di Andrea Romanazzi
Nuoro, situata nel cuore della Sardegna, è una terra ricca di tradizioni, miti e superstizioni che affondano le radici in tempi lontani. Questa zona, come molte altre della Sardegna, ha conservato nel corso dei secoli una serie di credenze popolari legate alla magia, alla protezione dalle forze maligne e alla divinazione. Attraverso i racconti tramandati e le usanze quotidiane, gli abitanti di Nuoro hanno creato un complesso sistema di simboli e riti per affrontare l’ignoto, spiegare gli eventi misteriosi e proteggersi dalle influenze negative.
Le Creature Magiche e i Riti di Protezione
Nelle credenze popolari di Nuoro, molte creature magiche e spiriti giocano un ruolo centrale. Una di queste figure, citata nelle pagine della Rivista delle Tradizioni Popolari Italiane, è quella delle Surtile, descritte come una sorta di vampiri o fate maligne. Queste entità, anticamente visibili, si sarebbero trasformate in spiriti invisibili che si manifestano di notte. La loro principale preoccupazione sembra essere quella di introdursi nelle case, spesso attraverso fessure o serrature, e succhiare il sangue dei dormienti, con una predilezione per i bambini.
Per proteggersi dalle Surtile, venivano adottati riti specifici. Uno dei rimedi più comuni era quello di appendere una falce sopra i letti, soprattutto in presenza di bambini. Si credeva che la Surtile, vedendo la falce, si fermasse a contare i denti dell’attrezzo, e non riuscendo mai a finirne il conteggio, sarebbe stata costretta a ricominciare, finché la luce del giorno non l’avesse fatta fuggire. Questo stratagemma era visto come un modo efficace per scongiurare la minaccia notturna di queste creature malvagie.
Il Gioco del Demonio e le Visioni Maligne
In molte culture, il gioco e la magia sono strettamente legati, e Nuoro non fa eccezione. Si credeva, ad esempio, che il gioco delle carte fosse spesso accompagnato dall’intervento del demonio. Quando una persona, durante il gioco, provava sensazioni di allucinazione o si sentiva turbata da pensieri molesti, si diceva che fosse il demonio a interferire, divertendosi a fare giochetti con la mente dei partecipanti. Questo tipo di credenza rifletteva la paura che attività comuni potessero essere corrotte da forze oscure, soprattutto quando si trattava di situazioni legate alla fortuna o al caso.
Le visioni maligne non erano rare, e molti si trovavano a dover affrontare la presenza di spiriti o entità soprannaturali. In questi casi, si riteneva che il demonio stesso si manifestasse per instillare paura e terrore. Gli abitanti di Nuoro svilupparono dunque una serie di riti di purificazione e preghiere per allontanare tali influenze, rendendo ogni momento della vita quotidiana intriso di superstizione e rituali di protezione.
Segni di Buona e Cattiva Sorte
In una società profondamente influenzata dalla superstizione, come quella nuorese, ogni piccolo evento poteva essere interpretato come un segno di buona o cattiva fortuna. Ad esempio, trovare un frutto doppio, cioè due frutti uniti, era considerato un chiaro segno di buona sorte. Allo stesso modo, rispettare determinate regole comportamentali era essenziale per evitare maledizioni o disgrazie. Un antico detto popolare recitava: “Né in chenapura né in martis – non ti cojines né ti imarches”, che si traduce in “Né in venerdì né in martedì – non ti sposare né imbarcare”. Venerdì e martedì erano giorni considerati particolarmente infausti, durante i quali non si dovevano intraprendere azioni importanti, come un matrimonio o un viaggio.
Anche la morte era circondata da segni e presagi. Se un gatto si leccava con particolare accuratezza, si credeva che ciò fosse segno dell’arrivo di ospiti indesiderati. Questa convinzione rifletteva la capacità degli animali, in particolare dei gatti, di percepire cose che gli esseri umani non potevano vedere o comprendere, facendo dei gatti una presenza ambigua nelle case, associati tanto alla protezione quanto alla cattiva sorte.
Un altro esempio curioso riguardava i figli di Nuoro che, secondo la tradizione, se erano pelosi, venivano ritenuti coraggiosi. Le donne, specialmente, avevano l’abitudine di fare attenzione ai peli sul labbro superiore, poiché si credeva che una donna pelosa fosse particolarmente desiderata dagli uomini.
Maledizioni e Incantesimi
Le maledizioni erano parte integrante della cultura popolare di Nuoro, e si credeva che potessero avere un forte impatto sulla vita delle persone. Una delle maledizioni più temute era quella lanciata dai preti, che avevano il potere di colpire con una scomunica coloro che si opponevano alla Chiesa o che commettevano atti ritenuti gravemente peccaminosi. Questa scomunica non solo minacciava la salvezza dell’anima, ma portava anche a una serie di disgrazie fisiche o sociali.
Uno degli atti più pericolosi era il toccare a libri, ovvero il contatto con un libro maledetto, considerato portatore di un potere nefasto che avrebbe potuto portare malattie o morte. A Nuoro si riteneva che toccare uno di questi libri, soprattutto durante determinate condizioni astrologiche o di luna, avrebbe attirato una maledizione su chiunque fosse entrato in contatto con esso.
Riti per Curare e Proteggere
Per contrastare le maledizioni e le influenze maligne, gli abitanti di Nuoro ricorrevano a una serie di rimedi e riti curativi. Se una persona, ad esempio, soffriva di singhiozzo persistente, le si raccontava una bugia, facendola distrarre e quindi porre fine all’attacco. Questo semplice rimedio, che mescolava psicologia e superstizione, era considerato molto efficace.
In altri casi, si faceva ricorso a riti religiosi o a oggetti simbolici. Per esempio, se qualcuno smarriva un oggetto prezioso, doveva recitare una preghiera a Sant’Antonio di Padova, patrono degli oggetti perduti, e si riteneva che l’oggetto sarebbe stato ritrovato rapidamente. Anche in cucina, i riti non mancavano: dopo aver impastato la farina, si segnava la croce sull’impasto, per assicurarsi che il pane lievitasse correttamente e che il risultato finale fosse benedetto.
Un altro esempio interessante è il rito contro le anime maligne che, si credeva, vagassero sulla terra dopo la loro condanna all’inferno. Queste anime, note come spiritus, avrebbero causato danni ai loro eredi o posseduto i vivi. Per scacciarle, si usava un rituale speciale in cui si tracciava il segno della croce con gesti particolari e si pronunciavano formule di esorcismo in dialetto locale, come: “Si ses cosa bona, bae in orabona; si ses cosa mala, bae in orammala”, una formula che invitava lo spirito ad andarsene se portava male.
Le credenze e le superstizioni di Nuoro rappresentano una parte fondamentale della cultura e della storia di questa terra, dove magia, religione e pratiche quotidiane si intrecciano in un ricco tessuto di rituali e simboli. Ogni evento della vita, dal gioco alla cucina, dalla nascita alla morte, era accompagnato da segni e presagi che potevano influenzare il destino delle persone. Attraverso questi riti, gli abitanti di Nuoro cercavano di mantenere il controllo su forze che non potevano comprendere appieno, creando un mondo in cui l’invisibile era costantemente presente e influente.





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