di Andrea Romanazzi
Alessandro di Cagliostro, nato Giuseppe Balsamo a Palermo nel 1743, è una delle figure più enigmatiche e affascinanti della storia del XVIII secolo. La sua vita è un susseguirsi di episodi controversi che oscillano tra l’alchimia, la magia, le promesse di immortalità e le pratiche occulte.
Questa figura così controversa è stata tanto ammirata quanto odiata, e le sue attività legate allo spiritismo e alla negromanzia hanno contribuito a farne uno dei personaggi più discussi del suo tempo. In questo approfondimento, esploreremo il ruolo di Cagliostro nello spiritismo, la sua pratica negromantica, e il suo coinvolgimento nelle corti europee. Abbiamo già proposto un approfondimento su Cagliostro
in questa sede approfondiremo il suo rapporto con lo Spiritismo.
Cagliostro e la Seduzione del Misticismo Necromantico
Nel 1780, Cagliostro si stabilì a Strasburgo, dove costruì una grande villa soprannominata “la Cagliostreum”. Qui iniziò a lavorare come guaritore e medium spiritico, guadagnandosi anche la fiducia del cardinale de Rohan. La baronessa Oberkirch descrisse l’effetto che Cagliostro aveva sulle persone come quasi miracoloso. Questo periodo di attività fu anche caratterizzato dall’organizzazione di sedute spiritiche e necromantiche durante le quali Cagliostro prometteva di evocare gli spiriti dei defunti, compresi quelli degli eroi dell’Illuminismo, per i suoi spettatori affascinati. Le sue sedute erano famose per la loro teatralità: luci soffuse, incensi, cerchi magici, e invocazioni a voci dall’aldilà contribuivano a creare un’atmosfera di profonda suggestione, portando i partecipanti a credere di essere in contatto diretto con gli spiriti.
La Necromanzia nelle Corti Europee
Nel 1785, Cagliostro e il cardinale de Rohan arrivarono a Parigi, dove le sue sedute spiritiche e necromantiche divennero una vera e propria moda tra l’aristocrazia. Infatti le evocazioni nelle corti europee non erano solo eventi privati ma diventavano veri e propri spettacoli in cui i nobili erano disposti a pagare somme considerevoli per assistere a quello che ritenevano un contatto diretto con l’aldilà. Il mago siciliano sapeva come suscitare la curiosità dei nobili, attirando l’attenzione di personalità influenti come Voltaire, Diderot e il duca de Choiseul. Durante queste sedute, Cagliostro affermava di poter richiamare gli spiriti dei morti, rendendo visibili presenze evanescenti che i partecipanti credevano essere i loro antenati o figure storiche. Le sue pratiche, basate su riti mistici, evocazioni e necromanzia, attiravano persone che cercavano risposte dall’aldilà o semplicemente la promessa di scoprire segreti nascosti. Si diceva che Cagliostro avesse l’abilità di evocare spiriti che svelavano dettagli intimi della vita dei partecipanti, dando così credito alla sua fama di potente medium e necromante. Le sedute erano molto elaborate e includevano l’uso di strumenti esoterici come specchi neri, cristalli e cerchi di protezione. Le evocazioni erano poi spesso accompagnate da visioni che gli astanti percepivano come reali e che aumentavano il prestigio di Cagliostro nelle corti, convincendo molti della veridicità delle sue abilità necromantiche.
In molte corti, le sue pratiche necromantiche erano finalizzate a rispondere a domande riguardanti il futuro politico o alle questioni personali dei nobili. Questi eventi rafforzavano la percezione del potere del medium come intermediario tra il mondo dei vivi e quello dei morti, facendo sì che diverse figure influenti, lo sostenessero apertamente.
La Relazione con la Massoneria e i Riti Occulti
Il periodo parigino fu segnato da una stretta connessione con la massoneria, di cui Cagliostro divenne un attivo partecipante, fino a dichiararsi Gran Maestro del Rito Egiziano. Questo ordine, di ispirazione massonica, si basava su pratiche alchemiche, necromantiche e spirituali, in un misto di rituali occulti e credenze nella comunicazione con l’aldilà. Le cerimonie del Rito Egiziano prevedevano evocazioni di spiriti che avrebbero dovuto fornire saggezza e guida agli adepti. Cagliostro prometteva ai suoi seguaci la possibilità di ottenere conoscenze superiori e persino l’immortalità, attirando a sé numerosi discepoli e guadagnandosi allo stesso tempo molti nemici. Questo coinvolgimento con la massoneria e l’occulto contribuì a costruire intorno a lui un’aura di potere e mistero, ma lo mise anche sotto il radar delle autorità europee, sospettose delle sue pratiche non ortodosse. Affermava inoltre di poter evocare spiriti attraverso l’idromanzia e di avere visioni mistiche, spesso durante cerimonie che coinvolgevano giovani medium. Il termine deriva dal greco “hydor” (acqua) e “manteia” (divinazione). Le prime attestazioni si trovano nei papiri delll’Antico Egitto, dove si scrutava il riflesso dell’acqua nei laghi sacri dei templi e poi dopo nella Grecia antica, associata agli oracoli come quello di Dodona (più connesso agli elementi naturali). Cagliostro, nelle sue cerimonie esoteriche (specie quelle del Rito Egizio), usava una giovane vergine come medium, che scrutava in una bacinella d’acqua consacrata, spesso circondata da simboli astrologici, candele e profumi come parte integrante di una ritualità magico-iniziatica che fondeva magia cerimoniale, teurgia e alchimia.
Sedute Spiritiche e Riti Necromantici: L’Affare della Collana
Abbiamo già parlato della truffa della collana del 1785, uno scandalo che vide la scomparsa di un prezioso gioiello destinato alla regina Maria Antonietta e della quale fu accusato proprio Cagliostro. Sebbene assolto, questo episodio segnò profondamente la sua reputazione, aumentando i sospetti sulla sua figura e sui suoi legami con truffatori e ciarlatani. Durante l’indagine, vennero descritti dettagli delle sue sedute spiritiche, in cui utilizzava la necromanzia per ottenere informazioni segrete, aumentando la percezione pubblica di Cagliostro come un pericoloso manipolatore dell’occulto. La sua immagine pubblica, già compromessa dalle sue pratiche spiritiche, fu irrimediabilmente danneggiata, e la fiducia nella sua figura iniziò a svanire. Durante la prigionia, Cagliostro venne rinchiuso nella famigerata prigione di Castel Sant’Angelo, nota in seguito anche come “la Cagliostra” in suo onore.

Castel Sant’Angelo, con le sue mura spesse e il suo aspetto imponente, divenne per Cagliostro il luogo del suo declino, dove rimase fino alla morte nel 1795, in condizioni di isolamento totale. Nelle fotografie successive segue la “Cagliostra”.



L’Eredità di Cagliostro nella Tradizione Spiritica e Necromantica
Nonostante la morte ingloriosa, la figura di Cagliostro sopravvisse alla sua epoca, divenendo un simbolo di un’era in cui il misticismo, la magia nera e il razionalismo convivevano in un delicato equilibrio. Scrittori come Goethe e Dumas si ispirarono a lui per creare personaggi ambigui e misteriosi, incarnazioni del confine tra scienza e magia, tra inganno e desiderio di conoscenza. Il suo nome fu associato alla figura del mago che sfida il potere costituito con promesse di conoscenze occulte e di contatti con l’aldilà, trasformandolo in un simbolo del fascino e del pericolo del potere spirituale mal indirizzato. La sua eredità continuò a vivere in una moltitudine di teorie occulte, pratiche spiritiche e tradizioni necromantiche che presero piede nel XIX secolo, rendendolo una figura centrale nella storia del misticismo occidentale.




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