco è stato sempre un luogo sacro, esso era il nemeton ovvero il drunemeton, il boschetto sacro. I templi druidici erano dunque tra gli alberi e le foreste dove essi potevano celebrare i rituali necessari alla collettività.

“…Né di madre né di padre, quand’io fui fatto, erano il sangue o il corpo mio; di nove tipi di facoltà, del frutto dei frutti, di frutti Dio mi fece, del fiore della primula di monte, dei germogli di alberi e cespugli, di terra della specie terrestre…”

Una replica a “Gli Alberi sacri e il Druidismo”

  1. […] Lo Spirito degli Alberi. Una chiave per la vostra espansione, Crisalide Edizioni, 2010. • Gli alberi sacri e il druidismo • Il melo, storia e arte • La madre di tutte le mele sarà seminata in Italia • James George […]

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