Puglia Misteriosa: Culti pagani, Santi eremiti e Turchi a Molfetta….

di Andrea Romanazzi

La fede, aimè spesso l’unica consolazione del povero, proprio per questo la maggior parte delle chiese baresi e pugliesi, come in realtà tutte quelle italiane, presentano nel loro interno strani e curiosi oggetti chiamati ex voto. Con questo termine si intende generalmente un dono fatto ad un santo o alla Madonna per ringraziare di un beneficio ricevuto.  L’uso di offrire doni alle divinità in cambio di grazie ricevute è da sempre attestato nel culto religioso dell’uomo già nel Paleolitico.

Pensiamo alle offerte di animali nelle grotte, intimo voto alla Grande Madre. In Egitto statue votive di forma cubica erano offerte ad Osiride per assicurarsi la fertilità dei campi, e stesso tipo di offerte erano fatte nell’area mediorientale alla Dea Gula. Durante le feste relative alla morte di Adone venivano realizzatesulla tomba della divinità, come offerte, piccoli giardini, tributo per la fertilità dei campi. E’ però forse Esculapio, divinità legata alla medicina e dunque alla guarigione, a detenere il primato delle offerte votive. Il dio era chiamato anche “iathros”, il medico, ed era spesso rappresentato con un bastone fra le mani al quale era attorcigliato un serpente, simbolo del Dio guaritore e ancora oggi simbolo che ritroviamo comunemente sulle insegne delle “farmacie”. Nei templi dedicati alla divinità i malati usavano dormire ai piedi della statua del dio dopo esser stati sottoposti a cerimoniali molto suggestivi e impressionanti. Il malato, così, durante la notte, riceveva la “visita” della divinità che gli avrebbe suggerito i rimedi per debellare la malattia. La tradizione sopravvive anche in epoca bizantina ma, con la Nuova Religione, subisce un processo di adattamento, si spoglia dei concetti pagani ai quali si sostituiscono i Santi o lo stesso Salvatore, San Michele, i Santi Cosma e Damiano o San Cirillo si sostituiscono a Esculapio od Apollo, mentre l’incubatio si trasforma fino a diventare un semplice sonno sul pavimento freddo delle chiese come obolo. L’ex voto, come categoria, è molto più delle tavolette dipinte che commemorano i miracoli. Sono forme d’arte spicciola ma anche grandi opere che difficilmente possono ascriversi al mondo contadino. Benché simbolo di una tradizione artistica troppo semplicisticamente definita “povera”, l’ex voto, come forma di comunicazione non verbale, è più facilmente ascrivibile alla sfera del documento scritto. Pur infatti essendo spesso solo un documento iconografico, esso scrive e descrive in generale la storia di una cultura ed in particolare determinati episodi della vita umana, di un determinato individuo, di un gruppo di persone, i fedeli, e poi di un luogo, il santuario, e dunque di una comunità. Del resto tra le varie motivazioni che spingono il graziato a collocare l’ex voto vi è l’esigenza di rendere pubblico un evento che non è esclusiva prerogativa del singolo. L’ex voto diventa così una “comunicazione” tra il ricevente il dono e il devoto che si reca al Santuario, espressione dell’esigenza di rendere pubblico un evento individuale. La tipologia dell’ex voto è molto varia: troviamo oggetti raffiguranti parti anatomiche, attrezzi ortopedici, tavolette dipinte, ricami, abiti da sposa o battesimali, fino alle ultime alle fotografie. Il materiale più comunemente utilizzato per la loro realizzazione era la latta ma spesso anche tavolette in legno dipinte. Negli ex voto dipinti l’impianto narrativo di è anche complesso, fabulistico, suddiviso in tempi ben precisi: il momento dell’evento, il riconoscimento del potere divino con la sua intercessione, l’atto finale con il reinserimento nella comunità. L’ex voto descrive sempre e solo lo stato di “disgrazia”, la crisi, mentre non è mai descritto l’evento di grazia, lasciato all’immaginazione del fedele o più spesso alle scritte esplicative che spiegano l’evento. Il tempo associato che possiamo chiamare schematicamente “crisi” è quello lineare, il tremendo trascorrere incessante dei giorni che porterebbe il devoto al “punto di non ritorno”. Nell’ex voto è però presente anche un tempo sospeso, quello della divinità, ben espressa dalla raffigurazione del Santo che, fermo, non agisce. E’ la fase di “intercessione”, il tempo statico ed immobile che da sempre caratterizza la divinità per la quale non esiste lo scorrere delle lancette ovvero la limitatezza umana ben descritta dal concetto temporale. Una strana caratteristica dell’ex voto è che in esso non è mai raffigurato il tempo della “reintegrazione”, di quello che avviene dopo la grazia ricevuta, solo alcune volte chiarito dal testo accompagnatorio. Questo tempo non è estraneo all’oggetto ma è racchiuso nella pratica dell’ex voto che non si esaurisce con lo stesso che non si abbandona mai, ma va periodicamente visitato, secondo le scadenze del giorno santo o della vicenda. Questo modo ripetitivo e familiare sottintende una nuova fase temporale, la circolarità che si sovrappone alla linearità. Per l’ex voto il tempo non scorre, ma non nella stessa concezione del tempo “statico” della divinità, esso puntualmente ripropone ciò che è stato e sempre sarà. La temporalizzazionedell’ex voto racchiude dunque in sè l’idea del tempo nella concezione religiosa umana, quasi come se l’oggetto votivo altro non fosse che microcosmo delle conoscenze umane. La Crisi coincide con l’uomo, l’intera sua vita, che scorre linearmente nascita-morte secondo un processo inarrestabile e caratterizzato da eventi pericolosi il cui apice viene descritto nell’offerta votiva. La Puglia, e in particolare i vari paesi costieri, erano spesso luogo di partenza per i più difficili pellegrinaggi, nonché luoghi abitati da pescatori, a quel tempo, un mestiere davvero molto rischioso. Tavolette ex voto raffiguranti barche e naufragi sono presenti in moltissimi santuari della zona. Un esempio sono i dipinti presenti nel bellissimo della Madonna dei Martiri a Molfetta.

La città ha origini antichissime forse fondata da esuli originari di Sebenico e Ragusa che, vista la bellezza del territorio, la nominarono Melphacta, ovvero “fatta di miele”. Molto più probabilmente, però, la città viene fondata dai Greci attorno al IV secolo a.C. e successivamente conquistata dai Romani. Il nucleo  più antico, datato III secolo,  è oggi detto “Isola di Sant’Andrea” ed è la zona dove oggi sorge il Duomo di San Corrado, patrono della città. Il Santo, originario della Baviera, come molti altri intraprese il suo viaggio per la terra santa percorrendo l’Italia fino a Bari, dove sosta in quello che oggi è noto come santuario di Santa Maria della Grotta nell’agro di Modugno senza probabilmente raggiungere mai la destinazione prefissata. Qui si diede all’eremitismo abitando una grotta carsica del loco come indicato dal Martirologio Romano: “A Modugno vicino a Bari in Puglia, beato Corrado, che condusse vita eremitica in Palestina, abitando fino alla morte in una misera grotta”. Ancora oggi a Modugno è custodita, nella chiesa Maria Santissima Annunziata, una reliquia di San Corrado mentre nel già citato santuario di Santa Maria della Grotta recenti restauri hanno riportato alla luce l’antica grotta dove visse il santo. Una volta defunto il santo il suo  corpo per una serie di vicissitudini, viene portato dai molfettesi  in una cripta del duomo allora dedicato all’Assunta per poi essere sistemate nella nuova cattedrale. Passata sotto varie dominazioni come quella dei Goti, Bizantini, Normanni, la città diviene  importante punto per le partenze dei crociati.  E’ a questo periodo che risale la costruzione dell’Ospedale dei crociati e l’ampliamento della Basilica della Madonna dei Martiri. La chiesa viene fondata da Guglielmo I re di Sicilia in sostituzione della primitiva cappella rupestre databile VII-VIII secolo su cui nel nell’XI secolo si costruiscequellapre-romanica. Doveva essere questo, infatti, un luogo di sosta ed imbarco per la Terra Santa forse realizzato da Ruggiero il Guiscardo. A ricordo di questo passato, a destra dell’altare maggiore, è presente una riproduzione fedele del Santo Sepolcro, realizzata nel 1497 con 62 pietre portate dalla Terra santa. Torniamo agli ex voto. La tradizione popolare vuole che il  2 ottobre del 1188, i crociati, di ritorno dalla Terra Santa, portano a Molfetta una icona raffigurante la Madonna nota come “Madonna dei Martiri” per onorare i tanti crociati morti.  Se questa la storia c’è però una leggenda molto più curiosa. La Puglia da sempre è stata meta di scorribande saracene prima e turche poi. Il Giustiniani riporta come nel 988 i saraceni distrussero alcuni casali situati nell’entroterra molfettese. Nel 1480, una flotta turca si diresse verso Molfetta devastando la Chiesa della Madonna dei Martiri ma, miracolosamente, non distrugge l’icona ivi custodita. Nel 1541 si registrano altri tentativi di sbarco, precisamente a Cala S. Giacomo e lungo la spiaggia verso Giovinazzo. Insomma, i pirati turchi dovevano davvero fare paura.  Secondo lo storico Giovanni Battista Bronzini è tra questi racconti che si annida la leggenda di fondazione del Santuario.  La leggenda vuole infatti che dei marinai molfettesi, durante una operazione di pesca, si trovano a tu per tu con una nave turca. Nel mentre tirano le reti per fuggire via trovano un quadro antico raffigurante una madonna bruna. Istantaneamente la nave pirata viene sconquassata ed affondata. Insomma, tempeste e turchi, questi i timori e i soggetti degli ex voto, come testimoniato dallo scritto di un viaggiatore, Giovanni Adorno, che nel 1470 narra

…La chiesa Nostra Signora dei Martiri è situata ad un miglio da Molfetta, sul mare; è grande e frequentato luogo di culto. Sono sepolti numerosi corpi di martiri: perciò è chiamata Nostra Signora dei Martiri…Stando all’interno, abbiamo ascoltato un prete di Barletta raccontare uno dei grandi miracoli compiuti sulla nave dove si trovava. Questa nave era andata dispersa nella tempesta. Spinti dal padrone che promise la metà del suo bastimento a Nostra Signora dei Martiri, coloro che si trovavano a bordo e che speravano di salvarsi fecero un voto alla Vergine. Compiuto il voto, la Vergine apparve loro sulla prua della nave. Apparve anche ad un giudeo coperto di lebbra, che si mise ad adorarla e che chiedeva di essere liberato dalla malattia e dal pericolo del mare e si dichiarò subito cristiano. E grazie a tutto questo la nave giunse nel porto di Corfù. La Beata Vergine fece in questo luogo altri miracoli. Per questo motivo annualmente confluiscono molti pellegrini…”L’episodio della tempesta e dell’apparizione della Madonna sulla prua giustificherebbe anche la consuetudine molfettese di collocare l’immagine della Vergine sulla prua delle barche.

Come testimonianza di tutto questo ci sono otto bellissimi ex voto dipinti conservati in questo Santuario che raffigurano le intercessioni della Madonna verso navi mercantili e pescherecci. Uno di questiraffigura il salvataggio di una nave presa a cannonate da pirati turchi nel 1812. Se tutto questo “viaggiare” vi ha messo fame, concludiamo questa visita virtuale molfettese con un piccolo ristoro a base del calzòene, un piatto tipico solo di Molfetta, una focaccia ripiena con merluzzo fritto sbriciolato,  cipolle bianche cavolfiori, olive e ricotta forte. Buona sosta, almeno fino alla prossima avventura.

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