Tradizioni Celtiche in Umbria

di Andrea Romanazzi

Di rado si parla in Italia centrale di Celti, senza sapere che influenze che hanno avuto nell’area sono state notevoli. Lo spunto per questo articolo mi è stato dato da un recentissimo viaggio in Umbria, ove ho potuto esaminare alcuni siti piuttosto particolari.

Il passaggio del popolo celtico in Italia lo possiamo notare nella zone da alcuni strani toponimi. Le Alpi Pennine, gli Appennini o ancora  il monte Pennino, Penna e molti altri luoghi ove ancora oggi si può  “ascoltare” la magica atmosfera di antichi riti. Una traccia del culto di “Penn” la ritroviamo, a Finale Ligure.Qui è presente una strana incisione rupestre  ove è rappresentata una divinità celtica prima e poi ligure databile 3000-2000 a.C. , per alcuni proprio l’immagine di Penn,  antica divinità celtica adorata in varie luoghi in Italia. Letteralmente “penn” significa “cima”, “sommità” , alcuni storici romani come lo stesso Catone ne parlano come di una misteriosa divinità femminile, la dea Pennina. Successivamente il culto fu pian piano dimenticato e questo a causa dei romani che sostituirono ad un culto femminile, uno maschile, quello di Giove, poi detto Pennino.  Torniamo ai celti in Italia e in particolare fermiamoci in Umbria, regione fortemente legata al “popolo della quercia” come dimostrato anche dalla forte somiglianza tra il dialetto Umbro e la lingua dei Celti, che oggi ritroviamo pressochè intatta nel gaelico. Per esempio l’articolo “Il” è pronunciato sia in ternano che in gaelico come “LU” , oppure pensiamo alla frase “ U PORCHELL GUAEL”  che significa “il porcello è malato”  in gaelico e che in ternano si pronuncia come “ LU PORCELLU GUAJI”. E così tante altre similitudini,  che sono ASUN , MUL , Gapr , rispettivamente l’ asino, il Mulo e la Capra.  Ebbene , da molto tempo il prof. Farinacci , fondatore di una associazione che ha per scopo il dimostrare l’origine celtica delle popolazioni e tradizioni locali , ha cercato di far capire come profonde sono state le influenze celtiche nella regione. Gli indizi sono molteplici, come , per esempio, il tempio solare presente a Monte Spergolate , vicino Strocone . A Torre Alta  è presente, per esempio, un osservatorio astronomico costituito da una roccia isolata, quasi a forma di Menhir, in cima alla quale era scavata una vaschetta quadrangolare tenuta sempre piena d’acqua, così da farvi specchiare le varie costellazioni.

Ogni anno, alla mezzanotte del 24 Giugno, puntualmente si specchiava l’Orsa Maggiore; quando questa era perfettamente a perpendicolo con la vaschetta, il che indicava l’inizio del solstizio d’estate, si accendeva un grande fuoco che veniva avvistato nell’altro osservatorio sui monti di Stroncone, da dove veniva acceso un altro fuoco così da segnalare a catena il fatidico momento a tutta la zona della bassa Umbria. Avevano così inizio i festeggiamenti dell’estate con i riti notturni propiziatori.

In tutta la regione sono poi presenti mura “poligonali”, come a Cesi o alla stessa Spoleto ,  antecedenti alla cultura romana e che caratterizzano fortemente culture e popoli legati alla “terra” , e che ritroviamo , poi, anche nel Lazio, spesso  attribuiti al mitico popolo dei Pelasgi. A Cesi, cittadina di origine Umbra, il professor Farinacci avrebbe individuato la cosidetta “pietra runica di Cesi” , una pietra che reca diversi segni runici e  ritrovata nel sito che lui stesso definisce “santuario del culto fallico” , culto del quale ritroveremo indizi celati anche a Carsulae. Qui è presente un menhir composto da un cilindro in base, poi “censurato” nell’aspetto dai romani che sostituirono in capo un cono. Conferma di questi riti di fertilità che si avevano nella zona sarebbe la presenza di strani simboli alla base di questo menhir che , come afferma lo stesso Prof. Farinelli, rappresenterebbero i segni zodiacali, e il cosi detto “fiore della vita”, appunto simbolo di fertilità, posizionato verso oriente, ove nasce il sole, l’elemento maschile che rende fertile, tramite il “Priapos” l’elemento femminile: la terra. Il santuario del culto fallico sarebbe ove si trova la chiesa di San Damiano , era qui che gli iniziandi venivano portati per il sacrificio rituale ed è qui che è ancor visibile una “pietra sacrificale” , ove , appunto, verosimilmente venivano effettuate le offerte alle divinità.

Il culto del Priapos , fu dunque fortemente osteggiato dalla Chiesa romana , che , come dice lo stesso prof. Farinacci , censurava qualunque notizia di luoghi o culti pagani affinchè essi fossero definitivamente abbandonati. È per questo motivo che poco si sa e si conosce dell’antica tradizione celtica a Carsulae. Del resto anche in un altro documento abbiamo parlato di come la chiesa cercava in ogni modo di far dimenticare agli uomini  il culto delle foreste. Tra le varie “tracce” celtiche presenti nel sito è quella del mosaico con le svastiche e il nodo gordiano che faceva parte del complesso di edifici del Santuario del Culto Fallico, su cui fu poi costruita la chiesetta dei santi Cosma e Damiano e il mosaico presento ora nel Museo  Civico di Spoleto.

Nel mosaico sarebbe rappresentato un uomo che porta un bastone con in cima una grande scacchiera e che mentre cammina orina! L’uomo del mosaico sarebbe sicuramente un Druido, l’atto di “orinare” rappresenterebbe un antico rito magico per la preparazione dell’”Acqua Santa” , preparata mescolando appunto l’orina all’acqua.

1 commento su “Tradizioni Celtiche in Umbria”

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