di Andrea Romanazzi

La tradizione magica italiana passa spesso attraverso la detenzione di un libro contenente scongiuri, segreti, formule magiche e quant’altro poteva servire al magus e/o alla fattucchiera. Una antica leggenda narra che quando l’uomo fu cacciato dal Paradiso terrestre Dio, impietositosi, consegnò ad Adamo un libro di rimedi con il quale poteva risolvere tutti i problemi dell’umanità.  Purtroppo non andò molto bene, infatti gli uomini iniziano a cercare continue fortune e a concentrarsi sul loro egoismo.  Così, quando Adamo si addormentò, Dio fece ritrovare il libro a Caino e Abele che, per gioco, iniziarono a disperderne le pagine al vento.  Col tempo gli uomini iniziarono a ritrovare alcune di pagine e utilizzandole, crearono quelli che sono considerati oggi i libri dei segreti. Coloro che venivano in possesso di questi libri li leggevano e ricopiavano, ampliandoli e aggiungendovi il proprio sapere. E’  in questo modo che nacquero i cosiddetti “grimori”.

Il termine proviene dal francese antico gramaire, ovvero “grammatica”. Erano anche noti con il termine tardo Enchiridion, ovvero libro di piccolo formato contenente la trattazione completa di una determinata materia.

I Segreti del Mondo

Come detto, i tanti testi che raccoglievano ricette, scongiuri, leggende e superstizioni, erano noti come “Secreti”. La tradizione comincia ad attecchire nel ‘500. Tra i più famosi ricordiamo i Secreti di Alessio Piemontese, uno pseudonimo per Girolamo Ruscelli, umanista e cartografo. Si tratta di un ricettario alchemico e tecnologico che ebbe un enorme successo, ristampato per oltre due secoli e tradotto in numerose lingue (francese, inglese, tedesco, latino, olandese, spagnolo, polacco, danese). Altro interessante testo è il Breve compendio di maravigliosi secreti approuati con felice successo nelle indispositioni corporali scritto nel XVII da Domenico Auda e l’Idea del giardino del Mondo del Tomai dove, tra l’altro, troviamo un’interessante disquisizione di demonologia.

Molto interessante sono anche i segreti di Madama Fochetti del 1647 e la spia del mondo di Papini. I Secreti circolavano anche sotto forma di manoscritti contenenti scongiuri e orazioni magiche, che venivano pazientemente copiati da testi in stampa e messi in circolazione attraverso forme di diffusione clandestine. Un curioso testo molto diffuso nelle abitazioni di quelle che venivano considerate magare è l’Almanacco Perpetuo di Rutilio Benincasa, scritto nel 1587, e stampato per la prima volta a Napoli nel 1593. Sono poche le notizie storiche note sull’Autore, al cui nome sono associate vicende leggendarie presenti, talora, anche nel folklore europeo o nella tradizione letteraria classica, per cui, a livello popolare, era considerato il prototipo dello stregone.

Nel testo ritroviamo tavole per calcolare le fasi lunari, previsioni astrologiche, calendari, cronologia dei principali avvenimenti, anagrammi, nozioni di anatomia, astrologia medica, agricoltura, geografia, etc…ma soprattutto tavole mensili per previsioni agricole e del ciclo contadino.

I Libri del Comando

A questi libri che potremmo definire tra scienza ed alchimia si associavano testi di pura magia. Il più noto è certamente il “Libro del Comando”, nome con cui vengono indicati testi di magia nera contenenti la descrizione dei metodi per conoscere e comandare spiriti benigni e maligni, così-come le formule magiche per invocarne l’intervento al fine di ottenerne l’aiuto per mezzo di responsi e rivelazioni. La menzione dei Libri del Comando ricorre in letteratura e assume un valore particolare in molte tradizioni folkloriche italiane nelle quali, a tali testi, sono associati anche figure negromantiche e stregonesche. Quale sia il “vero” libro del Comando non è dato sapere. Le ipotesi sono varie. Tra i libri magici più temuti vi erano quelli attribuiti a Salomone che, secondo la tradizione, aveva composto una serie di formule magiche attraverso cui ottenere qualcosa. La tradizione occulta narra che proprio attraverso i suoi sigilli e le sue formule fece realizzare ad angeli e demoni il noto Tempio. Si narra che l’astuto re riuscì anche a soggiogare il principe dei demoni, Belzebù, e lo costrinse a fargli dichiarare i nomi di tutti i diavoli con cui redasse un vero e proprio organigramma diabolico con nomi, formule, sigilli e cerimonie magiche.La tradizione dei “testi salomonici” si diffuse rapidamente in tutta Europa e, nel VII secolo, anche nelle narrazioni magiche islamiche dove si narrano storie di libri magici appartenuti al grande sovrano. Nasce così la famosa Clavicula Salominis, libro che ritroveremo nelle mani dei più importanti magisti di tutti i tempi come John Dee.

Rifacendoci solo a quelli di certa origine italiana troviamo l’Heptameron, di Pietro d’Abano, filosofo, medico e astrologo padovano, condannato al rogo per negromanzia e demonologia.

Un altro celeberrimo grimorio è quello attribuito a Papa Leone III, pubblicato per la prima volta nel 1523. Qui troviamo misteriose orazioni contro ogni sorta di fascino, incanti, sortilegi, fatture, possessioni, ossessioni, impedimenti, malefici di matrimonio e tutto ciò che può essere utile a contrastare dagli attacchi degli stregoni o dei diavoli. Sono presenti anche pentacoli e sigilli di origine cabalistica, il cui obbiettivo era beneficiare, almeno in parte, del potere della divinità in modo da riuscire a dominare il Regno oscuro e vivere meglio. Ad un altro papa, Onorio, è attribuito il “Grimorium Honorii Magni“, pubblicato per la prima volta nel 1629.Il Grimorio è in realtà attribuito erroneamente a Papa Onorio III e questo perchè via di una Bolla Papale che dava a tutti i cristiani la facoltà e la possibilità di evocare e comandare tutti i Demoni. Nei secoli seguenti circolarono molti falsi di questo Grimorio, stampati apposta per non far conoscere le formule esatte. Altro interessante libro sarebbe stato scritto da Enrico Agrippa di Nettesheim, il  De occulta philosophia libri tres.

La prima comparsa di questo testo si ebbe nel 1531 a Parigi, mentre i tre volumi completi apparvero per la prima volta a Colonia nel 1533. I libri trattavano di magia elementale, astrologia, cabala, numerologia, angeli, dei nomi di Dio, divinazione, alchimia, etc…Sulla scia di tale opera, durante il Rinascimento ci fu in Italia un proliferare di libri “magici”, come Le Grand Albert, attribuito ad Alberto Magno, frate domenicano tedesco, filosofo e vescovo, successivamente canonizzato come santo. Chiamato anche Il Libro dei Segreti, o con il titolo latino originale, Liber Secretorum Alberti Magni virtutibus herbarum, lapidum e animalium quorumdam, questo saggio era un’opera di magia naturale.

Secondo una leggenda, tra l’altro, Alberto avrebbe scoperto la pietra filosofale e l’avrebbe trasmessa al suo allievo Tommaso d’Aquino, poco prima della sua morte. Questo libro è spesso associato da un altro testo simile, il Petit Albert, noto anche come Alberti Parvi Lucii Libellus Mirabilibus Naturae Arcanis, ovvero il “Libro dei meravigliosi segreti del Piccolo Alberto”. Si tratta, anche in questo caso, di un Grimorio del XVIII secolo di magia naturale e cabalistica. Tra i libri settecenteschi, anche se con qualche dubbio in merito alla sua “italianità”, inseriamo, tra i libri del comando il Compendio rarissimum totius Artis Magicae sistematisatae per celeberrimos Artis hujus Magistros. Si tratta di un volume datato 1057 sebbene la sua vera data di pubblicazione sia 1775. Il volume è scritto in un misto di tedesco e latino e contiene 31 acquerelli insieme a tre pagine di magia e simboli rituali. Terminiamo questa parte dedicata a quelli che possono essere i libri immagini tradizionali con un libretto magico divinatorio diffusissimo in ambiente napoletano alla fine del 1800. Si tratta del libro magico di San Pantaleone, un vero e proprio grimorio fine ottocentesco ristampato poi a cura di Alfonso di Nola. Questo libro magico riporta una serie di scongiuri e magie.

I Libri del Comando tra gli Alchimisti italiani

Dopo aver approfondito cosa potesse essere realmente tale opera cerchiamo di proporre una carrellata il più esauriente possibile sulla presenza di libri magici in Italia. Inseguendo leggende, miti, tradizioni folkloriche e popolari, la sua presenza è attestata a Triolo in provincia di Cosenza, a Novelle di Sellero in provincia di Brescia, a Terento nei pressi di Bolzano; mentre a Mango si narra che ancora nel 1900 un certo Geremia fece bruciare in pubblica piazza tutti i libri del Comando del borgo. Moltissimi sono poi i racconti di gente ignara che viene in possesso di tali opere. Interessante è il racconto del prete di Elva che era entrato casualmente in possesso di uno di questi strani libri. Dopo lunghi studi egli riuscì a decifrare il testo e, visti i continui riferimenti al diavolo, lo custodì gelosamente nella sua biblioteca evitando perfino di aprirlo. Un giorno che era fuori casa, però, il caso volle che un forestiero si recò da lui alla ricerca di alcune informazioni e la perpetua lo invitò ad attenderne il ritorno nel salotto. L’uomo fu subito colpito da uno “strano volume in pergamena”, così volle aprirlo e leggerlo. Questo bastò a dare subito vita a tremende creature e a scatenare un terribile terremoto. Fu così che, una volta tornato a casa, il curato decise di murare il libro in un pilastro presente nella sua vigna, e dunque ancor oggi presente in qualche parte del borgo. Racconti simili sono presenti in varie regioni italiane. Ad Ayas, piccolo comune valdostano un curato locale avrebbe posseduto un libricino contenente riti misteriosi. Purtroppo questo gli fu rubato da alcuni giovani del paese che, leggendolo ad alta voce, materializzarono demoni e creature infernali, scacciati dal prete sempre attraverso l’uso della magia. Un famoso libro del Comando era quello dell’alchimista Pietro Barliario di Salerno, noto anche come Bailardo. Stando alla leggenda, attraverso l’utilizzo di tale opera Barliario fece realizzare, in una sola notte, ai demoni l’acquedotto medievale di Salerno, ancora oggi chiamato Ponte del Diavolo. Anche in questo caso, però, un giorno in cui il mago era assente, due suoi nipoti, rimasti soli nel laboratorio, trovarono il libro e, apertolo, caddero morti. Per la disperazione il mago si convertì dinanzi al crocifisso ligneo presente nel Monastero di San Benedetto, e qui si fece frate. Questa leggenda divenne così popolare che attirò in città moltissimi pellegrini, desiderosi di ammirare o pregare davanti all’immagine miracolosa di Cristo. La maggior parte di questi testi, però, era in mano a maghi ed alchimisti. Una Un’altra copia era in possesso, secondo la tradizione, di Cecco d’Ascoli, al secolo il poeta-mago Francesco Stabili, arso a Firenze nel 1327. Professore di astrologia all’università di Bologna, divenne medico di corte del duca Carlo di Calabria. Studioso di magia rituale, fu accusato di stregoneria e negromanzia.  Inquisito da frate Accursio de’ Bonfantini, fu condannato al rogo con tutti i suoi libri, compresi i trattati di astronomia e il poema L’Acerba. Si narra che questi avrebbe frequentato il monte della Sibilla per consacrare il suo Libro del Comando che si crede ancora oggi conservato nella Laurenziana o sopra le volte di San Lorenzo, assicurato con catene. Anche a lui, una leggenda popolare attribuisce la costruzione in una sola notte del “Ponte di Cecco” sito in Ascoli Piceno attraverso l’aiuto del diavolo. Una copia del libro doveva essere in possesso anche di Matteo Tafuri, Mago ed Alchimista Cinquecentesco salentino e figura fortemente controversa. Nacque a Soleto nel 1452 e fu allievo del noto grecista Sergio Stiso di Zollino. Trascorse parte della vita in  Germania, Spagna e Francia, nazione dove divenne celebre come alchimista di corte. Ad un certo punto della sua vita, però, il Mago decise di tornare a Soleto dove insegnò latino, greco, letteratura, fisica e matematica. Purtroppo il borgo, proprio a causa della  sua presenza, iniziò ad attrarre aspiranti alchimisti e maghi e dunque l’Inquisizione che lo accusò di stregoneria ed eresia. Le sue influenze però non sono state dimenticate. Nel centro storico, presso la sua casa, una curiosa iscrizione alchemica ricorda la sua presenza.

“Humile So Et Humilta Me Basta. Dragon Diventaro Se Alcun Me Tasta”. Secondo alcune leggende egli aveva il potere di comandare i diavoli. Ecco così che sulla storia si innesta la leggenda. Secondo la tradizione popolare, sotto il suo comando, in una sola notte fu realizzato il campanile della chiesa del paese grazie a diavoli alati che, alla fioca luce delle torce, trasportavano e lavoravano le colonne e i fregi. Dall’altra parte di Italia, in Trentino, e precisamente a Cavalese era noto un personaggio di nome Zuan de Piatte da Annerivo, che si diceva possedesse numerosi oggetti magici, tra cui un Libro del Comando scritto in “lingua teutonica”, ricco di incantesimi contro i ladri o scongiuri per comandare un cavallo demoniaco, per evocare il diavolo, fare legami d’amore “et multas diabolicas coniuraciones et incantaciones”, e uno specchio con il quale riusciva a curare ogni tipo malattia. L’uomo fu bandito dalla valle ma, nel 1504, comparve nuovamente dinanzi agli inquisitori con il suo libro, lo specchio, alcune ostie e misteriose radici. Sotto tortura, confessò di essere stato iniziato alle arti magiche da un frate e di essersi recato “el monte de Venus ubi habitat la donna Herodiades”, nei pressi di Norcia. Entratovi con il suo maestro attraverso una grotta custodita da un serpente, aveva incontrato la mistica “Dona Venus”. Zuan accennò anche al volo notturno, raccontando che era solito recarsi al Sabba in groppa a un cavallo nero: “Una nocte Jovis quattour temporum de Natale sora cavalli megri per aere, et in cinque hore havean circuito tutto il mondo”. Qui, insieme ad altre streghe della Val Sugana, si trastullava in compagnia di Dona Venus e partecipava alle ridde presso il santuario di Weissenstein in Val d’Adige, il borgo di Varena e il noce nelle vicinanze della chiesa di Sant’Eliseo di Tesero. Fu proprio dai racconti di Giovanni che partirono i processi di Cavalese del 1505 e le condanne a Orsola Strumechera di Trodera, Margherita dell’Agnola di Cavalese, Ottilia della Giacoma di Pedrazzo, Margherita detta Tessandrella di Tesero, Margherita moglie di Zanino, Valeria Ziroli di Tesro, Margherita moglie di Bartolomeo di Poschiavo di Tesero, Elena detta la Serrafina di Varena e Dorotea detta la Zena di Predazzo. Diavolo e acqua santa si dice.

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