di Andrea Romanazzi
La Sicilia è una terra intrisa di magia, dove credenze arcaiche, influenze greche, romane, arabe e normanne si sono intrecciate per creare un patrimonio esoterico unico. La magia siciliana si manifesta in pratiche popolari, riti di guarigione, formule protettive e invocazioni agli spiriti.
Uno degli elementi più caratteristici è la figura della maga o “fattucchiera”, spesso una donna esperta nell’uso delle erbe, nella lettura delle carte e nelle preghiere segrete tramandate oralmente. Queste donne erano custodi di un sapere antico, che fondeva conoscenze botaniche con rituali sacri e profani. La loro magia serviva a curare il malocchio, sciogliere fatture d’amore e proteggere dalla malasorte.
Un’altra tradizione diffusa è quella del “ciatu”, il soffio magico che veniva usato per guarire, spesso accompagnato da formule sussurrate e segni della croce. Simili erano le “prucissioni”, rituali di purificazione che includevano preghiere e gesti simbolici per allontanare le negatività.
Importante anche la figura del “magaru”, un uomo che praticava la magia operativa, spesso legata alla divinazione e ai talismani. La sua conoscenza derivava da testi antichi, come il “Libro di San Cipriano”, considerato un grimorio di enorme potere.
Questa esposizione esplora i dettagli di tali rituali, offrendoci uno sguardo intimo e penetrante sulle pratiche magiche.
Si tratta di acqua benedetta che viene raccolta dai fonti sacri di sette diverse parrocchie, poi mescolata e conservata in bottiglie di cristallo. Chi prende questa acqua recita la seguente formula:
Acqua biniditta pigghiu,
Acqua biniditta vogghiu pigghiari.
Stu spicchiu, stu stinnicchiu,
Stu malocchiu e magaria avi a cissari.
“Acqua benedetta prendo, acqua benedetta voglio prendere. Questo tormento, questa ansia devono finire; il malocchio e la fattura devono cessare.”

Una volta che le clienti ricevono l’acqua, la strega la incanta pronunciando sopra di essa delle parole senza senso. Poi la restituisce alla cliente, che deve spargerla davanti alla porta o ai quattro angoli della casa. Se viene gettata davanti all’ingresso, si dice:
Acqua biniditta jettu,
Acqua biniditta vogghiu jttari,
A cu mi voli mali vogghiu ligàri.
“Spargo acqua benedetta, acqua benedetta voglio spargere, voglio legare chi mi vuole male.”
Se viene sparsa ai quattro angoli della casa, la formula si ripete per quattro volte:
Jettu st’acqua a sti quattru cantuna,
Pri fari onuri a sti quattru signuri,
Stasira ca sunnu di nisciuta,
La me casa un si l’hannu a scurdari,
Pruvvidenza m’hannu a dari.
“Spargo quest’acqua in questi quattro angoli per onorare queste quattro signore. Questa sera che escono, non devono dimenticare la mia casa, e devono concedermi provvidenza.”
Le “signore” si riferiscono alle “donne di fuori”. Già sappiamo che le erbe più comuni usate dalle streghe sono la sabina e la maggiorana. Questi ingredienti, cotti nel vino con un po’ di segala, vengono utilizzati per impedire il battesimo, mandando qualche anima sfortunata che è stata concepita in un momento d’amore o incoscienza, a non esistere.





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