di Andrea Romanazzi
Il rituale siciliano per diventare strega è una cerimonia antica e misteriosa, ricca di tradizioni e simbolismi che affondano le loro radici nel folklore e nella cultura dell’isola.
Diventare una strega non è un destino, ma una scelta che richiede un lungo e impegnativo percorso di apprendimento e iniziazione. Il processo prevede una “investitura” da parte di altre sacerdotesse, le quali passano le loro conoscenze e poteri alla nuova adepta. Si tratta di una trasformazione che avviene attraverso un complesso rituale, in cui la neofita viene spogliata delle sue vesti e della sua identità precedente, per abbracciare una nuova esistenza ricca di magia e segreti.
Durante il rituale, la candidata è sottoposta a un sonno profondo indotto da speciali sonniferi e suggestioni, simbolizzando una rinascita spirituale. Al suo risveglio, recita un’antica formula che sancisce il suo ingresso nel mondo delle streghe, conferendole la libertà e il potere di influenzare il proprio destino e quello altrui.
Questo rito di passaggio è un momento sacro e solenne che si svolge lontano dagli sguardi indiscreti. Vi riportiamo il rituale integrale
Semu vinuti tutti trentatri
E ti vinnimu tutti a visitari,
Ed ogneduna ti voli ciatari,
‘Ncumpagnia nostra ti vulemu purtari.
Granni putistà t’avemu a dari
E li nostri cumanni divi fari.
Mentri chi si curcata usciri
Pri prisintariti a la Fata maggiuri,
Fariti vidiri, fariti canusciri,
Scriviri un libru di cuncizioni;
Chi quannu chiami la Fata maggiuri
Tuttu chiddu chi voi ti l’avi a fari
Lassacci un truffu di li to’ capiddi
Chi ti li metta ‘ntra un libru maggiuri.
A lu cimiteru di Ventotene ti voli purtari
Unni ci sù li spiriti maggiuri
E chi quannu tu nesci ‘ncumpagnia
Nudda donna, nuddu spiritu eci sia
Chi ponnu dari suggizioni a tia.
Siamo venute tutte e trentratré e tutte veniamo per renderti visita ed ognuna di noi ti vuol salutare. Vogliamo portarti in nostra compagnia. Dobbiamo darti grandi poteri e devi eseguire i nostri comandi. Devi uscire mentre sei coricata per presentarti alla Fata maggiore e da essa farti vedere e farti conoscere. Devi scrivere un libro di motti, così che quando chiamerai la Fata maggiore essa dovrà farti tutto quello che tu vuoi. Lasciale un ciuffo dei tuoi capelli affinché li metta nel suo libro maggiore. Ella vuol portarti al cimitero di Ventotene dove sono gli spiriti maggiori, e quando ne riuscirai in loro compagnia non vi sarà più alcuna donna, né alcun spirito che possa darti soggezione.
Trascorse le ventiquattr’ore, la neofita recita i seguenti versi:
Mi risvigghiu e mi vju sula.
Ch’àiu statu cu li signuri,
Chi m’hannu fattu viaggiari.
Haju patutu ed aju gudutu.
M’haju pigghiatu gran piaciri
Chi nun si po’ pigghiari nuddu.
Pozzu fari soccu vogghiu,
E nun c’è nuddu chi m’avi a tuccari
La lingua ‘nterra cci fazzu stricari.
Mi sveglio e mi vedo sola, dopo di essere stata con le signore che mi hanno fatto viaggiare. Ho sofferto ed ho goduto. Mi sono presa grandi spassi che nessun altro può prendersi. Posso fare ciò che voglio e nessuno si rischi a toccarmi altrimenti la lingua per terra gli farò sfregare.
A questo punto una delle maggiori streghe le confida tutti i segreti, le ricette per la composizione di pentolini, il modo di sfatturare, insomma, tutti i segreti dell’arte.
Il rito dell’investitura si può fare in qualsiasi giorno della settimana, meno il venerdì, giorno in cui morì Nostro Signore Gesù Cristo. Scrive il Pitrè: «Non può fare fattura chi non sia investito del diritto di esercitare stregoneria. Non si può esercitare tale diritto senza commettere prima, per 40 giorni di seguito, quaranta peccati mortali».
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