Curiosità di Bari: La chiesa ortodossa e i culti d’Oriente

di Andrea Romanazzi

Bari è certamente una città “ponte” tra Oriente ed Occidente come simboleggiato dal santo patrono Nicola. Proprio per questo, molte sono le chiese di rito ortodosso presenti. Approfondiamo il tema.

La Chiesa ortodossa

La religione cristiana cattolica non è stata sempre quella più diffusa. I primi tre secoli della Chiesa sono stati contrassegnati da una diffusione capillare e territoriale della nuova religione. Gli Apostoli e i loro primi successori, cercarono di evangelizzare le aree dell’impero romano fondando chiese nelle città principali presiedute da un vescovo nominato originariamente da loro stessi. Per come descritta, nel primo millennio, la Chiesa era essenzialmente “ortodossa”, ossia ogni struttura era autocefala: non dipendeva da un potere centrale ed ma era espressione della comunità locale. Il popolo aveva la possibilità di annullare le decisioni di un Concilio e di accettare o rifiutare l’ordinazione di un Vescovo o di un sacerdote. Finché Roma fu un patriarcato ortodosso, era il popolo romano a eleggere direttamente il papa, il sistema del Conclave fu infatti imposto solo nell’XI secolo dai primi papi tedeschi. Ovviamente c’erano aree più importanti di altre. La Chiesa cristiana riconosceva una posizione privilegiata ai tre vescovi, conosciuti come patriarchi, di Roma, Alessandria e Antiochia. Con il Concilio di Calcedonia del 451, saranno sanciti cinque patriarcati: Nasceva così la “pentarchia”, costituita da Roma, Costantinopoli, Alessandria, Antiochia e Gerusalemme. Successivamente, però la Chiesa di Roma, per ragioni politiche ed ecclesiali, finisce col subire l’influenza del sistema feudale franco-germanico ed avvia, non senza resistenze e contestazioni interne, quelle trasformazioni che la portarono ad allontanarsi dagli altri patriarcati, escludendo il popolo e il monachesimo dal tradizionale ruolo attivo, e modificando, poco a poco, dogmi, sacramenti, teologia, spiritualità, liturgia e arte liturgica. Nel 1054 avviene il noto Scisma d’Oriente. La disputa principale era quella sul vescovo di Roma che, investito del primato petrino, doveva avere l’autorità indiscussa su tutti i quattro i patriarcati orientali. Scelte politiche. Non meno importante era anche il fattore linguistico. La lingua dominante dell’Occidente era il latino, mentre in Oriente era più diffuso il greco. Le altre piccole differenze teologiche, come quella del Filioque, ovvero la discesa dello Spirito Santo sia dal Padre che dal Figlio, fecero il resto. Papa Leone scomunica il Patriarca Michele Cerulario, il quale, a sua volta, ricambia il favore. L’irreparabile avviene nel 1204: durante la IV crociata la città di Costantinopoli  viene saccheggiata, le icone e le reliquie profanate o rubate, sul trono patriarcale piazzata una prostituta e un crociato nominato imperatore. Oramai è rottura. Costantinopoli diviene il centro di evangelizzazione per le aree slave ed orientali. I santi Cirillo e Metodio traducono la Bibbia e la liturgia in slavo dando a quei popoli per la prima volta un alfabeto ed una lingua scritta.  L’evangelizzazione “ortodossa” arriva, nel IX secolo, anche in Bulgaria e Serbia, mentre il  principato di Kiev si converte nell’anno 988. La Chiesa “russa” a sua volta diviene missionaria cercando di convertire le popolazioni stanziate fin nella Mongolia.

Le Chiese ortodosse a Bari

Arriviamo, ora, a casa nostra. Bari, per via dei suoi numerosi contatti con l’Oriente, è stata da sempre crocevia di culture e religioni. Ancora oggi nella città ci sono moltissime realtà “ortodosse”. Tra le più importanti chiese d’Oriente troviamo la Chiesa di rito greco-bizantino di san Giovanni Crisostomo, l’ortodossa rumena “Santissima Trinità”, in piazza Garibaldi al civico 60, l’ortodossa georgiana di “Santa Chiara” sita in via Ruggiero il Normanno, quella ortodosso-etiope di “San Gaetano”, nella omonima via e la nota Chiesa ortodossa russa “San Nicola” in corso Benedetto Croce. Visitare e partecipare a questi riti è un vero e proprio viaggio tra i popoli. La chiesa di San Giovanni Crisostomo, in Arco San Giovanni al civico 1, a pochi passi dal castello normanno-svevo, è la più antica chiesa della città, edificata attorno al 1032, nonché prima sede delle reliquie  di San Nicola “…Videro i Baresi che stavano arrivando con le reliquie di S. Nicola da Myra, e tutti i cittadini uscirono per andargli incontro, uomini e donne, dai piccini ai grandi, con candele e incensieri, e le accolsero con gioia e onore grande; e le posero nella chiesa di S. Giovanni il Precursore presso il mare…”.

Divenne successivamente proprietà di Ruggero II,  della famiglia De Alifio e successivamente della famiglia Calò Carducci fino a quando, nel 1957, l’arcivescovo di Bari Nicodemo ne fece una parrocchia di rito bizantino, affidandola alla comunità greca locale. Ancora oggi, ogni domenica alle 9.30 del mattino, il Rettore Mons. Antonio Magnocavallo, chiamato affettuosamente u Papandù, celebra la liturgia in rito bizantino, conosciuto anche con il nome di “rito greco”. Se vogliamo, però, nel borgo antico possiamo ascoltare anche una messa in liturgia georgiana. Dobbiamo recarci presso la chiesa di Santa Chiara di Bari non molto distante dalla precedente. Sede dell’Ordine teutonico e dipendente dai  precettori di San Leonardo da Siponto, diviene punto di riferimento per la popolazione germana che si avviava verso Gerusalemme. Il monastero, dopo essere stato soppresso nel 1809, venne occupato dai militari e trasformato in caserma, per poi diventare sede della confraternita di San Luca. Sottoposta a restauri nel 1934 e nel 1975, fu poi definitivamente chiusa al culto. Oggi si pratica una liturgia ortodosso-georgiana, una delle più antiche Chiese ortodosse riconducibile direttamente all’opera di evangelizzazione nel Caucaso dell’apostolo Andrea. L’autocefalia di questa chiesa, dipendente in passato da Antiochia e successivamente dalla chiesa ortodossa russa, fu raggiunta nel 1917. L’Indipendenza è stata così fortemente chiesta e sentita che, ad oggi, è una delle chiese più conservatrici con scarsi rapporti con le chiese cristiane. Poche centinai di metri più distante troviamo un angolo di cultura etiope. E’ presso la chiesa di san Gaetano che oggi si celebra la liturgia copto-ortodossa.

L’edificio viene costruito attorno al XI-XII secolo, dedicato al Salvatore come riporta un documento del 1059 “ecclesia Salvatoris nostri Jesu Cristi qui dicitur Sothir”. Ricostruita più volte, nel 1675 viene affidata ai Regolari di S. Gaetano detti Teatini, da cui il nome, fino al 1963. Dal 2012 la chiesa è gestita dalla comunità copto-ortodossa etiope di Bari, la principale e più diffusa confessione professata in Etiopia dal III-IV secolo, quando san Frumenzio  convertì il Regno di Axum al Cristianesimo. L’Etiopia divenne così sede patriarcale con caratteristiche peculiari liturgiche e teologiche come la credenza dell’unica e unificata natura di Cristo o la forte venerazione per la Vergine Maria. Ogni domenica, si celebra la funzione di rito etiope-ortodosso in lingua semitica ge’ez, un ramo delle lingue afro-asiatiche. Questo linguaggio, parlato nell’Impero d’Etiopia fino al XIV secolo ed oggi estinto, è ancora usato come lingua liturgica ufficiale della Chiesa ortodossa etiopica ed eritrea. La liturgia, della durata di circa quattro ore, suddivisa in  tre tronconi: le “Apologie”, la “preparazione” e la “Anafora”, merita davvero la partecipazione. Bellissimi sono i colori e l’organizzazione, dai ruoli del sacerdote, al portatore del flabello, una sorta di ombrello che deriva dagli antichi culti egizi utilizzato per rinfrescare il Faraone e proteggerlo dai raggi solari.

Interessantissima anche l’adorazione della croce, portata dal sacerdote tra i fedeli e baciata da tutti. Questa usanza deriverebbe dalla prima croce cristiana, quella di San Pacomio, monaco egiziano fondatore del monachesimo cenobitico e fondatore della prima abbazia del nord Africa. La croce caratterizzata da una particolarissima forma distintiva che la fa assomigliare ad una chiave, è sicuramente legata ai culti pagani orientali. Se dall’Africa vogliamo spostarci nell’est Europa, in piazza Garibaldi è sita la chiesa ortodossa rumena, anche questa autocefala. Dopo essersi staccata dal patriarcato di Costantinopoli nel 1885, nel 1925 viene elevata alla dignità di patriarcato. Ad oggi è la Chiesa ortodossa con più fedeli dopo quella russa ed è la sola ad utilizzare una lingua romanza nella liturgia divina. La Chiesa Ortodossa romena ha una struttura gerarchica ed è formata da metropolie, suddivise in arcidiocesi, formate da diocesi, ognuna delle quali è composta da parrocchie come quella barese. Il nostro viaggio termina nel quartiere Carrassi, dove  incontriamo la più nota chiesa della città di rito ortodosso intitolata a San Nicola, quella “delle cupole che assomigliano tanto a quelle del Cremlino”.

L’edificazione della Chiesa “Russa” inizia il 22 maggio 1913, giorno dell’anniversario della traslazione delle reliquie di San Nicola da Myra a Bari. La chiesa doveva divenire il punto focale del sempre crescente pellegrinaggio dell’est verso le reliquie di San Nicola. Erano infatti molti i personaggi importanti come il conte B.P. Sheremetijev, il principe Alessio, il figlio di Pietro I grande, il futuro imperatore dell’Impero russo Nicola II, che, in visita a Bari, non trovavano un luogo ortodosso dove pregare.

La progettazione della chiesa nello stile architettonico di Pskov e Novgorod viene assegnata al famoso architetto russo Sciusev. La chiesa russa sarebbe stata edificata contemporaneamente alla chiesa russa “di Bari” a Pietroburgo, tutt’oggi esistente. Purtroppo a causa della guerra e della mancanza di fondi, viene completata solo  nel 1937 e consacrata il 22 maggio 1955, successivamente ceduta al comune e nel 2009 restituita al presidente russo Dmitrij Medvedev. Il complesso, costituito, oltre cha dalla chiesa vera e propria, da un albergo per i pellegrini, fa oggi capo al Patriarcato di Mosca. Insomma, Bari davvero è crogiuolo di fedi, culture ed etnie.

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