di Andrea Romanazzi

Situato nel cuore della Daunia, in provincia di Foggia, Orsara di Puglia è un borgo ricco di storia, cultura e tradizioni. L’origine del suo nome affonda le radici nell’antichità: secondo alcune fonti, potrebbe derivare dalla presenza di orsi nella zona, simboleggiata anche dallo stemma cittadino, mentre altri studiosi ritengono che il toponimo abbia legami con il latino “Ursaria”, che indica un luogo ricco di vegetazione rigogliosa e fauna selvatica.

La storia di Orsara di Puglia è strettamente legata ai monaci basiliani, che nel IX secolo fondarono qui un’abbazia, dando impulso allo sviluppo del paese. Durante il Medioevo, il borgo conobbe un periodo di prosperità sotto il dominio normanno e successivamente svevo. Orsara fu un importante centro religioso e culturale grazie anche alla chiesa di San Nicola e all’Abbazia dell’Angelo.

Oggi, Orsara è conosciuta per la sua bellezza paesaggistica e architettonica. Tra i luoghi di interesse da visitare spiccano la Chiesa di San Nicola, con i suoi affreschi bizantini, e la suggestiva Grotta di San Michele, meta di pellegrinaggi fin dall’antichità. Da non perdere anche una passeggiata nel caratteristico centro storico, dove le viuzze strette e le case in pietra raccontano storie di un passato glorioso.

Fucacoste e cocce priatorje

Orsara di Puglia è però anche conosciuta per la suggestiva festa dei “Fucacoste e cocce priatorje”. Celebrata il 1° novembre, questa antica tradizione, simile ad Halloween, illumina il paese con falò e zucche intagliate, creando un’atmosfera magica e unica, in cui sacro e profano si fondono per ricordare i defunti e celebrare la vita.

l nome “Fucacoste” significa “falò”, mentre “cocce priatorje” si riferisce alle “teste del Purgatorio”, rappresentate dalle zucche intagliate e illuminate dall’interno. La festa, che ha radici antichissime, fonde elementi legati al culto dei morti con riti pagani di purificazione.

La celebrazione inizia al tramonto, quando le strade di Orsara si riempiono di falò accesi dagli abitanti, che illuminano il borgo con la loro calda luce. Ogni famiglia accende un fuoco davanti alla propria casa, una tradizione nata per “illuminare il cammino” delle anime dei defunti che, secondo la credenza popolare, tornano a visitare i vivi durante questa notte. Le zucche intagliate, con volti spesso grotteschi o sorridenti, vengono poste sui davanzali o lungo le strade, creando un’atmosfera surreale e coinvolgente.

Accanto ai riti del fuoco, la festa è arricchita da momenti di condivisione collettiva. I cittadini offrono cibo e bevande tradizionali ai passanti, come pane cotto nei forni a legna e vino locale, mentre musiche popolari e danze animano la serata.

L’origine del culto dei morti

Dal XI secolo moltissimi sono i racconti popolari e i testi letterari che parlano dell’apparizione di una strana processione di defunti. Lungo le buie vie che conducevano le contadine del sud nei campi da lavoro, capitava loro spesso di vedere una chiesa aperta e illuminata e all’interno anime dannate che allontanano subito le viandante o le comunicano un messaggio per il mondo dei vivi.

 “…una volta un forese [abitante del paese di Forenza, in Lucania N.d.A] commise con il suo padrone di andar ad attingere acqua ad una fontana lontano dal paese…il forese si mise in cammino ma giunto nei pressi della fontana di Tromacchio vide quattro persone che portavano a spalla una bara…decise di andare alla fontana di spando ma anche qui il cammino era sbarrato dai quattro…allora gli venne incontro un sacerdote morto da qualche tempo che lo prese per mano e gli disse “queste scommesse non le devi fare…”. In tutto il sud Italia pullulano storie di donne che, mentre raccoglievano l’acqua, nel riflesso del catino, scorgevano strane processioni tra le quali individuavano alcuni loro defunti. Anche in questo caso le “visioni” sono accomunate da un particolare. Queste avvengono solo in particolari momenti della vita dell’individuo o in particolari periodi dell’anno, spesso coincidenti con festività agrarie, come ad esempio la Festa di Onnissanti o la notte di San Giovanni. E’ certamente da tali ricordi che nascono le usanze moderne del “trick or treak” messe in atto da schiere di ragazzini mascherati da esseri demoniaci o semplicemente da strane creature animalesche, che girano per le città chiedendo dolcetti e cibo.

E’ in questo scenario che si inserisce la già citata tradizione dei fuochi di Orsara, che si celebra ogni anno nella notte tra il primo novembre, giorno di ognissanti, e il 2 novembre, ricorrenza dei defunti. La tradizione popolare vuole che in questa notte le anime dei defunti del Purgatorio ritornino ai loro luoghi di nascita in cerca di preghiere dai parte dei loro familiari e, in processione, cercano di trovare la pace. Per vederli basterebbe posizionare una bacinella colma di acqua fuori dalla porta della casa e qui, riflessa, apparirebbe questa misteriosa processione. In concomitanza con questa ricorrenza nota come “Fucacoste e Cocce Priatorje”, ovvero “falò e teste del Purgatorio”, vengono accesi molteplici fuochi.

Il fuoco era certamente un modo per stare insieme e riunirsi, ma anche per riscaldare le anime del Purgatorio. Tutto il vicinato partecipa contribuendo con un pezzo di legno per fare il falò, rigorosamente di sambuco, perché la sua fiamma si sviluppa più velocemente verso l’alto. Viene poi preparato del cibo, cotto su tali falò che ricorda l’idea del refrigerium, il banchetto funebre che si usava fare sulla tomba dei defunti.


Era usanza, in passato, offrire sulle tombe  del pane, sia come nutrimento che come simbolo di rinascita del morto nella sua novella vita. Anche i greci e i latini commemoravano i propri morti con offerte votive di cibo e vini sulle tombe proprio per placare le anime, mentre i babilonesi e gli assiri seppellivano vasi di miele. Che il cibo reale fosse davvero utilizzato nei sepolcri è dimostrato da diversi testi come il “De Masticazione Mortuorum in Tumulis” di Michel Raufft o la “Dissertatio Historico-Philosophica de Masticatione Mortorum” di Philip Rohr. Qui si descriveva come il morto, le cui scorte alimentari erano insufficienti, iniziava a nutrirsi masticando il sudario e le sue stesse carni. ”.

Sant’Agostino invece parla “del costume dei Cristiani di portar su per i sepolcri della carne e del vino con cui si facevan i pranzi di devozione” giustificando, ma non assecondando, questa tradizione pagana facendola basare sul libro di Tobia “mettete il vostro pane e il vostro vino sulla sepoltura del giusto e guardativi di mangiarne e di bere in compagnia dè peccatori”.

Anche il pane “pro anima” tipico dell’area campana avrebbe una funzione simile. Successivamente il fuoco viene lasciato consumare perché la tradizione vuole che le anime del Purgatorio prendano un pugno di queste ceneri per alleviare il loro percorso verso il paradiso. Per indicare che quello era un falò loro dedicato avvenivano poste delle zucche intagliate in modo da raffigurare sembianze umane e accogliere al loro interno dei lumini.

Secondo un’altra interpretazione la luce che si pone all’interno della zucca, sempre secondo la credenza, serve ad indicare ai defunti il giusto cammino per ritrovare la propria abitazione. Unica accortezza, i bambini e gli adulti, ammaliati dal fuoco e dai racconti intrisi di fatti inspiegabili leggende e misteri, dovevano andare a letto prima della mezzanotte in modo che non ci fosse commissione tra il mondo dei vivi e dei morti, ma non prima di aver degustato la Muscitaglija, un dolce tipico fatto con il grano bollito e condito con noci e vincotto. 

Mistero, curiosità, folklore….Orsara di Puglia non è solo un borgo di antica bellezza, ma anche un luogo dove le tradizioni sopravvivono nel tempo, arricchendo l’identità culturale della comunità. La festa dei Fucacoste e cocce priatorje ne è un perfetto esempio, un rituale che intreccia sacro e profano, radicandosi profondamente nel territorio. Partecipare a questa celebrazione significa immergersi in un’esperienza autentica, dove il calore del fuoco e la luce delle zucche accendono i ricordi, mantenendo viva la memoria dei defunti e riscoprendo il valore delle antiche usanze. Un appuntamento che ogni anno attira visitatori da ogni parte, unendo storia, spiritualità e convivialità in un’atmosfera unica e affascinante.

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