Il Phurba: L'”Athame” Nepalese

di Andrea Romanazzi

Il Phurba

Una sorta di differente tipologia di bacchetta è il Phurba. Chiamato in sanscrito Kīla, è un pugnale sacro usato esclusivamente per i rituali religiosi.

 Il culto del pugnale a tre lame come oggi lo conosciamo ha avuto come centro di origine il Nepal, in particolare utilizzato tra le popolazioni tribali Tamang, Gurung e Newari, e di lì successivamente è diffuso in tutta l’area orientale, dalla Cina all’India, dalla Corea e al Giappone. Oggi il culto del Phurba è usato dai monaci buddisti, dai praticanti del tantrismo e dai neo Sciamani.  Cosa è dunque il Phurba, cosa simbolizza e soprattutto qual è il suo uso? Abbiamo visto che nelle tradizioni sciamaniche è presente l’idea di un mondo abitato da Spiriti ed entità, alcune anche negative e causa di eventi malevoli sia per l’individuo che per la società. Nelle tradizioni sciamaniche questi Spiriti non possono essere distrutti ma certamente allontanati e banditi. Questo è lo scopo principale dell’utilizzo del phurba: Neutralizzare e bloccare le energie negative che possono intervenire nella vita di un individuo o di una comunità. Müller-Ebelling afferma “…La magia del magico Pugnale deriva dall’effetto che l’oggetto materiale ha sul regno dello spirito. L’arte dei maghi tantrici o lama risiede nella loro capacità visionaria di comprendere l’energia spirituale degli oggetti e di concentrarsi volontariamente in una determinata direzione. . . L’uso tantrico della phurba comprende la cura di malattie, l’ esorcismo, la meditazione, le consacrazioni (puja), e i rituali stagionali…” . Mohan Rai, fondatore del Centro di Ricerca sugli studi sciamanici Nepalesi afferma “…Senza il  phurba lo sciamano non ha coscienza…Lo sciamano stesso è il phurba, egli assume la sua forma per volare in altri mondi e realtà…”. Il Phurba è così lo strumento principale per lavorare con gli Spiriti del luogo e per la preparazione-consacrazione dell’area che diventa così sacra.

Da un punto di vista strutturale, il Phurba, definito come pugnale degli Spiriti, è realizzato come un asse verticale, a sua volta suddiviso in tre parti: una parte Superiore, una centrale ed una Inferiore. La suddivisione e la sua simbologia, riporta fortemente al mondo tripartito delle tradizioni sciamaniche. Il Phurba diviene una sorta di rappresentazione dell’albero cosmi e quindi, appunto, dell’Oltremondo.

La parte Superiore o “testa del Phurba”, è caratterizzata da una notevole variazione di temi e raffigurazioni. Normalmente, però, è la rappresentazione della testa delle divinità, l’espressione del mondo Superiore dove dimorano i grandi mastri Spirituali e gli dei.

Tra gli sciamani dei Kirati, forse l’ultima popolazione a professare nel Nepal una religione sciamanico-animista, i Phurba sono adornati teste di uccello, i loro animali sacri. Tra l’etnia Tamang, invece, sono rappresentati i tre volti della divinità, manifestanti i tre aspetti del divino e le sue manifestazioni. Spesso questi volti hanno lineamenti terrificanti proprio allo scopo di spaventare ed allontanare i demoni. 

Le divinità di riferimento possono essere varie. Troviamo ad esempio Dorje Shugden, divinità tutelare il cui scopo è di rimuovere tutti gli ostacoli sia interiori che esteriori. Alla sua pratica è spesso associato il mantra “Om dharmapala maha radza bendza begawana rudra pantsa kula sarwa shatrum maraya hum phat” ovvero “Protettore del Dharma, Gran Re, Possessore della Forza del Vajra, possa tu concedermi le migliori realizzazioni”. I Phurba con la testa di Bhairab, antica divinità creduta una manifestazione di Shiva invocato nelle preghiere per distruggere i nemici, sono invece legati alla guarigione, specialmente quella dei bambini.

In generale, il triplice volto è il simbolo del potere degli Spiriti e dunque polo energetico del Phurba. L’elemento centrale è fortemente variabile da un punto di vista iconografico. In generale esso rappresenta il Vajra. Si tratta di un famoso oggetto di culto soprattutto buddista, rappresenta il potere della folgore ma è anche semplice espressione della natura del reale. L’ultima parte è infine il “chiodo” vero e proprio, spesso munito di tre lame. Ha in genere forma triangolare, spesso ornata da simboli quali sole, la luna, e Spiriti del mondo Inferiore. Troviamo ad esempio i Naga, considerati i “persecutori di tutte le creature“, una coppia di serpenti intrecciati sullo stile del caduceo di Hermes, responsabili delle malattie e che dunque devono essere sottomessi durante il rito di infissione nella terra. Altre divinità rappresentate possono essere Makara, una divinità delle acque con la coda di pesce, rappresentante la forza vitale e della fertilità, e la divinità uccello Garuda.

Anche i materiali con cui sono realizzati indica differenti funzioni. I Phurba in legno vengono utilizzati principalmente per la consacrazione e protezione degli ambienti sacri, mentre quelli in ferro, la tradizione vorrebbe realizzati con il ferro meteorico, per rituali di bando ed esorcismi.

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