Diana, Regina delle Streghe

di Alessia Giuliana
Silvarum patrona et domina, Diana, es

“O Diana, tu sei la patrona e la padrona delle selve”Diana è l’antichissima Dea italica, la DIA, signora delle selve e delle belve, custode di fonti e torrenti, Dea della Natura e dell’agricoltura, protettrice delle donne caste. Caste, non vergini, a significare le donne indipendenti che non soggiacciono a mariti padroni. La radice si trova nel termine latino arcaico “dius” (“della luce”, da dies, “ luce del giorno”),  divino,  per cui il nome originario sarebbe stato Divina.

 

La luce a cui si riferisce il nome sarebbe quella che filtra dalle fronde degli alberi nelle radure boschive, mentre viene respinta quella della Luna perché tale associazione con la Dea fu molto tarda. Il termine Dio viene la lei e non il contrario, perchè il matriarcato e la Dea Madre, nel Mediterraneo come in tutto il mondo, precorsero lungamente il patriarcato e il Dio Padre.Come tutte le grandi Madri primigenie aveva tre volti: nascita, crescita e morte.
Come Dea della nascita aiutava le gestanti a partorire, così come faceva fiorire la vegetazione in primavera.Il principale luogo di culto di Diana italica si trovava presso il piccolo lago laziale di Nemi, sui colli Albani, e il bosco che lo circondava era detto nemus aricinum per la vicinanza con la città di Ariccia.
Il santuario di Ariccia potrebbe essere stato il nuovo santuario federale dei latini dopo la caduta di Alba Longa, da quanto riportato da Catone nelle “Origines”, cioè che il dittatore tusculano Manio Egerio Bebio officiò una cerimonie comunitaria nel Nemus Aricinum insieme ai rappresentanti delle altre principali comunità latine:  “Tusculanus, Aricinus, Lanuvinus, Laurens, Coranus, Tiburtis, Pometinus, Ardeatis, Rutulus.
In seguito Servio Tullio fondò il nuovo tempio di Diana sull’Aventino e lì spostò il centro del culto federale con il consenso dell’aristocrazia latina.
Sempre secondo Catone, i Rutuli avevano partecipato alla fondazione del tempio della dea sulle sponde del lago di Nemi,e il santuario fu frequentato e attivo fino all’avvento del cristianesimo.

Inoltre molti altri santuari erano situati nei territori del Lazio antico e della Campania e di recente è stato scoperto un santuario dedicato a Diana Umbronensis all’interno del Parco Regionale della Maremma. Era in questi luoghi che si celebravano, in onore della Dea, le feste dette Artemisie.La Dea di Nemi è denominata Diana Nemorense, ma nella sua forma più antica Diana era Iana, la controparte di Iano o Diano. Macrobio narra che le due facce di Giano derivano dalla sua fusione con Giana. o Jana, che è presente in tutto il Mediterraneo. Trattavasi di un culto della fertilità della natura, del ciclo eterno di morte e rinascita del sole, dell’unione fra il sole e la luna. Jana-Jano sono i custodi delle porte (i solstizi erano le porte del ciclo universale, alba e tramonto erano le porte del cielo nel ciclo quotidiano) e quindi i garanti dell’equilibrio e del passaggio fra vita e morte.

Tito Livio ed altri grandi storici affermano che diversi secoli prima di Cristo, sul Mons Algidus vi erano templi dedicati a divinità, soprattutto a Diana la veneratissima e bella Dea dei boschi e della caccia. Non a caso in zona, siamo presso il Monte Cavo (o Gavo come veniva chiamato nell’antichità) ci sono i boschi dell’Artemisio, dedicati appunto alla Dea della natura selvaggia.

Come Dea della crescita Diana benediceva i campi arati, culto che restò per ben mille anni d.c., con cruccio del cattolicesimo, invocata nella raccolta delle erbe selvatiche e curative, e soprattutto il 6 gennaio, in cui volava sopra i campi benedicendoli. Per questo venne sostituita con la Befana che in qualità di buona vecchietta, ma pure mezza strega, sorvola il mondo su una scopa in quella notte. E poichè Diana volava in quella notte nel cielo con le sue ninfe, si inventò il sabba con le streghe nel cielo sulla fatidica scopa.Il sabba deriva infatti dal culto di Diana Caria, culto proibito agli uomini, che si svolgeva intorno al noce, che per la sua conformazione somiglia al cervello, con riti misterici poi aboliti dal patriarcato. Così le sacerdotesse divennero le streghe di Benevento, perchè le sacerdotesse si immergevano nel fiume Sabus (oggi Sabato), da cui il termine Sabba.

Come Dea della morte fu venerata come Ecate, la notturna Dea Luna, infatti molto venerata nella regione anatolica della Caria, da cui il culto proviene.
Livio infatti racconta che fu Servio Tullio a porre il tempio di Diana Ctonia sull’Aventino, Dea della luna, cacciatrice, anche Dea della morte, invocata col nome di Ecate.
Più tardi venne assimilata all’Artemide greca perdendo i suoi attributi misterici.

La Dea italica divenne romana e Catullo cantò:

Su, devoti a Diana, fanciulle e fanciulli innocenti,
preghiamo nel canto Diana,
fanciulle e fanciulli innocenti.

O grande Latonia, sangue
santo di Giove, che a Delo
tua madre depose
accanto all’ulivo,

perchè di monti e di boschi
e di macchie profonde,
e di fiumi sonanti tu
fossi Signora,

t’invocano Madre Lucina
in doglia le puerpere,
ti chiamano magica Trivia,
e Luna di luce riflessa.

La Dea Diana, nella sua manifestazione lunare, è stata oggetto nel culto della stregoneria della tradizione italiana. Come riporta Charles Leland nel “Vangelo delle streghe” Diana è adorata come dea dei poveri, degli oppressi e dei perseguitati dalla Chiesa Cattolica. Per far sì che il culto della stregoneria andasse avanti mandò sua figlia Aradia per liberare dagli oppressori gli schiavi e per divulgare il culto della Dea.

La simbologia della Dea è legata al mondo delle selve: già in molte gemme la si vede portare una fronda in una mano e una coppa ricolma di frutti nell’altra, in piedi accanto ad un altare, dietro al quale si intravede un cervo, il suo animale sacro per eccellenza.

Su un candelabro d’argento conservato nei Musei Vaticani la Dea non ha forma umana ma una serie di simboli: un albero di lauro (sacro ad Apollo) al quale sono appese le armi da caccia: l’arco, la faretra e la lancia, un palo conico al quale sono applicate le corna di un cervo, un altare ricolmo di offerte tra cui una pigna, una fiaccola accesa (come originaria Dea della luce) appoggiata all’altare e un cervo accanto ad esso.

Ma era legata fortemente anche all’agricoltura:

In deae Dianae ara agricolarum columbae erant“”Sull’ ara della dea Diana c’erano le colombe degli agricoltori.”

A Porta Maggiore a Roma si vede l’immagine di una colonna che regge un vaso e un albero, circondati da un recinto semicircolare a costituire un locus saeptus, forma arcaica di sacello all’aperto, dedicato a Diana.

“T’invocano Madre Lucina
in doglia le puerpere,
ti chiamano magica Trivia
e luna di luce riflessa.“
canta ancora Catullo, perchè a Diana era connessa la Dea Lucina che assisteva ai parti, ma pure Ecate Trivia, Dea lunare e notturna della stregoneria.
La Dea Diana, identificata nella sua manifestazione lunare, è stata oggetto di culto nella stregheria della tradizione italiana. Come riporta Charles Leland nel Vangelo delle streghe Diana è adorata come dea dei poveri, degli oppressi e dei perseguitati dalla Chiesa cattolica.

A Roma Ecate veniva assimilata a Diana nella sua veste lunare e magica. I suoi riti stregonici venivano in genere affettuati nei trivii e nei quadrivii. Nei trivii si esercitavano i culti relativi ai filtri d’amore e alle pozioni curative, nei quadrivii, in cui in genere veniva sacrificato un gallo, si effettuavano i riti per la consultazione dei morti e per i malefici.

Ecate era una dea greca infernale originaria dell’Asia Minore, venerata poi in Grecia in un culto trinitario con Artemide e con Demetra. era signora del regno infero, della magia e delle streghe. I suoi simulacri venivano eretti nell’interno delle case, alle porte delle città, nei trivii e nei quadrivii da ciò le derivò anche l’appellativo di Trivia. Era detta triforme e come tale veniva spesso rappresentata (con tre teste e tre corpi), appunto per ricordare le sue tre attribuzioni: celeste, (Artemide), terrestre (Demetra) e ctonia (Ecate).

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