di Andrea Romanazzi

“E domani è San Giovanni, / fratel caro; è San Giovanni. / Su la Plaia me ne vo’ gire, / per vedere il capo mozzo / dentro il Sole, all’apparire, / per veder nel piatto d’oro / tutto il sangue ribollire”. Così scrive il Vate di Italia, nella Figlia di Iorio facendo trasparire tutta l’aura di mistero e magia che avvolge la notte del 23 Giugno.

Il Solstizio, conosciuto come la Notte di San Giovanni, segna un importante momento di passaggio tra la primavera e l’estate, carico di simbolismo e tradizioni popolari. La parola solstizio deriva dal latino “sol stitium”, che significa “il sole si ferma”. Questo termine si riferisce al fatto che, in quel giorno, il Sole raggiunge la sua massima altezza sull’orizzonte a mezzogiorno, per poi iniziare a discendere ogni giorno fino al solstizio d’inverno, quando raggiunge l’altezza minima. Dopo il solstizio d’inverno, il Sole inizia nuovamente a risalire nel cielo. In molte culture, il solstizio d’estate era considerato un momento magico, durante il quale le forze della natura erano particolarmente potenti. La Chiesa cattolica ha poi sovrapposto la festività cristiana di San Giovanni Battista a queste antiche celebrazioni pagane, mantenendo molte delle tradizioni preesistenti. San Giovanni Battista è una figura di grande importanza nel cristianesimo, noto per aver battezzato Gesù nel fiume Giordano.

La sua nascita, celebrata il 24 giugno, viene collocata esattamente sei mesi prima di quella di Gesù, a simboleggiare il legame profondo tra i due. il 24 Giugno è detto infatti san Giovanni che ride, il 27 Dicembre è la festività di san Giovanni che Piange. E’ la Festa del trionfo del Sole, il primo giorno dell’estate, il giorno più lungo dell’anno e festa delle erbe. Le celebrazioni di questi giorni danno grande risalto al Sole. In Abruzzo e Molise si crede che guardando sorgere il sole si possa scorgere la testa del santo decapitato, mentre in Sicilia all’alba c’è l’uso di vedere il “sole girare” riflesso in una bacinella di acqua.

La Vigilia delle Streghe

Secondo il folklore, è proprio in questa notte che “tutte le streghe si riuniscono”, come recita un antico detto popolare: “Alla vigilia di San Giovanni tutte le streghe s’arduna a cumanno“. Molteplici sono i luoghi di riunione delle streghe, per approfondimenti vi rimandiamo a due nostri saggi “Guida alla Streghe in Italia” edito Venexia e “La Stregoneria Italiana” pubblicato con Anguana. Tra i più noti ricordiamo Il Monte Sibilla, situato nella catena dei Monti Sibillini, il Monte Musinè, situato nelle vicinanze di Torino, dove le streghe si diceva che si riunissero per celebrare i loro rituali sotto la luce della luna. Vi è poi il  il Lago di Nemi dedicato alla dea Diana, dove  si credeva che le streghe si riunissero sulle sue sponde per celebrare rituali in suo onore, o ancora le Sorgenti del Clitunno, vicino a Spoleto, considerate un luogo sacro fin dall’epoca romana ed ambiente perfetto per i sabba. In Calabria troviamo nella Sila Grande, la Valle delle Streghe, mentre in Veneto il Bosco del Cansiglio altro luogo legato alla tradizione stregonesca. Per vederle basterebbe portarsi in un quadrivio e poggiare il mento su un forcone di legno di fico. Le donne del diavolo appariranno così all’ignaro viandante.  Questo mito ha radici profonde nella tradizione europea, ed infatti la paura delle streghe era così radicata che molte delle pratiche della Notte di San Giovanni avevano lo scopo di proteggere le persone dai loro poteri malefici. Per difendersi dai loro influssi malefici, si ricorreva a vari espedienti. Prima di andare a coricarsi, si ponevano delle scope dietro la porta di casa per far fuggire la strega. Infatti, la strega temeva la scopa perché, vedendola, era costretta a contare tutti i fili di saggina di cui era composta. Poiché la strega teme il giorno, le luci dell’alba la costringevano a fuggire prima di riuscire a nuocere a qualcuno, avendo perso tutta la notte a contare i fili di saggina. Molti contadini inchiodavano sulla porta di casa il fiore dell’erba carlina per impedire il passo della strega. Vedendo il fiore, la strega era costretta a contare con precisione le migliaia di capolini che formano il seme. Come per le scope, consumava la notte senza riuscirvi, e all’alba era obbligata a fuggire senza aver nuociuto. Si credeva che le streghe uscissero dai loro nascondigli e si ponessero nei crocicchi delle vie. Chi voleva vederle non doveva fare altro che cercare un crocicchio con una forca di fico sotto il mento e un catino d’acqua sotto i piedi. A mezzanotte, le streghe sarebbero passate schiamazzando e urlando. I più prudenti, per proteggersi dalle streghe, infilavano sotto gli abiti qualche erba di San Giovanni, come l’iperico, la lavanda o uno spicchio d’aglio, raccolti prima dell’alba.

La Tradizione dei Falò nella Notte di San Giovanni

Una delle tradizioni più emblematiche della Notte di San Giovanni è l’accensione dei falò. Questi fuochi rituali servono a scopi sia purificatori sia come forma di magia simpatica, evocando la luce e il calore del sole sulla terra. Questa pratica affonda le sue radici in antiche credenze pagane, successivamente integrate nelle celebrazioni cristiane. Secondo James Frazer, celebre antropologo e autore del fondamentale testo “Il Ramo d’Oro”, i falò sono una manifestazione di magia simpatica, dove “simile produce simile”. Frazer sostiene che accendere fuochi durante il solstizio d’estate sia un tentativo di imitare il sole per rafforzare la sua potenza e assicurare un raccolto abbondante. Il fuoco, con il suo calore e la sua luce, simboleggia il sole al suo apice, e accenderlo sulla terra è un modo per invocare la sua energia vitale e benefica. Oltre all’aspetto simbolico, i falò di San Giovanni hanno un significato purificatore. Saltare sopra i fuochi è un rito di passaggio che dovrebbe conferire protezione, salute e fortuna, oltre a liberare le persone dalle influenze negative. Le ceneri dei falò vengono spesso raccolte e conservate per le loro presunte proprietà magiche e curative, usate poi per benedire i campi o come talismani protettivi. La tradizione dei falò è particolarmente viva in molte regioni d’Italia, dove le comunità si radunano per celebrare insieme questa notte speciale. Le fiamme danzanti e il calore del fuoco creano un’atmosfera di convivialità e festa, unendo le persone in un antico rito collettivo che celebra la luce, la purificazione e la continuità della vita. Frazer descrive come, in diverse parti dell’Inghilterra e della Scozia, i falò venivano accesi durante il solstizio d’estate. Nella Cornovaglia, per esempio, i fuochi di San Giovanni erano accesi sulle colline, e la popolazione partecipava attivamente a queste celebrazioni, saltando sopra le fiamme per ottenere protezione e buona fortuna. Stessa cosa avveniva in Francia, soprattutto nella regione della Bretagna, dove i falò di San Giovanni erano una pratica comune tre i contadini bretoni che li accendevano per purificare l’aria e proteggere i raccolti dalle calamità. I tedeschi, invece,  credevano che il fuoco avesse poteri purificatori e apotropaici, capaci di scacciare gli spiriti maligni e le streghe, e  tradizioni simili legate ai falò del solstizio d’estate le troviamo in Svezia e Norvegia, dove i falò di Midsummer erano accesi per celebrare la luce e il sole. 

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