di Andrea Romanazzi

I lamioni presenti sulla Murgia, con le loro caratteristiche architettoniche uniche, rappresentano una parte fondamentale del patrimonio culturale pugliese. Queste antiche strutture in pietra non sono solo vestigia del passato, ma raccontano una storia di adattamento e ingegno umano. Nati come semplici rifugi agricoli, hanno svolto molteplici funzioni nel corso dei secoli, riflettendo le esigenze della comunità locale. Esplorando questi edifici, scopriremo come le loro caratteristiche progettuali abbiano risposto alle sfide ambientali e sociali, offrendo uno sguardo affascinante sulla vita quotidiana di chi li ha abitati.

L’ambiente naturale delle Murge, affascinante e variegato, si distingue in due grandi tipi di paesaggi: uno dominato dalla vegetazione spontanea e l’altro dall’uomo. Il primo si presenta sotto tre principali formazioni, il bosco, la macchia e il pascolo roccioso.  Nel primo prevalgono principalmente varie specie di quercia: la Farnia (Quercus robur L.) e la Rovere (Quercus robur var. pubescens),  il Cerro (Quercus cerris) e il Leccio (Quercus ilex). La macchia murgiana è invece dominata da diverse specie, tra cui il lentisco, il cisto, il biancospino, il citiso, il perastro e l’oleastro. Queste piante sono spesso il residuo di antichi boschi sottoposti a pascolo, il che ha portato molte specie arboree ad assumere un aspetto cespuglioso e rappresentano un ambiente di transizione, in cui la vegetazione arbustiva è prevalente e costituisce una risorsa importante per la fauna locale. Il pascolo roccioso è invece caratterizzato dalla presenza di rocce affioranti in banchi o in massi, creando un habitat unico. In queste aree, si trovano le stesse specie cespugliose della macchia, ma anche una varietà di specie pabulari come trifogli, meliloti, mediche, veccia e graminacee. 

Anche i millenni di attività umana, hanno avuto un impatto significativo sul paesaggio. Gli interventi volti a eliminare la copertura arbustiva per favorire lo sviluppo della vegetazione erbacea hanno modificato profondamente l’assetto vegetazionale originario. L’obiettivo principale era quello di favorire la crescita della vegetazione erbacea, utile per il pascolo, eliminando al contempo le piante velenose o non appetibili dal bestiame.

In questo contesto si incastonano le masserie, elementi fondamentali del paesaggio rurale, testimonianze storiche e architettoniche di grande valore. La masseria pugliese, spesso fortificata,  rappresentava la forma più completa e organizzata di abitazione rurale, con un’articolazione degli spazi aperti e degli ambienti non casuale, ma rispondente a precise necessità di lavoro, difensive e bioclimatiche. Originariamente luoghi di rifugio per i pastori durante i loro spostamenti, si suddividevano principalmente in due tipi, a seconda dell’attività prevalente, ovvero Masserie da Campo, strutturate per ospitare le abitazioni dei lavoratori e una serie di ambienti per la produzione, conservazione e trasformazione dei prodotti agricoli, e Masserie da Pecora, destinate alla zootecnia, con elementi specifici come lo jazzo, un ampio recinto per il bestiame, magazzini, fienili, stalle, dormitori e laboratori per la lavorazione dei prodotti agricoli e zootecnici.

In Puglia esistono diverse tipologie architettoniche che caratterizzano le costruzioni rurali, tra cui troviamo i famosissimi trulli, le note strutture con tetto a cono. Vi è però una struttura caratteristica dell’Alta Murgia, ed in particolare molto diffusa nel territorio di Toritto, in provincia di Bari: i Lamione a Pignon.  Queste strutture rappresentano un esempio di architettura sviluppata per rispondere alle esigenze abitative ed economiche del territorio. L’origine dei lamioni risale a diversi secoli fa, quando la popolazione locale dovette trovare soluzioni pratiche e funzionali per affrontare le necessità abitative in un contesto economico prevalentemente agricolo. La parola “lamione” deriva probabilmente dal termine latino “lamia,” che indicava una cavità o una struttura con tetto a volta.

I lamioni furono costruiti principalmente tra il XVIII e il XIX secolo, in un periodo in cui la crescita demografica e l’espansione delle attività agricole resero necessario l’uso di spazi abitativi e di stoccaggio più efficienti. 

Erano utilizzati sia come abitazioni che come magazzini per conservare prodotti agricoli, strumenti di lavoro e talvolta animali. Spesso la doppia funzione era contestuale. Come vediamo dalla foto, la pavimentazione non era piana ma presentava una doppia pendenza che garantiva il deflusso delle deiezioni animali da una parte, e dall’altra la possibilità di avere un’area pulita dove queste ultime non potessero giungere e dove e contadini/pastori potessero riposare. 

Dal punto di vista architettonico, la copertura più tipica di un lamione è la volta a botte, che permette di distribuire il peso in modo uniforme sulle pareti laterali con la copertura a pignon.

La copertura a pignon è una soluzione architettonica che si adatta a edifici con tetti a due spioventi, dove il muro a forma triangolare chiude le estremità del tetto. Il termine deriva dal francese e si riferisce alla parte triangolare del muro di una struttura che sostiene le falde del tetto, comunemente noto come il frontone. I muri erano spesso molto spessi, a volte fino a un metro, per garantire l’isolamento termico e la stabilità strutturale per mantenere una temperatura interna costante, fresca d’estate e calda d’inverno. Oltre alla funzione abitativa, successivamente divenero depositi per olive, mandorle e cereali, proteggendo i raccolti dalle intemperie e dagli animali.  Oggi, i lamioni rappresentano un importante patrimonio culturale e storico per Toritto e la Puglia in generale. Sono testimonianze tangibili di un modo di vivere e lavorare che rispecchia l’adattamento dell’uomo all’ambiente e alle sue risorse.

Se volete vederne vari basta fare una passeggiata in Contrada Lamacolangelo nei pressi della boregata di Quasano o lungo la SS96 che porta da Toritto ad Altamura.

Purtroppo molte di queste strutture necessitano di interventi di restauro per recuperare il loro valore artistico e funzionale, eppure la loro conservazione è essenziale per mantenere viva la memoria storica del territorio e per valorizzare le peculiarità culturali e ambientali della regione. 

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