Sant’Antonio e il dio Lug

di Andrea Romanazzi

In molti paesi di Italia vi è la tradizione di accendere, in onore di sant’ Antonio, grandi falo’. Quali sono  le origini di tali riti?

Della festività e della ritualistica popolare legata al santo ne abbiamo già parlato.


Vogliamo qui giusto riportare alcune ulteriori osservazioni sul legame tra sant’Antonio e il mondo celtico. Quando i crociati trasferirono le sue spoglie in occidente, le prime reliquie del santo furono sistemate ad Arles, in Provenza. Qui Guigues de Didier fece poi costruire, nel villaggio di La Motte aux Bois che in seguito prese il nome di Saint-Antoine-l’Abbaye, una chiesa che le accolse, poste sotto la tutela del priorato benedettino che faceva capo all’abbazia di Montmajour. in francia meridionale, il suo culto si diffuse a macchia d’olio, ma proprio nella sua veloce diffusione il culto del santo si scontrò con il culto pagano di una antica divinità celtica, quella del dio Lug, rappresentato come un giovane che reggeva un cinghiale, animale particolarmente sacro ai celti. Il dio Lug era una delle divinità più importantp dell”olimpo” celtico, come testimoniano i numerosi toponimi di molte città come LUGano,LUGo, Lione…ma anche Loudun, Laon (Lugdunum Clavatum), Lugdunum Batavorum alle foci del Reno…Il nome probabilmente proveniva dai lucus, ovvero “bosco” o dalla parola  preindoeuropea leuk,, ovvero lum inosità, ed infatti Lug era Una divinità della luce. Era colui che risorgeva assicurando la resurrezione dell’uomo e ritorno della Primavera, della luce ad ogni anno, dunque il re garante di fecondità e di nuova vita. Suo animale totemico era il cinghiale I celti lo adoravano al punto di porre una statuetta di cinghiale sull’elmo e raffigurare tale animale totemico sugli stendardi. Potremmo così dire che probabilmente quando si convertirono al cristianesimo i celti trasferirono tutto questo in sant’Antonio, la cui festa, il 17 gennaio, cadeva proprio nel periodo dei riti dedicati a Lug. La chiesa, allora, ingentilì il cinghiale trasformandolo in un maialino con un campanello al collo dal quale il santo era sempre seguito, dicendo che era un diavolo ammansito dal santo.

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