Misteri di Bari: san Nicola e i Normanni

di Andrea Romanazzi

Il territorio di Puglia, ed in particolare la terra di Bari, fu interessato dai Normanni. Il periodo di dominazione va dal 1009, ovvero dalle prime rivolte anti bizantine di Bitonto, Bitetto, Trani e Bari, che videro intervenire milizie normanne anche se non strutturate,  al 1197 Ovvero la morte di Enrico Sesto appena 32enne. E’ in questo periodo che avvengono eventi importantissimi per la storia dell’area come, ad esempio, la traslazione delle reliquie di san Nicola a Bari. Da dove vennero? Chi furono? Approfondiamo.

Dai Vichinghi ai Normanni

Scrive lo storico Sylos Labini “…La storia chiama Normanni quelle popolazioni danesi, scandinave, russe, che per oltre un secolo, a cominciare dall’ 808 secondo il Muratori, fecero frequenti incursioni in Inghilterra, in  Gallia, in  Germania, compiendo l’opera  stessa  di sterminio, che  nello  stesso  tempo   compivano nelle  isole, sulle  coste e nel l’ hinterland dell’Italia i Saraceni dell’Africa e della  Spagna. Poi, negl’inizi del secolo X, occupate stabilmente le due antiche provincie   della   Neustria e dell’Armorica, le quali si chiamarono d’allora Normandia e Bretagna;  riconosciute dal  re  di  Francia, i  cui  possessi andavansisempre  più   riducendo…”. Gli Annales  Fuldenses  e Bertinianiceli descrivono, come “…mandrie numerose di  belve,  dall’impeto  irrefrenabile  nell’assalto, dalla insaziabile  rapacità  di   preda,  dalla   crudeltà  sanguinaria  più feroce. Le grandi  flottiglie  ammanite, d’ordine  di Carlomagno, alle  foci  dei  fiumi  di  Francia, erano messe  in  fuga  o  in  fran­ tumi  dagli  agilissimi  vascelli  venienti dal  Baltico  carichi di  quei predoni. Lodovico   Pio  dovette, sotto  l’incubo di  quel  flagello, rinunciare ad un viaggio a  Roma; e  Carlo  il calvo  vide  in  pericolo  il trono framezzo al malcontento dei  sudditi per  la scarsaefficacia   delle   opere   difensive…”. I popoli qui descritti non erano in realtà i Normanni, termine utilizzato all’epoca molto impropriamente per indicare gli “uomini del Nord”, ma i Vichinghi, ovvero gli immigrati scandinavi che per un periodo storico flagellavano i mari del nord fino a spingersi nell’’entroterra asiatico, in quella regione che oggi chiamiamo Russia proprio in nome di tali popolazioni appellate rus. Non è ancora chiaro perché i Vichinghi, lasciarono le loro terre, forse a causa della scarsezza delle risorse, ad ogni modo una volta incontrati con le popolazioni francesi, ed occupati i territori oggi noti come Normandia,  essi si sarebbero trasformatida predoni a cavalieri Normanni, assimilando usi, costumi e religioni.

Imbattibili sul campo di battaglia, Carlo II il Calvo (877) concesse al capo bretone Salomone la parte occidentale della futura Normandia, Carlo III il Semplice nominò Rollone, capo dei vichinghi insediatisi nella bassa Senna “Duca”, mentre Carlo III il Grosso cedette una parte della Frisia a Godfrid, o Godafrid, Gudfrid o ancora Gottfrid un capo vichingo dei Dani del tardo IX secolo. Dopo aver conquistato terre in Francia e in Inghilterra, i Normanni furono attratti dal Mediterraneo ed in particolare dall’Italia del Sud, la terra dei Bizantini dove pareva scorresse latte e miele, e dove, a causa dell’instabilità politica di una terra contesa tra Papato, Bizantini, Germani e Longobardi permetteva di creare nuovi feudi e nobiltà. In questo periodo agivano preferibilmente per bande, le loro armi per cercare per far vacillare il dominio bizantino sono il riscatto, l’estorsione, le razzie. Fra il 1090-1099 i Normanni, già presenti sulle strade che partivano dalla Bretagna alla volta del antro dell’Arcangelo sul Gargano, conobbero appunto Melo da Bari che avrebbe chiesto loro aiuto contro i Bizantini.“…fu  detto una  grazia piovuta dal  cielo, e fu  esaltato e salutato dai  nostri cronisti con  parole   di  riconoscenza e d’ammirazione. Ora   di   tanti   signori: Normanni, venuti e lungamente fermatisi  o  stanziatisi e perpetuatisi nei discendenti, non  venne  indagata  l’origine…”.  Nel 1042 i Normanni, guidati da Guglielmo d’Altavilla, più noto come Braccio di Ferro, si stabilirono a Melfi, nominato poi nel 1046 Conte di Puglia dall’Imperatore Enrico IV.

La Contea di Puglia fu dunque il primo Stato normanno dal 1043 al 1059.La nuova contea era costituita da un territorio non ancora omogeneo, acquisito dal clan Altavilla a “macchia di leopardo”. È difficile, pertanto, disegnarne i confini effettivi.  In questa prima fase i Normanni facevano largo uso della cavalcata, ovvero la tradizione di istituire piccoli feudi a gruppi di cavalieri nobili normanni che però non avevanom, non essendo primogeniti, eredità in Europa. L’intera regione, ad eccezione di Melfi, venne poi suddivisa in dodici baronie, costituite a beneficio dei capi Normanni ed assegnate nei territori di Capitanata, Gargano, Apulia e Campania, fino al Vulture, di cui Melfi fu la capitale. Giunsero così in Italia molti altri conterranei e membri degli Altavilla, tra cui Roberto il Guiscardo. Sempre Sylos Labini, parlando delle dinastie normanne “…Ciò  può   bastare  alla  identificazione del  carattere puramente normanno di questa grande dinastia [pugliese n.d.A.] che  ha  dapprima le luminose figure dei  conti di  Puglia,  Guglielmo Bracciodiferro, conte d’Ascoli Satriano, Drogone, conte di  Venosa e  Umfredo, venuti  nel  1041;  poi  quella, luminosissima, di   Roberto  Guiscardo, venuto  nel  1047; poi  quelle, minori; di  Malgerio, Goffredo, Guglielmo, e  quella eminente di Ruggero, venuti  nel   1054…”. Sarà proprio Roberto il Guiscardo a conquistare ed unire in maniera più uniforme, sotto la bandiera normanna, la Puglia e la Calabria. Conte di Puglia nel 1057, dopo la conquista si concluse con la presa di Bari nel 1071, dopo quasi tre anni di assedio, fu nominato Duca. Nell’estate dell’anno 1059 la Contea di Puglia si trasforma dunque ufficialmente in Ducato come entità territoriale ben definita. Durante il primo concilio di Melfi, infatti, il Pontefice Niccolò II, fermo restando la Capitale a Melfi, nomina Roberto il Guiscardo Duca di Puglia e Calabria mediante accordi presi con il Trattato di Melfi e perfezionati con il Concordato di Melfi.

Il Guiscardo tentò anche la conquista sull’altra sponda dell’Adriatico conquistando e perdendo a più riprese Durazzo, Salonicco, Cefalonia e buona parte dell’Albania prima in mano ai bizantini. Nel frattempo i Normanni si affacciarono anche in Sicilia dove Ruggero Bosso d’Altavilla, fratello del Guiscardo, sbarcò nel 1061 e si fece incoronare Gran Conte dell’isola, ma questa è un’altra storia. Roberto il Guiscardo muore nel 1085 e a lui succede Ruggero Borsa a cui non sono attribuiti episodi degni di particolare nota e stessa cosa per il figlio, Duca Guglielmo che morirà senza eredi lasciando così il ducato di Puglia nelle mani del cugino Ruggero II, figlio di Ruggero I di Sicilia. Sarà lui ad unire il regno, prima come Duca di Napoli, Bari e Capua, e successivamente nominato da Papa Anacleto II Re di Sicilia. Sarà con questo regnante che il Meridione di Italia raggiunse l’apice del suo splendore culturale. Il dominio normanno durerà ancora per diversi anni, fino al 1198, anno di morte di Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II, che lasciò il suo piccolo bambino sotto la tutela di Papa Innocenzo III.

I Normanni, i Benedettini e la religione

La politica Normanna in terra di Puglia è strettamente connessa con quella religiosa. I Normanni, infatti, attraverso una serie di elargizioni e favori, nonchè appoggi al potere religioso, riuscirono a portare dalla propria parte importanti centri di culto locale. Prima del loro arrivo  in Italia del sud, non era molto diffuso lo schema parrocchiale dove gli abitanti di un insediamento abitativo si raggruppavano, lasciandolo ai signori laici che si erano impadroniti del patrocinio delle chiese sistemate nei loro territori. Si riservano il diritto di nominare gli officianti e ne ricavano i benefici. I Normanni impongono l’organizzazione della rete parrocchiale, utile strumento di controllo delle popolazioni. È proprio in questo periodo ovvero durante la dominazione Normanna che si cerca di creare una identità cittadina attorno a quella che diventerà la figura del “patrono” attraverso l’idea delle traslazioni e delle invenzioni legate alla riscoperta di santi di più antica o recente vita. E’ proprio nel periodo Normanno che troviamo sta Ruggiero di Barletta, San Nicola Pellegrino a Trani la scoperta di Sergio Mauro e Pantaleone a Bisceglie, Corrado a Molfetta, San Nicola Bari e San Vito a Polignano. A Bisceglie la nuova cattedrale viene dedicata a san Pietro, probabilmente in onore del Signore normanno di Andria Pietro, e viene fondata una nuova chiesa ad Audoeno, culto lontano proveniente da Reims e probabilmente portato dai Normanni che dai benedettini. Le reliquie di San Nicola, appena aggiunte a Bari, ad esempio furono conservate protette nel monastero di San Benedetto. La santità della reliquia trasmetteva sacralità alla chiesa o al santuario che la ospitava, e dunque alla città, identificando tale luogo come beneficiario e custode di un rapporto sacrale e di un diritto inattaccabile da esibire. Se i Basiliani in Puglia si erano legati profondamente a Bisanzio, il movimento benedettino strinse legami con i nuovi conquistatori. Monaci normanni accompagnano o raggiungono i conquistatori  come Robert di Grentmesnil, abate di Saint-Evroult-en-Ouche, accolto da Roberto il Guiscardo. Ad Aversa in Campania, Venosa in Basilicata, Sant’Eufemia e Mileto in Calabria, dei monasteri vengono affidati a degli abati normanni. La scelta dell’ordine benedettino non è casuale. Prima organizzata come comunità di eremiti, ben presto Benedetto crea una comunità ben più complessa che ruota attorno ad un monastero ovvero Abbazia, il cui compito principale è quello di lodare Dio nelle 24 ore del giorno anche durante il lavoro.  Il monastero, chiamato Abbazia, prende il nome dall’Abate che lo sovraintende e che a sua volta deriva dal termine “Abbà”, ovvero il padre che ha la paternità spirituale della comunità. Il movimento benedettino normanno ruota attorno alla figura di san Mauro. Nel  860 viene ritrovato in Francia un manoscritto attribuito un monaco di nome Fausto che racconterebbe la vita del santo, una sorta di bibliografia apocrifa. Benedetto invia Mauro da Montecassino in Francia per portare il nuovo modo di vita cenobitica all’insegna dell’ ora et labora. In particolare la missione di portare la vita benedettina a Le Mans viene appunto affidata a Mauro. I Benedettini si stabiliscono nelle città di Auxerre, in Borgogna, nella città di Orléans sul fiume della Loira ma soprattutto nell’aria della Gallia dove, appunto, diventeranno punto di riferimento locale e a cui si ispireranno i futuri Normanni.

La traslazione nicolaiana e il ruolo normanno

Per quanto detto sopra i Normanni cercavano di gestire il potere identitario delle città pugliesi anche e soprattutto attraverso culti locali. Il legame tra i normanni e il santo doveva essere davvero forte se la rappresentazione dell’incoronazione di Ruggero II, a Palermo nel 1130, viene rappresentata dal sovrano incoronato da san Nicola o ancora se Guglielmo I detto il “Malo”, quando nel 28 maggio del 1156 decide di punire i baresi radendo al suola la città, risparmia solo la basilica del santo.

L’evento della traslazione delle reliquie di san Nicola da Myra, fu pubblicizzato con grande tempestività sia in Italia che in Francia, negli stessi regni normanni, dove fu portata la falange di un dito del Santo e fu costruita la chiesa di Saint Nicolas de Port, che in Russia, in quella che è la famosa leggenda di Kiev. Molto probabilmente il culto di San Nicola in Russia viene incentivato non solo dalla chiesa ortodossa ma anche soprattutto dai Normanni che in Russia come abbiamo visto dalla storia i loro stretti fratelli. Del resto, come detto, secondo la teoria più accreditata, il termine rus’, con cui le popolazioni slave e finniche indicavano alcune stirpi di vichinghi dovrebbe derivare dalla radice in antico norreno roðs o roths usata in ambito nautico con il significato di “gli uomini che remano”. Non è un caso se la leggenda di San Nicola La ritroviamo a Kiev. Nel XII secolo la Rus’ di Kiev era un ricco stato normanno-slavo e si ritiene che Kiev fosse allora la città più grande d’Europa, con circa diecimila abitanti. Riportiamo i passi salienti dalla pubblicazione curata da G. Cioffari, nel 1980.

Nell’anno 1088… avendo gli Ismaeliti, per decreto divino e disegno dell’Altissimo, invaso il territorio greco al di là del mare… tutti gli uomini che si trovavano colà trucidarono, le donne e i bambini li ridussero in schiavitù, e le loro case diedero in preda alle fiamme; spogliarono poi chiese e monasteri, e le loro città presero sotto il proprio dominio. Saccheggiarono allora anche la Licia, ove riposava il corpo di S. Nicola, corpo prezioso, corpo degno di ogni venerazione, corpo che operava prodigi meravigliosi e gloriosissimi… Nostro Signore Gesù Cristo non poteva, però, sopportare che il suo servo fedele giacesse con i suoi resti mortali in un luogo desolato dove non avrebbe potuto essere glorificato da nessuno…

C’era in quei giorni nella città di Bari, nel territorio tedesco, un sacerdote devoto, amante di Cristo e giusto. A lui apparve San Nicola: “Vai a dire agli uomini e a tutto il consesso ecclesiastico che vadano a prendermi dalla città di Myra e che mi pongano qui. Non posso, infatti, restare in quel luogo desolato, avendo Dio così permesso”. Ciò detto, si allontanò. Giunta l’alba, appena alzatosi, il sacerdote mise al corrente tutti gli uomini dell’avvenuta apparizione da parte di San Nicola… E così, lì stesso, designarono degli uomini stimati e timorati di Dio, affinché, con tre navi, andassero a prendere il Santo. Questi, pertanto, avendo fatto un carico di frumento, facendo credere di andare per una missione commerciale, salparono. Giunsero ad Antiochia. E, dopo aver venduto il frumento e tutta la mercanzia, comprarono ciò che era conveniente per loro. Avendo poi i Baresi ricevuto notizia che i Veneziani che si trovavano lì avevano intenzione di andare prima di loro a prendere le reliquie di S. Nicola, si affrettarono e partirono senza ulteriori indugi; giunsero a Myra, nella Licia, e attraccarono al molo della città. Tenuto quindi un consiglio, e prese le armi, entrarono nella chiesa di S. Nicola. Qui trovarono quattro monaci, ai quali chiesero ove fosse S. Nicola e (quelli) mostrarono loro la tomba ove giaceva S. Nicola. Essi, quindi, dopo aver scavato il pavimento della chiesa, trovarono l’urna piena di manna. Versarono la manna in degli otri, presero le sue reliquie come pure l’urna in cui erano state le reliquie di S. Nicola e le portarono sulle loro navi. E ripresero il mare, avendo lasciato due monaci a Myra, mentre gli altri due accompagnarono le reliquie di San Nicola. E puntarono verso Bari, dall’altra parte del mare. Partirono dalla città di Myra nel mese di aprile, il giorno 11. Arrivarono nella città di Bari il mese di maggio, il giorno 9, di domenica verso l’ora del vespro. Videro i Baresi che stavano arrivando con le reliquie di S. Nicola da Myra, e tutti i cittadini uscirono per andargli incontro, uomini e donne, dai piccini ai grandi, con candele e incensieri, e le accolsero con gioia e onore grande; e le posero nella chiesa di S. Giovanni il Precursore presso il mare… Molti doni portavano al Santo, oro, argento, stoffe preziose. I cittadini avevano visto infatti i suoi miracoli gloriosissimi, ed esultavano di gioia assai grande. E gli costruirono una chiesa meravigliosa, che è grande e bella, dedicata al nome del santo uomo di Dio e padre Nicola. E gli batterono un’urna d’argento e d’oro.

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