di Andrea Romanazzi

La suora e il diavolo: Storia di un manoscritto misterioso in Sicilia

Questo approfondimento vuole parlare di una storia di di beatificazione e di demoniaco.

Siamo nel cuore della Sicilia, ad Agrigento. E’ qui che nacque, il 29 maggio 1645, Isabella Tomasi, destinata a diventare una figura iconica nella storia religiosa dell’isola. Secondogenita del duca di Palma Giulio Tomasi e di Rosalia Traina, baronessa di Falconeri e Torretta, Isabella crebbe in un ambiente profondamente cristiano, una caratteristica distintiva della famiglia Tomasi di Lampedusa. Fin da giovane, fu immersa in un ambiente predisposto alla vita monastica. Suo padre e suo fratello Carlo avevano ottenuto il permesso dalla curia di fondare un monastero benedettino a Palma di Montechiaro, dedicato al Santissimo Rosario. Il palazzo ducale dei Tomasi fu trasformato in un cenobio adiacente alla cattedrale, diventando il fulcro della vita religiosa della comunità. Isabella, conosciuta in seguito come Maria Crocifissa della Concezione, abbracciò pienamente la vocazione monastica il 7 ottobre 1660, prendendo i voti nel nuovo monastero. Da quel momento in poi, la sua vita fu dedicata alla meditazione profonda, ai lavori umili e a un’intensa unione spirituale con il Signore. La sua devozione e la sua santità non passarono inosservate: il vescovo di Agrigento, Ignazio D’Amico, inviò tre gesuiti per verificare le testimonianze sulla sua vita spirituale, i quali furono profondamente impressionati e ne riferirono positivamente al presule. Nel 1672, Maria Crocifissa ebbe una visione della Madonna Addolorata, secondo la quale le fu predetto che la croce sarebbe stata la sua clausura perpetua. Questo evento segnò profondamente la sua vita spirituale, confermando la sua missione di vivere la crocifissione interiore con gioia e sacrificio. La sua vita monastica non fu esente da prove: accettò con serenità e umiltà le malattie e le sofferenze fisiche che la afflissero, interpretandole come parte del suo cammino verso una più profonda unione con Cristo crocifisso.

L’episodio più noto della vita di Maria Crocifissa odora però di zolfo.  Si dice che, sotto dettatura del demonio, scrisse una lettera il 11 agosto 1676 utilizzando un linguaggio criptico e incomprensibile, suscitando l’interesse di numerosi studiosi e scrittori. Nel 1955, Giuseppe Tomasi di Lampedusa visitò il monastero di Palma, dove Isabella Tomasi era vissuta e sepolta. Questa esperienza turbò profondamente lo scrittore, tanto da influenzare la sua opera più celebre, “Il Gattopardo”. Nel romanzo, Tomasi di Lampedusa inserì la figura della beata Corbera, un alter ego letterario di Isabella Tomasi. Il cognome “Corbera” compare sporadicamente nel romanzo per indicare altri avi del protagonista, che si firma Fabrizio Corbera, principe di Salina.

Il Mistero della Lettera del Diavolo

Ritorniamo alla lettera, Il 11 agosto 1676 i suoi compagni di convento entrarono nella sua cella e trovarono Isabella seduta a terra, il volto macchiato di inchiostro, con un foglio tra le mani su cui erano tracciati segni in un alfabeto sconosciuto. Accanto a lei giaceva un calamaio, ancora aperto. In uno stato di sconcerto, raccontò di aver ricevuto una visita insolita: il demonio in persona le aveva dettato una lettera. La missiva, secondo il racconto della suora, era stata scritta in un linguaggio criptico e incomprensibile, probabilmente concepito per confondere e spaventare.

Il documento, che divenne noto come la “Lettera del Diavolo”, faceva parte di un manoscritto che Isabella stava preparando per il suo confessore. La suora, temendo l’origine maligna della comunicazione, rifiutò di firmare la lettera come richiesto dal demonio e scrisse invece una semplice esclamazione di angoscia: «ohimè». Questo episodio non solo sconvolse la comunità monastica, ma attirò l’attenzione delle autorità ecclesiastiche dell’epoca. Il vescovo  di Agrigento e altri ecclesiastici visitarono il monastero per indagare sull’evento straordinario, cercando di comprendere se la lettera fosse un miracolo divino o un inganno demoniaco.

L’enigmatico evento continua oggi a suscitare dibattiti e speculazioni tra studiosi e storici. La misteriosa missiva, scritta in un alfabeto criptico e apparentemente incomprensibile, ha alimentato varie teorie nel corso dei secoli. 

Nel cuore del Ludum, un centro di eccellenza tecnologica e investigativa, Daniele Abate, direttore del team, si trova al centro di un enigma che sfida le convenzioni sia della tecnologia che della storia religiosa. Attraverso l’uso della Intelligenza Artificiale  Daniele Abate, con la sua squadra, avrebbe interpretato il significato della lettera sempre secondo i quali sarebbe stata scritta dalla monaca perchè affetta da disturbo bipolare.

La “traduzione”, se così si vuol chiamare, sarebbe questa

“Forse ormai certo Stige”, “Poiché Dio Cristo Zoroastro seguono le vie antiche e sarte cucite dagli uomini, Ohimé”. “Dio pensa di poter liberare i mortali”, “questo sistema non funziona per nessuno”, “la trinità non esiste”.

Diciamo che si poteva far di meglio. A nostro parere è ancora una volta il tentativo “illuministico” moderno di dare risposte senza rispondere. Aggiungiamo che in realtà i demoni avrebbero riferito altri due messaggi alla monaca, tuttavia questa si rifiutò sempre di rivelarli, anche in punto di morte. 

Esaminando il manoscritto a noi sembra invece rifarsi ai numerosi alfabeti magici di cui ci siamo già occupati e che erano in uso tra alchimisti e maghi rinascimentali

Il mistero continua….ancora oggi la lettera è gelosamente all’interno della stanza del tesoro della Cattedrale di Agrigento.

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