di Andrea Romanazzi

La stregoneria napoletana e beneventana non conosce confini. Attraverso la trasmissione orale di novelle e storie, ecco che la fama del noce di Benevento si diffuse un pò in tutta Europa. Lo dimostra questo approfondimento. Siamo a Gorbio, un piccolo villaggio alpestre, situato sopra Mentone, nella Contea di Nizza.

Dalla sua posizione elevata, Gorbio domina una valle pittoresca e austera, dove la cultura e le storie locali si sono preservate e trasmesse di generazione in generazione. Il borgo è un autentico gioiello. Al centro di Gorbio si trova una caratteristica piazzetta, il cuore del villaggio, su cui affacciano antiche case e la chiesa parrocchiale. Proprio in questa piazza sorge un grande olmo, piantato nel 1713, che è diventato simbolo del paese. Con oltre trecento anni di storia, quest’albero ha visto passare generazioni di abitanti e rappresenta un punto di ritrovo per la comunità. La leggenda narra che chi siede all’ombra dell’olmo possa sentire i racconti degli antichi.

A quasi mille chilometri di distanza troviamo un altro albero emblematico: il Noce di Benevento. Secondo antiche credenze, questo albero era il punto di incontro per le streghe che si radunavano sotto le sue fronde per celebrare riti e magie. Ebbene, curiosamente a Gorbio si conservano due interessanti racconti che hanno per protagonista il misterioso noce.

Gorbio

C’erano una volta due fratelli che, alla morte del padre, si divisero l’eredità. Uno era cattivo e furbo, l’altro buono e semplice. Il fratello maggiore, più astuto, si prese la pialla (uno strumento più prezioso per il lavoro del legno), mentre il fratello minore, più ingenuo, accettò la sega, accontentandosi senza protestare.

Non soddisfatto del proprio guadagno, il fratello maggiore decise di liberarsi del minore. Così gli disse: “Non abbiamo più nulla qui. Se vogliamo trovare fortuna, dobbiamo viaggiare oltre queste montagne.” Quindi lo convinse a partire, sperando che perdesse la strada e non tornasse più.

Il fratello minore camminò per tutto il giorno, finché, scesa la notte, si trovò in una grande foresta. Non sapendo dove andare, si sedette sotto un albero e si addormentò. A mezzanotte, però, venne svegliato da un rumore sinistro. Sbigottito, osservò figure mascherate e incappucciate — erano streghe e stregoni che si radunavano per un concilio magico.

Il giovane restò in silenzio e nascosto tra i cespugli, osservando e ascoltando. Le streghe si scambiavano consigli magici su come causare malattie o rompere incantesimi. Una di loro raccontò di essersi trasformata in uno scarafaggio per avvicinarsi alla figlia del re e causarle una grave malattia. Tuttavia, aggiunse, l’unico rimedio per guarirla era un bagno speciale, composto da un infuso di erbe raccolte nei prati e dall’energia di cavalli al galoppo.

Ascoltando tutto questo, il fratello minore decise di agire. Al mattino si diresse verso il castello del re e chiese di poter incontrare la principessa malata. Dopo aver convinto le guardie e il re della sua intenzione di guarirla, riuscì a curare la giovane con il rimedio magico delle streghe. In segno di gratitudine, il re gli concesse la mano della principessa.

Tempo dopo, il fratello cattivo, invidioso della fortuna del minore, decise di seguire la sua stessa strada, sperando di ottenere la stessa fortuna. Si avventurò anche lui nella foresta e si imbatté nello stesso gruppo di streghe. Tuttavia, questa volta le streghe lo scoprirono e lo punirono severamente, lasciandolo più morto che vivo.

Quando il fratello buono lo ritrovò, lo accolse come suo servitore, mostrando così compassione e perdono per i suoi inganni. Il cattivo fratello, umiliato e pentito, accettò la sua nuova vita come garzone e da allora visse in pace accanto al fratello e alla sua famiglia.

In un’altra storia, intitolata “Il Noce di Bulivento,” troviamo una vecchia madre e suo figlio. In un piccolo villaggio di Gorbio viveva una vecchia donna con suo figlio e la nuora. Ogni notte, puntualmente verso mezzanotte, la donna si alzava dal letto e si allontanava in segreto, lasciando la casa e dirigendosi verso una destinazione sconosciuta. La nuora, insospettita da questi movimenti, decise una notte di seguirla per scoprire dove andasse.

Così, una sera, senza farsi notare, la giovane seguì la vecchia fino a una foresta chiamata Bulivento. Qui, sotto un enorme noce, la vecchia prese una cannuccia e, dopo aver mormorato alcune parole, scomparve misteriosamente. La nuora restò nascosta tra i cespugli, osservando tutta la scena con stupore e timore. Decise di replicare ciò che aveva visto: prese la cannuccia e pronunciò le stesse parole, trovandosi magicamente trasportata in cima al noce, dove poteva udire una strana conversazione.

Dall’alto, la nuora ascoltò il capo delle streghe minacciare la vecchia, accusandola di non aver mantenuto un patto segreto. La suocera, terrorizzata, fu costretta ad accettare le condizioni del capo-stregone. Egli le disse: “Tu dovrai fiaccare il collo a tuo figlio, altrimenti la tua anima pagherà il prezzo.” La vecchia, temendo per la propria vita, accettò con riluttanza, e poi fece ritorno a casa.

La nuora, sconvolta dalla scoperta, corse a raccontare tutto al marito, mettendolo in guardia contro la madre, che non era altro che una strega. Inizialmente incredulo, il marito decise di affrontare la madre. Quando la vecchia venne smascherata e colta sul fatto, si rese conto di non avere più alcuna via di fuga.

Il figlio, disgustato dalla rivelazione, la abbandonò al suo destino. La vecchia morì sola e senza soccorso, pagando il prezzo delle sue azioni malvagie e del suo patto con le forze oscure. La sua figura divenne leggenda, e il Noce di Bulivento rimase per sempre simbolo di misteri e poteri occulti.

Le novelle di Gorbio e le storie legate al Noce di Benevento rappresentano un frammento importante della tradizione popolare italiana.

Queste novelle popolari riflettono l’antica tradizione italiana di racconti legati alla magia e alla stregoneria, dove luoghi specifici diventano simboli di potere e mistero. È quindi probabile che anche in altri villaggi, come Gorbio, si siano sviluppate storie simili, che alimentano l’idea che queste zone isolate e remote fossero frequentate da streghe e spiriti. Le vicende legate a Gorbio, infatti, riecheggiano quegli stessi temi di magia e rituali occulti, suggerendo che anche questo piccolo borgo fosse considerato un luogo di attività misteriose. Forse, le radure e le foreste che circondano il villaggio erano viste come nascondigli ideali per congreghe di streghe, in una tradizione che probabilmente derivava dalla leggenda del Noce beneventano e si ramificava in altri angoli d’Italia.

Gli stregoni di Gorbio

Nel villaggio di Gorbio, vi era un quartiere noto con il nome di “Cussé”, famoso per essere abitato da stregoni. La tradizione narra che un giorno, una donna del villaggio si incamminò verso il mulino, portando con sé un sacco di grano da macinare. Durante il tragitto, passò per un luogo chiamato “Piano di San Salvatore” e, lì, incontrò un gruppo di stregoni intenti a ballare.

La donna, incuriosita e desiderosa di ottenere la loro benedizione, si avvicinò e chiese loro un favore: “Potreste incantare il mio sacco di grano?”. I stregoni, divertiti dalla richiesta, le risposero con un sorriso: “Certo, ma solo se ti unirai a noi nella danza!”. La donna, con il cuore leggero, accettò e iniziò a danzare insieme a loro.

Al termine della danza, uno degli stregoni le disse: “Adesso il tuo sacco è incantato. Vedrai, quando lo riempirai di grano e lo porterai al mulino, non si svuoterà mai e continuerà a riempirsi di farina!”. La donna, incredula ma speranzosa, ringraziò gli stregoni e si incamminò verso casa.

Il giorno dopo, tornò al mulino con il sacco incantato. Con suo grande stupore, si accorse che, ogni volta che lo riempiva, il sacco non si svuotava mai! Poteva continuare a riempirlo e a riempirlo, come se contenesse una scorta infinita di farina. La donna era felicissima, convinta di avere un dono speciale che le avrebbe assicurato provviste senza fine.

Quando raccontò l’accaduto al marito, lui, scettico, volle capire come funzionasse il sacco magico. Aprì il sacco per controllare l’interno, ma appena lo fece, il magico incanto si spezzò e tutto il grano che si era accumulato svanì nel nulla. Da quel momento, il sacco tornò ad essere normale, perdendo il potere magico che i stregoni gli avevano donato.

Da allora, nel villaggio di Gorbio si racconta ancora questa storia. Si dice che gli stregoni di “Cussé” abbiano davvero il potere di incantare gli oggetti, ma solo per chi è disposto a ballare con loro e rispettare i loro misteriosi segreti.

Gorbio non è solo un tranquillo villaggio medievale immerso nella bellezza della Costa Azzurra, ma è anche un luogo dove l’eco delle antiche credenze ancora risuona tra le stradine di pietra e le colline selvagge. Qui, il confine tra il mondo reale e quello magico sembra assottigliarsi. In fondo, in ogni angolo del villaggio e nelle ombre che si allungano la sera, sembra pulsare un’energia grezza e selvaggia, quella stessa forza che un tempo si invocava con un battito di mani e un sussurro al vento.

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