di Andrea Romanazzi

Molto spesso la storia dell’Italia si è intrecciata con quella presente dall’altra parte dell’Adriatico, e in particolare il sud Italia ha da sempre avuto rapporti fraterni con il popolo di Albania. Nonostante i continui scambi culturali già presenti dal Neolitico, una vera e propria migrazione albanese verso il sud Italia è avvenuta nel XV secolo, durante l’espansione dell’Impero Ottomano nei Balcani. Molti albanesi fuggirono dalla loro patria per evitare di doversi assoggettare culturalmente e religiosamente agli ottomani, stabilendosi in varie parti dell’Italia meridionale, tra cui Calabria, Sicilia, Puglia e Basilicata.

Oggi si parla di cultura Arbëreshë per indicare lingua, usi e tradizioni delle comunità di persone di origine albanese che vivono nel sud Italia da oltre cinque secoli.

Questa cultura è un tesoro di sincretismo culturale, in cui si intrecciano elementi della tradizione albanese e italiana, creando un’identità unica. Da un punto di vista religioso, la comunità Arbëreshë ha mantenuto un’identità spirituale che è una miscela di cristianesimo cattolico e credenze tradizionali albanesi, in cui il rispetto per gli antenati riveste un ruolo fondamentale.

La stregoneria popolare albanese, parte di questo patrimonio culturale, è una forma di magia tradizionale tramandata da generazioni. Nonostante l’influenza delle religioni moderne e delle credenze ufficiali, la magia popolare albanese è ancora praticata in alcune aree dell’Albania e tra le comunità Arbëreshë. Le streghe albanesi credono fortemente nel potere delle parole, utilizzando incantesimi e preghiere per guarire, proteggere e influenzare la realtà. Proprio come nella tradizione magica italiana, il sapere sulle erbe e le loro proprietà curative è centrale nella stregoneria albanese. Amuleti e talismani, usati per proteggere la casa e la famiglia, sono spesso realizzati con materiali naturali, come pietre e piante, ai quali si attribuisce un potere soprannaturale.

Una delle figure più interessanti nella tradizione magica albanese è il “baba” o la “nena” — rispettivamente “padre” e “madre” — che sono individui ritenuti depositari di poteri soprannaturali. Spesso vengono consultati per problemi di salute, difficoltà personali o questioni legate alla protezione contro il malocchio. Il loro ruolo è simile a quello del “guaritore” nelle tradizioni popolari di altre culture europee. Una parte fondamentale delle loro pratiche è la divinazione, per prevedere il futuro o per comprendere la causa di un problema attraverso il contatto con il mondo degli spiriti.

La figura del “Kukeri” — ballerini in costume che si esibiscono durante feste e rituali — rappresenta un altro aspetto delle credenze magico-religiose albanesi. I Kukeri indossano maschere e costumi elaborati e rappresentano gli spiriti degli antenati, che tornano nel mondo dei vivi durante particolari cerimonie. Questi rituali, che uniscono danza e magia, sono concepiti per proteggere la comunità e favorire la fertilità della terra e del bestiame.

Non mancano nella tradizione magica albanese figure più oscure, come la Shtriga, un tipo di strega simile a un vampiro femminile, capace di trasformarsi in un uccello per nutrirsi del sangue dei bambini. Oppure il Dordolec, un demone evocato per proteggere i raccolti e il bestiame dai disastri naturali, ma che si crede abbia anche il potere di controllare il clima e scatenare tempeste. Vi sono poi le Kurbetqari, streghe legate alla magia nera e alle maledizioni, che si crede possano infliggere malattie o disgrazie ai loro nemici.

Queste figure, pur essendo spesso temute e stigmatizzate come malefiche, fanno parte di un immaginario popolare che ha radici profonde nella storia albanese e rappresentano il bisogno dell’uomo di dare un volto e un nome alle forze invisibili che governano il mondo. Oggi, lo studio di tali credenze magiche è visto con un interesse nuovo, come parte del recupero del patrimonio culturale e dell’identità collettiva. Le tradizioni magiche e popolari degli Arbëreshë sono una finestra su un mondo arcaico che sopravvive nonostante il passare del tempo e la modernizzazione.

È interessante notare come la tradizione popolare Arbëreshë comprenda anche numerose pratiche legate alla protezione e alla guarigione, tramandate nel corso dei secoli e registrate già nel XIX secolo dalla “Rivista di Tradizioni Popolari”. Queste pratiche comprendono rimedi per guarire i neonati deboli, proteggere i bambini dal malocchio, e curare diverse malattie attraverso rituali che uniscono elementi naturali e simbolici. Per esempio, un neonato che apre con difficoltà gli occhi veniva considerato debole e si credeva che strofinargli la testa con del tuorlo d’uovo potesse rinforzarlo. Le ferite venivano curate con lo spirito di vino e compresse di tela di ragno, mentre la calvizie poteva essere trattata applicando il sugo di una vite potata al cuoio capelluto.

Questi rimedi, che possono apparire bizzarri agli occhi moderni, riflettono un profondo legame con la natura e una concezione magica della vita, in cui il visibile e l’invisibile, il naturale e il soprannaturale si fondono. La stregoneria popolare albanese, con le sue tradizioni e credenze, è un ponte tra passato e presente, un modo per connettersi con le proprie radici e con il mistero della vita. Queste tradizioni offrono uno sguardo prezioso su come le comunità abbiano cercato di affrontare le sfide quotidiane attraverso la magia, la fede e la connessione con le forze della natura.

Elenco delle credenze magico-religiose Arbëreshë:

  • Un neonato che apre con difficoltà gli occhi è considerato come debole e viene fortificato fregandogli la testa con un tuorlo d’uovo ed avvolgendogliela poi con un pannolino.
  • Una piccola creatura che strilli continuamente è considerata ammalata all’ombelico o in qualche altra parte. Per guarire il primo male si piega uno dei piedi del bambino in modo che la punta tocchi il gomito. Se questo non serve a nulla, si capisce che allora la creatura ha un’altra sofferenza, che si scoprirà facendo scorrere per tutto il corpo del bambino un tuorlo d’uovo intero e nel punto che poi si rompe, è la parte ammalata che viene quindi stropicciata fortemente con lo stesso tuorlo d’uovo.
  • Per preservare le creature contro il malocchio si taglia il piede di una talpa con una vecchia moneta d’argento, la quale viene avvolta in un pezzetto di tela e appesa al collo della creatura come amuleto.
  • Una madre non deve mai baciare sulla bocca una sua creatura, perché questa corre il pericolo di balbettare.
  • Una donna sposata di recente deve farsi portare i suoi nuovi vestiti in casa da un ragazzo, affinché la sua prima creatura sia un maschio.
  • Il primo caffè che si porta a una partoriente deve essere prima gustato da un’altra donna, la quale da parte sua bagnerà pure le labbra del neonato affinché questi goda sempre buon appetito.
  • Donne incinte che vogliono partorire un maschio si lasciano fregare il ventre da donne del mestiere («ferkojze», cioè donne freganti), e oltre ciò bevono un’infusione fatta di certe erbe di montagna sciolte nell’acquavite.
  • Le ferite prodotte da tagli, nel caso che vi sia abbondanza di sangue, si curano applicando alla ferita spirito di vino e poi compresse di tela di ragno.
  • Per far cessare un’emorragia del naso si frega il naso con una pietra rossa («gur gakut», pietra di sangue) e poi si dà da bere alla persona un po’ di polvere di quella stessa pietra sciolta nell’acqua.
  • Le bruciature si curano passando sulla parte bruciata la sporcizia dello scol («balt scolit»), una vaschetta sporgente nelle case albanesi dove le persone si lavano il viso e le mani.
  • Chi soffre di dolori di testa deve, per farli cessare, guardare lo spuntar del sole attraverso qualche pietra bucata dalla natura.
  • Chi soffre di scrofole deve sradicare una zucca selvatica, tagliarla in 365 pezzetti e portare ogni giorno uno di questi appeso al collo come amuleto, avendo cura di rinnovarlo prima dello spuntar del sole.
  • Le morsicature degli scorpioni si curano con un olio preparato mettendo scorpioni in amore in una boccetta contenente olio d’oliva e lasciandoli putrefare.
  • Contro la calvizie si taglia durante un anno a ogni luna nuova una ciocca di capelli e poi si unge quella parte del capo dove sono stati recisi i capelli con il sugo di una vite appena potata.
  • Contro l’itterizia si porta appesa al collo una moneta d’oro proveniente da una donna morta senza figli.
  • Per facilitare l’urina si prende zuppa di formiche con cervello di gazza.
  • Contro qualunque forte dolore si prende come calmante dello sterco di sorcio sciolto nell’acqua.
  • Chi soffre di espulsioni deve fregarsi la faccia, le mani e il corpo con la cintura di un uomo morto senza prole e, se è una donna, con la cintura di una donna che pure non abbia mai avuto bambini.
  • Contro la febbre il malato deve fare un bagno con acqua attinta da tre pozzi differenti, in cui si aggiungono cervello di gazza, foglie di pruno e vagliatura. Questo bagno va fatto durante tre giorni prima del tramonto del sole, e l’acqua deve essere gettata sulla strada pubblica, in modo che chiunque la tocchi per primo riceva la febbre.
  • Il vaiolo, il colera, la tosse canina e la peste annunciano la loro comparsa vestiti in forma di donna. La peste tiene una scopa in mano, e chi la vede in veste bianca non ha nulla da temere, mentre chi la vede in veste nera deve aspettarsi che la malattia colpisca la sua famiglia.
  • Cattivi sogni non si devono raccontare nella stanza, ma fuori all’aria aperta.
  • Il pane non si deve mangiare in giardino, perché si corre il rischio che i vermi mangino i legumi.
  • In una brocca nuova deve bere per primo un piccolo ragazzo, altrimenti l’acqua nel recipiente puzzerà sempre.
  • Se un cadavere non si agghiaccia presto o rimane con gli occhi aperti, si aspetta un altro morto nella famiglia.
  • A colui che si dispera troppo per la perdita di un caro, si getta sulla testa un pugno di terra preso dalla tomba del morto, per aiutarlo a sopportare la perdita.
  • Il neonato, appena venuto alla luce, si lava con vino fresco, o tiepido a seconda della stagione, per rinforzargli le ossa. Gli si tira il naso affinché cresca dritto, e gli si comprime il cranio per evitare che diventi storto.
  • Per gli infanti malati si cerca la sede del morbo coricandoli e congiungendo mani e piedi in modo particolare; se strillano, è segno di malattia.
  • Contro l’itterizia, il paziente deve urinare su una piantina chiamata “erba-cane” dopo aver visto il mare e ripetendo una formula. La pianta dissecca e il paziente guarisce.

Le tradizioni magico-popolari albanesi e Arbëreshë rappresentano un ricco patrimonio culturale che ha resistito alla prova del tempo. Nonostante la modernizzazione e l’influenza delle religioni ufficiali, queste credenze continuano a vivere nelle pratiche di guarigione, nei rituali di protezione e nelle storie tramandate di generazione in generazione. Esse sono testimonianze di una visione del mondo in cui la natura, la magia e il soprannaturale si fondono, e offrono uno spunto di riflessione sull’importanza di preservare le nostre radici culturali e la saggezza popolare. Comprendere e valorizzare queste tradizioni significa mantenere viva la memoria collettiva e il legame profondo con le identità.

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