di Andrea Romanazzi

l 2 febbraio, data in cui la Chiesa Cattolica celebra la Presentazione di Gesù al Tempio e la Purificazione della Vergine, convenzionalmente nota come Candelora, rappresenta uno dei nodi focali del calendario rituale contadino. In questa fase dell’anno, il tempo cronologico si sospende per dare spazio a un tempo mitico: è il momento in cui l’inverno “muore” per dare vita alla primavera. Se la liturgia ufficiale si concentra sulla simbologia della luce e della candela benedetta, il folklore dell’Italia settentrionale, e in particolare della Lombardia, conserva tracce di un cerimoniale ben più arcaico e complesso: la Festa dei Gufi.

Questa celebrazione, che trova la sua massima espressione in alcuni nuclei rurali della provincia di Brescia, non è una semplice manifestazione ludica, ma un vero e proprio “fossile culturale”. In essa convergono istanze di protezione apotropaica, dinamiche di redistribuzione economica (sotto forma di questua) e una visione del mondo animale intesa come tramite tra l’umano e il divino.

La Festa dei Gufi

La Festa dei Gufi si configura come uno dei complessi cerimoniali più enigmatici del panorama folklorico dell’Italia settentrionale, con un radicamento elettivo nelle valli e nelle pianure della Lombardia orientale, in particolare nel territorio bresciano. Sebbene la ricorrenza si innesti sul tronco della Candelora (2 febbraio), la sua morfologia rituale rivela una stratificazione di significati che precedono di secoli la cristianizzazione delle campagne padane. L’origine della celebrazione è da ricercarsi nei riti di passaggio invernali delle popolazioni celto-liguri e reto-venete, per le quali il solstizio d’inverno e i quaranta giorni successivi rappresentavano una parentesi di “caos sacro”. In questo intervallo, il confine tra il mondo dei vivi e quello degli spiriti (o delle potenze naturali) diveniva permeabile. Il gufo, in quanto creatura dell’oscurità capace di “vedere” oltre il velo delle tenebre, veniva eletto a nume tutelare di questa transizione. La Chiesa cattolica, non potendo eradicare una devozione così profonda, ha operato un sincretismo, sovrapponendo la purificazione della Vergine alla purificazione rituale operata dai piccoli “gufi” mascherati.

Contrariamente alla vulgata medievale che spesso ha dipinto il gufo come un animale di malaugurio, nella tradizione rurale lombarda il rapace assume una valenza sapienziale e protettiva. Il gufo è l’animale che vigila quando il resto del mondo dorme; è l’osservatore silenzioso che accumula conoscenza.

Nell’economia simbolica della festa, il gufo rappresenta la prosperità latente. Come il seme riposa sotto la neve in attesa della germinazione, così il gufo abita il buio in attesa della luce. Travestire i bambini da gufi significa, dunque, investire l’infanzia – simbolo di potenziale futuro – della responsabilità di custodire la saggezza del passato. Il bambino, indossando le piume e la maschera, abdica alla propria identità individuale per assumere quella dell’antenato o dello spirito arboreo, trasformandosi in un agente sacralizzato di benedizione.

Il cuore pulsante della Festa dei Gufi è la questua itinerante. Il rituale non si svolge in uno spazio pubblico centrale (come la piazza o la chiesa), ma si frammenta nello spazio privato delle singole abitazioni, ricollegandosi al culto romano dei Lari e dei Penati, gli spiriti protettori della casa.

  • La Preparazione e il Travestimento: Le settimane precedenti la Candelora sono dedicate alla confezione delle maschere. Tradizionalmente, queste venivano realizzate con materiali poveri: corteccia, foglie secche, piume di recupero e tessuti di iuta. Il travestimento deve essere totale, poiché l’efficacia del rito dipende dall’irriconoscibilità del fanciullo.
  • L’Incursione e la Filastrocca: Il gruppo di bambini si presenta sull’uscio delle case al crepuscolo. L’adulto che li accompagna funge da garante del silenzio e del decoro rituale. Il momento culminante è la recita di una filastrocca apotropaica. Questi testi, spesso in dialetto stretto, non sono semplici rime infantili, ma vere e proprie formule di evocazione. Si invoca la fine del freddo, la salute del bestiame e l’abbondanza del raccolto, legando indissolubilmente il destino della famiglia alla generosità dimostrata verso i gufi.
  • La Dinamica del Dono: La famiglia visitata è tenuta a offrire cibo (tipicamente frittelle, farina o insaccati) o piccole somme di denaro. Questo atto di cessione di beni materiali è fondamentale per garantire la circolazione della fortuna. Chi rifiuta l’offerta ai gufi compie un atto di rottura sociale e spirituale, isolandosi dal flusso protettivo della comunità.

Un aspetto peculiare della Festa dei Gufi è la sua capacità di “migrare” all’interno del calendario festivo. In alcune comunità alpine, la figura del gufo appare prepotentemente durante il Carnevale, dove il rapace guida i cortei delle maschere brutte, quasi a voler simboleggiare l’ordine che tiene a bada il caos. In altre località, il richiamo del gufo si sente durante la Commemorazione dei Defunti. In questo caso, il gufo assume la funzione di psicopompo, ovvero di guida per le anime dei trapassati, facilitando il loro transito e impedendo che restino vaganti tra i vivi. Questa polivalenza dimostra come il gufo sia un simbolo “totale” nel folklore lombardo, capace di adattarsi a ogni momento in cui il mistero della vita e della morte richiede una rappresentazione tangibile.

La Festa dei Gufi, con la sua estetica arcaica e il suo rigore rituale, rappresenta una sfida alla modernità. In essa non vi è nulla di commerciale; non è un evento turistico, ma un atto di devozione verso le radici. Il bambino che, vestito da gufo, benedice una casa moderna dotata di ogni comfort tecnologico, crea un ponte tra epoche diverse, ricordando che l’essere umano, nonostante i suoi progressi, resta una creatura dipendente dai cicli della natura e dal favore delle potenze invisibili.

La forza di questa tradizione risiede nella sua verità antropologica: il bisogno di sentirsi protetti, il desiderio di appartenenza e la sacralità del dono. Finché un bambino nel bresciano continuerà a indossare una maschera di piume per invocare la fortuna sulla casa del vicino, la sapienza del gufo continuerà a illuminare la notte dell’inverno padano.

Lascia un commento

In voga