di Andrea Romanazzi

Gravina di Puglia, un antico crocevia di storia, cultura e misteri, ha un fascino che si estende ben oltre le sue origini preistoriche. Situata nelle Murge, questa città può vantare un’occupazione umana che risale al Paleolitico antico, quando le risorse d’acqua abbondanti del torrente Gravina resero il luogo ideale per l’insediamento. La storia della città è densa di avvenimenti e cambiamenti, avvolta in un alone di leggende e mitologie che ancora oggi permeano l’aria e i luoghi.

Le Origini Mitiche e la Dominazione Peuceta

Secondo Dionigi di Alicarnasso, l’area fu occupata dai Peuceti, guidati da Peucezio, figlio del mitico Licaone d’Arcadia e fratello di Enotro, una delle popolazioni italiche antiche. Successivamente, conosciuta in epoca romana con il nome di “Silvium”, divenne una città fiorente durante il periodo dell’Impero Romano, trovandosi al centro di importanti vie di comunicazione e di commercio. Durante il medioevo, si trasformò in importante centro strategico, spesso conteso tra le varie entità politiche che si susseguirono in Puglia, tra cui l’Impero Bizantino e i Normanni. Fu durante questo ultimo periodo che venne costruito l’imponente castello, simbolo di potere e difesa della città, intorno al quale si sviluppò la vita urbana e si definirono i confini di quella che è la Gravina moderna.

La Gravina e le Sue Grotte Rupestri

Il simbolo più noto di Gravina è però il “burrone” o “gravina”, che le conferisce il nome, un enorme canyon che si estende per chilometri, circondando l’abitato e creando un habitat rupestre di straordinario interesse storico e naturalistico. Questo luogo è costellato di grotte e cavità naturali poi utilizzate nel corso dei secoli come tombe, abitazioni, stalle e chiese. Molte di queste grotte sono ancora oggi visibili, e alcune conservano affreschi di grande valore artistico realizzati da monaci orientali che giunsero qui durante il medioevo.

Una delle cripte più celebri di Gravina è quella di San Vito Vecchio, nota come la “Sistina” della pittura rupestre gravinese. I suoi preziosi affreschi, in parte strappati per preservarne l’integrità e oggi custoditi dalla Fondazione Ettore Pomarici Santomasi, rappresentano una delle testimonianze meglio conservate della pittura a fresco pugliese. Il fulcro della decorazione è la figura maestosa del Cristo Pantocratore in mandorla, circondato da angeli e seduto su un trono decorato con cerchi di perline. La potenza espressiva di questi affreschi evoca la spiritualità e la devozione che hanno caratterizzato la storia di questo luogo.

Culti di Fertilità e la Grande Madre

Uno degli aspetti più affascinanti di Gravina è la persistenza di culti arcaici legati alla fertilità, in particolare quelli dedicati alla Grande Madre. Il culto della Grande Madre è uno dei più antichi e universali nella storia dell’umanità, simbolo di fecondità e rigenerazione. Per esplorare questi luoghi sacri occorre recarsi ai piedi della collina Petra Magna, presso il complesso rupestre della Chiesa Madonna della Stella, situato tra i siti archeologici di Padre Eterno e Botromagno.

Questo complesso è accessibile attraverso l’antica cinta muraria, percorrendo il ponte viadotto-acquedotto settecentesco che conduce fino alla collina. Più che una semplice chiesa rupestre, è un sistema di grotte interconnesse che rivela la stratificazione culturale della regione. Già in epoca peuceta, questo luogo sembra essere stato adibito a riti di fertilità, come testimoniato dalla presenza di un bassorilievo raffigurante un volto femminile dalle forme arcaiche, rappresentante probabilmente la donna gravida, simbolo della Grande Madre.

Il Complesso della Madonna della Stella

Il terzo ambiente del complesso della Madonna della Stella è particolarmente rilevante per comprendere i riti ctonii di Gravina. Qui troviamo una vasca di abluzione e uno “Scanno di Fertilità”, elementi chiave di rituali legati all’acqua e alla fertilità. Secondo alcune ipotesi riportate nel saggio Guida alla dea Madre in Italia (2004), questo scanno veniva utilizzato per cerimonie di penetrazione fallica: un foro nel mezzo dello scanno ospitava un elemento di legno a forma fallica, utilizzato da donne che cercavano di superare la sterilità o problemi di concepimento.

La vasca, situata ai piedi dello scanno, sembra essere stata parte di riti demetriaci per la protezione delle nascite e dei lattanti.

La stessa chiesa della Madonna della Stella è un esempio emblematico di come l’antica spiritualità pagana sia stata progressivamente assorbita e reinterpretata dal cristianesimo. Costruita nel 1569 sopra una preesistente chiesa rupestre dedicata a San Michele Arcangelo, la chiesa è diventata un luogo di culto mariano a seguito di numerosi miracoli legati alla fertilità. Questi eventi rafforzarono la percezione del luogo come spazio sacro, capace di favorire la vita e la prosperità delle comunità locali.

Riti di Incubatio e il Passaggio al Cristianesimo

Le antiche pratiche di fertilità legate alla chiesa della Madonna della Stella ricordano molto da vicino l’incubatio greca descritta da Strabone, praticata nei templi di Esculapio e Serapide, in cui i malati dormivano ai piedi delle statue del dio in cerca di guarigione. Anche a Gravina troviamo testimonianze di rituali notturni accompagnati da canti e danze, descritti dai vescovi Bosio e Cavalieri, che richiamano direttamente le celebrazioni demetriache dell’antica Grecia.

Il passaggio dal paganesimo al cristianesimo non eliminò del tutto questi riti, ma li reinterpretò. Nei sinodi della diocesi di Gravina del XVII secolo si leggono descrizioni di pratiche rituali che coinvolgevano uomini e donne in un contesto notturno, che spesso culminavano in banchetti e atti considerati sconvenienti dalla Chiesa. Monsignor Cavalieri, nel 1693, fu costretto a imporre che tutte le chiese, in particolare quella della Madonna della Stella, fossero chiuse al calare della notte per evitare che le antiche usanze continuassero a essere praticate.

Una delle tradizioni legate alla fertilità più suggestive è la cosiddetta “sc’nnuut” o “discesa”, una pratica che coinvolgeva le giovani coppie locali. Passare una notte nella grotta significava formalizzare la loro unione, una sorta di matrimonio simbolico che poteva avvenire anche senza il consenso dei genitori. Questa tradizione sembra essersi protratta fino a tempi relativamente recenti, come testimonia un racconto del 1983 dello studioso locale Felice Altieri, in cui si narra di una donna rimasta incinta dopo aver passato la notte nel santuario con il marito.

Il Simbolismo della Cola-Cola

Un altro elemento emblematico della cultura di Gravina è il fischietto di terracotta noto come “Cola-Cola”. Questo tipico fischietto bitonale rappresenta uno degli eredi diretti dei tintinnabula fittili prodotti nella regione sin dal V secolo a.C. Il fischietto è spesso descritto come una stilizzazione di un gallo, animale sacro ad Esculapio e simbolo di fertilità e rinascita. Secondo la tradizione locale, il fischietto veniva regalato alle giovani coppie come augurio di buona fortuna e fertilità.

La simbologia sessuale del fischietto è evidente: la testa dell’animale richiama l’elemento fallico maschile, mentre la parte posteriore, dove si soffia per produrre il suono, rappresenta la vulva. In passato, questi oggetti venivano utilizzati per scacciare gli spiriti maligni e per garantire la fertilità, unendosi così al ricco panorama di simboli e rituali che, nel corso dei secoli, hanno fatto di Gravina un luogo di intensa spiritualità e di mistero.

Gravina di Puglia non è solo un luogo di storia e archeologia, ma è anche un crogiolo di tradizioni, simboli e misteri che attraversano i millenni. Dai riti di fertilità dedicati alla Grande Madre ai successivi culti cristiani, dalle cripte affrescate alla Cola-Cola, la città conserva un fascino unico che invita alla scoperta.all’acqua e dal tempo, continua a raccontare storie di uomini e donne in cerca di risposte, di guarigione, di fecondità e di un legame profondo con la terra e con il divino. Un luogo dove il passato non è mai veramente passato, ma vive ancora nei simboli, nelle leggende e nelle pratiche che ancora oggi affascinano chiunque si avventuri tra le sue antiche rocce e grotte sacre.

Una replica a “Gravina di Puglia tra culti pagani e misteri”

Lascia un commento

In voga