di Andrea Romanazzi

Tra le innumerevoli ballate che costituiscono il patrimonio musicale dell’Irlanda, poche possiedono il fascino enigmatico di She Moved Through the Fair. Ascoltarla significa entrare in un universo sospeso, dove il tempo sembra rallentare e il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti diventa improvvisamente sottile. Non è una semplice canzone d’amore, né soltanto una struggente elegia dedicata a una promessa spezzata. È piuttosto una testimonianza della particolare concezione della vita e della morte propria della cultura gaelica, nella quale l’esistenza non termina con il decesso fisico, ma continua in una dimensione parallela con la quale è ancora possibile entrare in relazione.

Il fascino di questa ballata risiede proprio nella sua capacità di parlare contemporaneamente a livelli diversi. Può essere ascoltata come una delicata storia romantica, ma anche come un racconto iniziatico che custodisce, dietro immagini semplici, una concezione profondamente spirituale dell’universo. È probabilmente questa ambivalenza ad averne decretato la straordinaria fortuna, tanto da renderla una delle canzoni tradizionali irlandesi più reinterpretate del Novecento. Musicalmente le versioni più intense sono quelle di  Loreena McKennitt, forse la più spirituale ed evocativa, di Sinéad O’Connor, a mo parere la più intensa e commovente, quella dei Clannad è la più “celtica” e sospesa.

Oltre il canto vi è qualcosa di più. Per lungo tempo si è ritenuto che She Moved Through the Fair fosse una ballata popolare tramandata integralmente dalla tradizione orale. In realtà il testo oggi conosciuto nasce agli inizi del XX secolo grazie all’incontro tra il poeta irlandese Padraic Colum e il musicologo Herbert Hughes. Quest’ultimo, impegnato nella raccolta di antiche melodie popolari dell’Ulster, trascrisse una melodia ascoltata nella contea di Donegal. Colum ricevette invece alcuni frammenti di testo, anch’essi appartenenti alla tradizione orale, che rielaborò fino a dare loro una forma poetica coerente. Nel 1909 la canzone venne pubblicata nella raccolta Irish Country Songs, entrando rapidamente a far parte del repertorio della rinascita culturale irlandese.

La vicenda non terminò però con quella pubblicazione. Molti decenni dopo, lo stesso Colum dichiarò di aver composto personalmente parte del testo, sostenendo che soltanto l’ultima strofa derivasse da una vera ballata popolare. Questa affermazione generò un acceso dibattito tra folkloristi e musicologi. Studi successivi hanno infatti dimostrato che esistevano numerose versioni orali con immagini e versi molto simili già prima della pubblicazione del 1909. Oggi prevale quindi l’idea che Colum non abbia inventato la canzone, ma abbia svolto il ruolo di restauratore, raccogliendo frammenti dispersi e ricomponendoli in un’unica narrazione. Questa modalità di trasmissione è tutt’altro che insolita nella cultura celtica. Per secoli i racconti e le ballate non sono stati considerati opere immutabili, ma organismi viventi destinati a trasformarsi con ogni cantore. Ogni generazione aggiungeva immagini, eliminava versi, adattava il linguaggio ai tempi, mantenendo però intatto il nucleo simbolico della narrazione. In questo senso, She Moved Through the Fair rappresenta perfettamente il modo in cui la memoria collettiva irlandese ha saputo conservare antichi contenuti spirituali pur modificandone continuamente la forma.

Ma ciò che rende davvero unica questa composizione è il suo straordinario equilibrio tra semplicità narrativa e profondità simbolica. La sua narrazione nasconde infatti, dietro all’apparente testo d’amore, un lato oscuro. La vicenda, infatti, potrebbe essere riassunta in poche righe. Un giovane incontra la donna amata mentre attraversa una fiera. I due parlano del futuro matrimonio, ormai imminente, e lei lo rassicura che tutto andrà bene. Nulla lascia presagire una tragedia. Tuttavia, senza alcuna spiegazione, la ragazza scompare dalla narrazione. Soltanto nell’ultima strofa ritorna improvvisamente durante la notte, entrando silenziosamente nella stanza del protagonista e pronunciando poche parole che lasciano intuire come la morte abbia ormai separato i due amanti. È significativo osservare che il testo non descrive mai direttamente il decesso della giovane. L’evento più importante della storia rimane completamente taciuto. È il lettore a ricostruirlo, comprendendo gradualmente che quella figura notturna non appartiene più al mondo dei vivi.

Questa scelta narrativa non rappresenta un semplice artificio poetico. Essa riflette una concezione profondamente radicata nella spiritualità celtica, secondo la quale il passaggio tra vita e morte non costituisce una frattura definitiva, ma una trasformazione dello stato dell’essere. Il silenzio sulla morte diventa così più eloquente di qualsiasi descrizione, perché suggerisce che, in fondo, nulla è realmente terminato. È proprio da questa intuizione che nasce la straordinaria forza spirituale della ballata. Non siamo di fronte a una storia sull’amore perduto, ma a una riflessione sull’amore che continua ad esistere oltre il limite della morte, in uno spazio dove memoria, presenza e assenza convivono senza contraddizione.

She Moved Through the Fair: il richiamo dell’Altromondo e la canzone di Samhain

Nella tradizione celtica il regno dei morti non rappresenta un luogo di condanna o di punizione, bensì una realtà parallela, chiamata nelle fonti irlandesi Tír na nÓg, Mag Mell o semplicemente l’Altromondo.   Le antiche fonti irlandesi ricordano inoltre come proprio durante Samhain gli abitanti dei Sídhe, le colline incantate dell’Altromondo, uscissero dalle loro dimore per incontrare gli esseri umani. Non si trattava necessariamente di apparizioni terrificanti, ma di incontri che potevano essere carichi di nostalgia, amore o insegnamento.

È esattamente ciò che accade nella parte finale della ballata.  Nella spiritualità gaelica il defunto non diventa un fantasma tormentato, ma continua il proprio cammino nell’Altromondo. Anche la fiera assume un valore simbolico che va ben oltre il semplice mercato di paese. Nelle società tradizionali irlandesi le grandi fiere costituivano momenti d’incontro tra comunità lontane, luoghi nei quali destini diversi potevano incrociarsi. In una lettura simbolica, essa diventa uno spazio liminale, un luogo di passaggio dove due mondi possono sfiorarsi. La giovane “attraversa” la fiera proprio come, nell’ultima strofa, attraverserà il confine invisibile della morte.

She Moved Through the Fair è probabilmente una delle canzoni da ascoltare davanti a un fuoco acceso, mentre la natura entra nel riposo invernale e le ultime foglie cadono dagli alberi, una vera meditazione poetica.

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