di Andrea Romanazzi
IL CERCHIO SACRO
In numerosi rituali pagani, in particolare quelli che in qualche modo si rifanno alla tradizione stregone, elemento importante è il sacro cerchio, lo “spazio protettivo” nel quale si svolgono le attività della strega.
L’apertura del cerchio è un rituale molto antico. Lo troviamo già tra i Sumeri con il nome di Zisurrû , disegnato con farina “, e con l’iscrizione ZÌ-SUR-RA –a. Allinterno poi erano presenti vari disegni rituali realizzati con cereali in polvere. Era usata come misura difensiva e disegnata sul terreno attorno a figurine profilattiche come parte di un rituale babilonese per contrastare gli spiriti maligni, intorno al letto di un paziente per proteggersi da fantasmi o demoni più o meno allo stesso modo in cui ciotole contrastano demoni e maledizioni, o come componente di un altro rituale elaborato. Era infatti una componente del rituale e della preghiera magica contro le malattie indotte dai fantasmi. Lo ritroviamo poi nella Alta Magia Cerimoniale. C’erano due categorie principali di “magia alta”, la “magia nera” o goethia e la “magia bianca”, o teurgia, volta a scoprire i segreti di Dio attraverso lo studio della natura. In entrambe era presente il cerchio, detto spesso “evocativo”, è il luogo creato dal mago per poter lavorare “protetto” dalle sue stesse evocazioni, come si può facilmente notare in numerosi dipinti ed incisioni del passato descriventi proprio il momento dell’evocazione. E’ dunque il luogo sicuro nel quale entrare in contatto con entità inferiori o superiori, per rendere “tangibili” i numerosi mondi numinosi che ci circondano. Il cerchio è poi anche simbolo del “sacro” e del celeste, in contrapposizione al quadrato, che ritroveremo nell’evocazione agli elementi, simbolo dell’umano e del terrestre. Scrive il mago e storico Jake Stratton-Kent, “In breve un cerchio non è un simbolo obsoleto di una paura superstiziosa degli spiriti, ma uno spazio rituale creato intenzionalmente per vari scopi. Non è sempre richiesto per tutti i tipi di lavoro rituale, ma non ha nemmeno alcun valore, anzi. Rendere sacro lo spazio è tra i rituali più primordiali, tali azioni intenzionali sono degne del termine psicoattivo come qualsiasi sostanza”. Esistono molteplici raffigurazioni nell’arte incisoria e nei libri quattro-settecenteschi. Un esempio è il Magic Circle, ‘Dreyfacher Hollenzwang’ del Dr Faustens del 1407, forse uno dei più completi perché riporta l’oggettistica rituale presente nel cerchio.

Del 1693 è invece il Cerchio magico del dottor Faust da “Relations of matter of fact, concerning witches & witchcraft, ispirato al protagonista di un racconto popolare tedesco, chiamato Faust il quale, nella sua continua ricerca di conoscenze avanzate o proibite delle cose materiali, invoca il diavolo che si offre di servirlo per un periodo di tempo, in tutto ventiquattro anni, e al prezzo della sua anima gli consentirà la conoscenza assoluta. Ancora troviamo il Grande Circolo Magico di Agrippa per l’Evocazione dei Demoni del 1744 tratto da Les Oeuvres Magiques di Henri Corneille Agrippa.

APERTURA DEL CERCHIO
Non si potrebbe descrivere un rituale “standard” per l’apertura di un cerchio. Il rito è dentro ognuno di noi, è “ognuno di noi”, scaturisce dalla più intima parte del nostro Io. Da qui l’esigenza, nel caso di rituali collettivi, della “famiglia”, un gruppo di persone ben affiatate che riescono a “condividere” un rituale davvero complesso e basato su delicatissimi equilibri energetici. Se infatti l’energia del “solitario” è ben concentrata nel suo esser Io, ben più complesso è un rituale di gruppo ove si deve tener conto delle differenti energie. Il cerchio diviene catena e, come ogni elemento di questo genere, può esser reso labile dalla presenza di un solo elemento debole. Il cerchio può esser aperto su vari “livelli” o piani “sottili”, attraverso semplici visualizzazioni energetiche o attraverso l’utilizzo di entità e feticci. Ricordiamo che è il luogo di protezione per poi svolgere i rituali e dunque l’energia che lo deve caratterizzare deve esser molto forte per adempiere al meglio al suo carattere difensivo. Il cerchio è la fortezza invalicabile, regno sicuro per la strega che si trova a contatto con le entità (che possono essere inferiori o superiori e dunque comportare a loro volta rischi più o meno grandi). I cerchi possono o non possono essere segnati fisicamente sul terreno, possono seguire una varietà di schemi più o meno elaborati trovati nei grimori e nei manuali magici che spesso coinvolgono nomi angelici e divini . Possono essere tracciati con il gesso o con il sale, ma può anche bastare la “visualizzazione energetica”, che però richiede un notevole “addestramento” alle manipolazioni energetiche. Il cerchio viene normalmente aperto in un senso e chiuso in quello opposto, anche se varie scuole di pensiero non ammettono queste ritualistiche preordinate. Consiglierei la scelta del “verso” o “senso” del cerchio, a seconda dell’operazione da svolgere successivamente, sia essa di “inoltro” o di “bando”.
Più complessa è l’apertura di un forte cerchio protettivo. In questo caso, prima dell’”apertura” del cerchio, sarebbe utile definire e “tracciare” lo stesso materialmente con un attrezzo adatto a tal scopo. E’ il tema della “bacchetta”magica che rientra nel più ben complesso argomento della magia delle punte (chiodi, pugnali phurba…).
E’ per tale cerchio che è indispensabile richiedere la forza e le energie di entità differenti da noi (e dunque che non rientrano nella visualizzazione e nella nostra gestione energetica) e che devono assicurare la loro energia protettiva. Sono questi gli Elementari o Guardiani, le “torri” della nostra fortezza. Diviene così indispensabile l’utilizzo di un simulacro, un “feticcio” o “marca”, il cui nome sembrerebbe proprio indicare il compito, il suo “marcare”, per individuare, sul perimetro del cerchio, i quattro Cardinali.

Ad ogni punto cardinale andrebbe così associato un oggetto che ovviamente ha attinenza con l’Elementare relativo, meglio ancora se un suo Feticcio. Esempi potrebbero essere un particolare lingam per la “terra”, campanelli o piume per l’Aria, una candela per il Fuoco e così via…L’utilizzo dei feticci, che in realtà assicurerebbe una notevole protezione in quanto espressione essi stessi dell’Elementare è però più complesso e richiede un particolare addestramento. Il feticcio E’ l’Elementare e dunque non richiede invocazione. D’altronde non è facile maneggiare con le “sottili entità” che poi possono essere utilizzare anche per azioni specifiche che però richiedono una maggiore esperienza.
Tornando al cerchio, esso viene dunque finalmente chiuso (dal solitario o dal gruppo) e si passa al momento dell’invocazione agli Elementi (Vento/Est – Fuoco/Sud – Acqua/Ovest – Terra/Nord). Il solitario o il rispettivo “guardiano” invocano le energie delle entità a guardia dello spazio sacro. E’ il momento più delicato del rituale. Energie fortemente differenti tra loro renderebbero “debole” il cerchio, il solitario dunque, o colui che è designato nella coven a “guardiano” deve saper “gestire le “sue energie” e gli equilibri con tutti i gli elementi. In realtà però la scelta (nel caso di coven) non deve esser fatta a casaccio, nonostante l’equilibrio appena detto importante è il forte legame del “guardiano” terrestre con l’Entità Elementare. L’Invocazione può essere o no “preordinata”, seguire una certa formulistica o esser proclamata a “braccio”.
L’UNIONE CON IL DIVINO
Una volta aperto il cerchio ci si può dedicare alla ritualistica, dalla bassa “fattucchieria” all’Alta Magia Cerimoniale. E’ nel cerchio, lo spazio protetto, che possiamo, senza timore, incontrare le divinità e le entità invocate. E’ solo qui che possiamo, senza danni, ricevere e godere dell’Unione con il divino. In questa fase ogni schema cade perché il rito e del tutto libero e dipende da quello che si vuol ottenere. Qualunque cosa si faccia, questo realizzato è un luogo ed un momento sacro, spesso il momento viene “confuso” con la gioiosa allegrezza della “tragenda”, in realtà è un momento serio e sacro, è il momento in cui siam vicini agli dei e a nessuno di loro interessa ridere e scherzare. Essi in qualche modo divengon “prigionieri-partecipi-consapevoli” della strega, non è il loro posto e bramano la materialità che contraddistingue l’uomo, desiderio che divine per noi “tremendo pericolo”. Non si gioca nel cerchio o durante un rito, ne si coinvolgono energie Superiori od Inferiori per banali scopi come confezionare ad esempio un sacchetto magico o breve. Bisogna imparare a sentire la “violenza” delle divinità per poterle gestire, usarle, entrare in comunione con loro. Sentirle pervadere il vostro corpo ma se il cerchi è forte nulla può farvi del male.
CHIUSURA DEL CERCHIO
Altrettanto importante diviene la chiusura del cerchio, il momento in cui si “libera” l’Elementare invocato. Per il congedo si utilizza spesso lo stesso senso dell’Apertura, in altre tradizioni quello opposto. Il cerchio è protetto, si passa alla chiusura dello stesso e alla cancellazione della traccia realizzata, eventualmente, con il bastone.





Scrivi una risposta a Il Cerchio Magico in Magia; rituali di protezione; Cancella risposta