di Andrea Romanazzi

Da sempre l’uomo ha cercato nella natura e in tutto ciò che lo circonda l’incontro con il “mostruoso” in quella sua accezione arcaica derivante da monere, ovvero “straordinario”, “incredibile”, “fantastico. Draghi, sirene, basilischi, kraken e enormi serpenti solo alcuni dei mostri che hanno popolato l’iconografia e i racconti medievali da Vincenzo De Beuvatiis ad Alberto Magno. I racconti di sfortunati viaggiatori, poi, hanno contribuito alla diffusione di credenze su esseri fantastici che entreranno così nell’immaginario collettivo e andranno a creare i famosi bestiari. Moltissime leggende delle Alpi, quasi tutte assai bizzarre, trattano di animali fantastici, di terribili draghi, di combattimenti fra i santi e le serpi.

Oggi chi si occupa dello studio di tali misteriose creature è definito criptozoologo, erede di quello zoologo belga Bernard Heuvelmans, definito, appunto, il “padre della criptozoologia”. Questo articolo, risultato delle indagini condotte sul campo dal Centro Studio Misteri Italiani (www.centrostudiomisteritaliani.com), una sorta di prosecuzione di approfondimenti sulla criptozoologia

Fin dai tempi di Sant’Agostino, esisteva, fra dotti e popolani, la convinzione che le Alpi fossero abitate da draghi volanti e altri esseri eccezionali. Fu però Ulisse Aldrovandi, medico e naturalista bolognese, a mettere per iscritto nel suo “Historis of serpent and dragons“, la descrizione di un drago catturato nel 1499 in Svizzera. Questo scritto avrà una notevole importanza e contribuirà alla diffusione di una tradizione popolare già in voga, quella del Tatzelwurm o Tatzlwurm, che in lingua tedesca significa «verme con le zampe», una sorta di enorme lucertola che avrebbe popolato le Alpi a confine proprio con la Svizzera. Nel XVIII secolo, il naturalista Johannes Jakob Scheuchzer, mosso da curiosità, iniziò delle vere e proprie spedizioni scientifiche riportando le sue scoperte in meravigliose tavole e illustrazioni. Tra queste, ovviamente, non poteva mancare il tatzelwurm incontrato dello studioso sul monte Wangserberger. Scheuchzer pubblicò il tutto nella sua opera, Itinera alpina. Il lavoro di studio fu poi proseguito successivamente da Gerhart Wagner che, nella sua Storia naturale della Svizzera, oltre a raccontare le stranissime geste di draghi locali, cercò di classificarli con metodo scientifico in draghi alati, senza zampe o con le zampe e descrive in quali parti della Svizzera si trovassero. Se questi gli studi al confine, l’arco alpino italiano non è da meno.  Secondo le credenze popolari in moltissime valli e gole vivevano, in tempi lontani, varie specie di “rettili spaventevoli” che divoravano gli alpigiani e distruggevano interi greggi. Molto probabilmente sono proprio i racconti narrati sulle Alpi svizzere a far riproporre in Italia le innumerevoli leggende sui combattimenti contro draghi e serpenti malefici. In particolare si diffondono storie di epici combattimenti tra Santi e Draghi, un “must” dell’iconografia cristiana dove il mitico animale, appunto, rappresenta il Diavolo.

Draghi e Santi in Piemonte

Il tema dei draghi alpini è davvero molto vasto, così, per brevità, l’articolo si concentrerà sul Piemonte. Maria Savi Lopez nel suo leggende delle Alpi narra come nelle Valli di Lanzo, in particolare fra le Alpi Graie, a poca distanza da Chialamberto, vivesse un serpente gigante che abitava in una tomba del camposanto da cui usciva per cibarsi degli alpigiani. I luoghi però preferiti da tali creature erano i laghi. Ebbene, non tutti sanno che è il lago d’Orta, un lago di origine glaciale suddiviso tra la provincia di Novara e quella del Verbano-Cusio-Ossola ad aver ospitato una di tali creature.

Particolarità di questo luogo è la presenza, al centro del lago, di un meraviglioso isolotto noto come isola di San Giulio. La leggenda narra che quest’isola, distante non più di 400 metri dalla riva di Orta, un tempo era uno spoglio scoglio abitato da un drago che terrorizzava gli abitanti del contado, distruggendo completamente i raccolti e spaventando i pescatori che vedevano affiorare la sua coda tra le acque. Ebbene, nel IV secolo, due fratelli religiosi, Giulio e Giuliano arrivarono nella zona con lo scopo di costruire una chiesa sull’isola ma furono avvisati dagli abitanti locali della presenza della creatura mostruosa. Non trovando nessuno disposto ad accompagnarli ecco il primo miracolo: Giulio rese il suo mantello rigido come una zattera e attraversò il lago deciso ad uccidere le creature che l’abitavano. Giunto sull’isola al santo bastò scuotere il suo bastone per scacciare il drago. Leggenda? Ebbene, a testimonianza dell’evento nella Sacrestia della Basilica era appeso, ora solo in foto, un osso rinvenuto nel “Bus de l’orchera” una piccola grotta sulla penisola di Orta, considerato essere una vertebra di drago.

In realtà si tratterebbe di un osso appartenente ad un cetaceo marino lasciato sull’isola come ex-voto da qualche marinaio miracolosamente scampato ad un naufragio. Non è l’unico “monito” lasciato da tali creature all’uomo. Una misteriosa costola gigante, anche questa appartenente probabilmente ad un cetaceo, è presente nell’abbazia di Staffarda, presso Revello (Cuneo). La tradizione però  la vuole appartenente a un serpente marino, o un drago, che gli abitanti uccisero in un periodo di carestia. Secondo la narrazione locale la sua carne sfamò gli abitanti della zona per tre mesi.

Continuando sulla scia di santi e delle strane creature, giungiamo poi a Bastia Mondovì borgo che sorge su di un’altura alla confluenza tra il torrente Ellero ed il fiume Tanaro. Secondo la leggenda il paese era tormentato da terribili serpenti. La popolazione così si rivolse a san Fiorenzo, oggi patrono del paese.  San Gregorio Magno nel XV capitolo del terzo libro dei “Dialoghi”, narra del miracolo ottenuto dal Santo.

“…un diacono, essendosi sparsa la fama di Fiorenzo, andò a fargli visita. Tuttavia, dinanzi al romitorio, trovò moltissimi serpenti. Il diacono, spaventato, urlò: “Servo di Dio, prega per me”. Fiorenzo, uscito dal romitorio, chiese a Dio di togliere i serpenti. Immediatamente un fulmine li uccise tutti. Dopo ciò, Fiorenzo si chiese chi avrebbe portato via le carcasse dei serpenti. Subito vennero degli uccelli in numero pari ai serpenti e ognuno di loro portò via un serpente…”. Di questa curiosa leggenda troviamo traccia nella bellissima chiesa di San Fiorenzo. Nei pannelli inferiori che descrivono la vita del santo, ce ne sono due che narrano della lotta dello stesso contro un’invasione di serpenti giganti. Per alcuni studiosi è un’allegoria che rappresenterebbe gli attacchi dei saraceni, ma perché scomodare tali curiosi animali? Se continuiamo a scavare tra il folklore piemontese troviamo molti altri racconti simili. Giungiamo a Viverone, lago formato durante l’era quaternaria a ridosso delle Alpi e terzo lago più grande del Piemonte. Ebbene, secondo le tradizioni locali il lago sarebbe stato dimora di un tremendo e malvagio drago che terrorizzava le genti della zona, poi ucciso da san Bononio. Il sacerdote Carlo Benedetto racconta la battaglia di Bononio col terribile drago

“…apparso sulle rive del lago di Viverone, nelle melmose acque della Torbiera di Moregna. Tratto, tratto uscivane puzzolente e, strisciando insidioso per le boscaglie di Monfriodo e del Monte, volava spaventoso sull’abitato, ed, ove piombava, seminava morte. S. Bononio dal suo romitorio, colla croce in alto, muove in gloriosa tenzone col mostro, volteggiante in alto sopra Settimo. Alla sua preghiera e benedizione il drago piomba in terra; ma questa si apre in voragine e lo inghiotte, chiudendosi sopra. Settimo Rottaro festante acclama Bononio, che in solitudine se ne ritorna. Più tardi, là nel luogo, ove il drago sprofondò, i padri vetusti eressero a Bononio una chiesa…”.

Una leggenda simile la ritroviamo nella vita di San Eldrado, abate del monastero di Novalesa.

Qui, in una delle bellissime cappelle visitabili all’interno del complesso, troviamo un curioso affresco che narra del miracolo dei serpenti. S. Eldrado infatti, secondo la tradizione, avrebbe fondato un monastero presso Montetier, in Savoia che però i monaci si sarebbero rifiutati di abitare perché infestato da serpenti. Il Santo interviene con un miracolo, imponendo a quei animali pericolosi di ritirarsi in una zona disabitata. Più o meno nella stessa zona, ovvero sulle Alpi Cozie lato del versante francese, si narra la leggenda di San Verano che aveva cacciato un enorme drago dalla fontana di valchiusa. Il santo lo fece abbarbicare sulla parte più alta della montagna e li fece realizzare una cappella che porta oggi il suo nome.

Criptozoologia moderna: gli avvistamenti del Lago Maggiore e di Como

In realtà gli avvistamenti misteriosi non sono solo da ascrivere al passato. Siamo ancora una volta nei pressi di un lago. Nel 1934 La Cronaca Prealpina, quotidiano storico di Varese, riporta come tra le rive del Maggiore fosse ancora vivissimo il folklore e la credenza di un mostro lacustre dal lungo collo che era stato lì segnalato sino a cinquant’anni prima. In realtà questo avvistamento si inseriva su una tradizione locale già riferita dal naturalista Carlo Amoretti che, nel suo Viaggio da Milano ai tre laghi Maggiore, di Lugano e di Como e ne’ monti che li circondano (Milano, 1801), avrebbe parlato di questo mostro presso Ascona o comunque nel lago Maggiore. Nello stesso anno La Gazzetta del lago descriveva un avvistamento ai Castelli, due isolotti irti di fortificazioni medievali che sorgono davanti a Cannero, nel comune di Cannobio, a pochi chilometri dal confine svizzero. Rifugio per i contrabbandieri, usate dai pescatori, e persino sede di una banca di falsari oggi sono abitati dagli uccelli acquatici, che fanno i loro nidi negli inaccessibili anfratti. Solo loro? ebbene, come già detto, nel 1934 fu avvistato “un’ombra o meglio una figura non ben definita elevarsi attorno ai Castelli e muoversi attorno agli stessi”. Venne rinvenuta anche un’unghia del mostro, ovviamente andata perduta. Gli avvistamenti andarono avanti per mesi, poi silenzio. Il “mostro del lago”, oggi noto come “Maggie”, riappare nel 2000, quando alcuni pescatori raccontano di aver visto nell’acqua un’enorme ombra scura. Per molti “Maggie” è ovviamente una bufala ma certamente si innesta, come abbiamo visto, su un substrato culturale e folklorico importante. Ultimamente, nel 2018, il mostro è stato avvistato nuovamente da una donna che stava osservando il panorama dalla finestra, quando nota una chiazza scura, larga una decina di metri nelle acque che si muoveva e si spostava verso Locarno. Da lago a lago, anche se “sconfiniamo” in Lombardia, vogliamo chiudere con un mostro simile sarebbe presente nelle acque del lago di Como. Tutto iniziò nel 1946 quando due cacciatori che stavano battendo proprio sulla riva del lago, a Colico, videro muoversi tra le acque una creatura lunga quasi 12 metri. L’avvistamento ebbe notevole eco, il Corriere Comasco scrisse di questo misterioso ed enorme animale apparso nelle acque del Pian di Spagna, e successivamente ne parlarono La Nazione, Il resto del Carlino, Il Tempo, La Domenica del Corriere. Nel 1954 dei pescatori avvistarono nuovamente il mostro mentre nuotava nelle acque di fronte ad Argegno, e  tre anni dopo, nel 1957, venne nuovamente avvistato tra Dongo e Musso dove la presenza venne confermata da alcuni biologi che si immersero nel lago con una batisfera e videro uno strano animale con la testa allungata come quella di un coccodrillo. Insomma probabilmente, in un periodo di difficoltà turistica rieccheggiare al “mostro” e ricordare curiose leggende potrebbe essere utile per i nostri bellissimi territori.

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