Milano e il culto dei Magi

di Andrea Romanazzi

Nel nostro viaggio nelle tradizioni e nei miti milanesi non si può non soffermarsi su tre misteriose figure i cui ricordi ancora oggi sono presenti nella antica chiesa di Sant’Eustorgio: i re Magi.  La leggenda narra che i resti mortali dei tre sovrani furono recuperati in India da Sant’Elena e  poi portati a Costantinopoli da dove poi, nel 1034, furono trasportate a Milano  e depositate proprio nella chiesa di Sant’Eustorgio ancora oggi luogo di pellegrinaggio.

In realtà il sepolcro, che oggi si può ammirare insieme alla lastra tombale sulla quale è incisa la stella ad otto punte,  è vuoto dal 1162, quando Federico Barbarossa, dopo aver sconfitto Milano, portò a Colonia le sacre reliquie, ma c‘è ancora chi sostiene che le “sacre ossa” sian nascoste da qualche parte nel capoluogo lombardo.

E’ così seguendo la scia di una mistica cometa che andremo alla ricerca delle vere origini dei tre magi, una origine che nasce in terre esotiche e che narra di  stelle annunciatrici, di una miracolosa nascita e di tre mitici sovrani che si misero in cammino per venerare il nuovo Salvatore.

I tre re non sono molto nominati nelle Sacre Scritture, essi vengono citati inizialmente solo nel Vangelo di Matteo (2,1-12) da cui però non abbiamo molte informazioni, nè i loro nomi, nè il loro numero e il luogo di provenienza che è indicato genericamente “da Oriente”.

In tutto questo silenzio fonti importanti diventano i Vangeli apocrifi e tra questi in particolare “il libro della Caverna dei Tesori” e l’“Historia Trigum Regum” di Giovanni da Hildesheim.

La vicenda dei tre re è legata alla “stella” annunciatrice, l’evento celeste che comunicava la nascita del Salvatore. Molte sono le ipotesi su cosa sia realmente questa stella, per alcuni si tratterebbe di una Nova o Supernova, fenomeno che però non si poteva ripetere lungo il cammino dei Magi come invece ci narra la tradizione. Un’altra ipotesi è quella della cometa, alcuni l’hanno identificata con quella di Halley ma oggi sappiamo che essa si ripropone ogni 76 anni e quindi sarebbe passata attorno al 12 a.C. data piuttosto lontana da quella indicata da Dionigi il Piccolo per la nascita del Cristo.

Molto più probabile è che più che una stella si fosse trattato di una congiunzione e in particolare la congiunzione tra Giove e Saturno avvenuta nella costellazione dei Pesci. Secondo calcoli fatti da Keplero nel 7 a.C. questa congiunzione si sarebbe verificata ben 3 volte , il 28 maggio, il 1 ottobre e il 5 dicembre, fenomeno che bene avrebbe potuto, con la sua ripetitività, guidare i magi nella loro cerca. Tutto questo non solo è importante dal punto di vista della datazione dell’evento, ma fa sorgere altre considerazioni. Infatti i segno segreto con il quale i cristiani si riconoscevano durante le persecuzioni era il pesce, quando due di essi si incontravano uno di loro tracciava metà del segno e l’altro lo completava.

Del resto la parola Nazareni, oltre che abitanti di Nazareth significava “piccoli pesci”, e i seguaci di Gesù erano appunto i Nazareni.

Torniamo ai Magoi, per conoscere il loro rango e dunque l’appellativo di Re dobbiamo tornare al “libro della Caverna dei Tesori” ove essi vengon definiti “re figli di re”. Anche il numero dei magi non è chiaro, se ci rifacciamo a testi apocrifi come il “Vangelo dell’Infanzia Armeno” troviamo che

“..questi magi eran tre fratelli..”

Il numero 3 ha una forte valenza simbolica, per alcuni indicherebbe le tre razze umane, la semitica, la cannitica e la jafetica, rispettivamente discendenti dai tre figli di Noè, Sem, Cam e Iafef. Probabilmente , però, il 3 ha un altro significato, infatti nell’antico Egitto , “omphalos della Divin Sapientia”,  il tre,  pronunciato  Khem, era legato ai moti lunari e in particolare rappresenterebbe “la manifestazione nel concreto dell’Uno trascendente , il dio che da trascendente diventa  appunto  immanente e questo ben si lega alle vicende del Cristo, il Dio che si è fatto uomo. Un altro aspetto importante dei magi è il loro nome, secondo le tradizioni Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, ma non tutte le fonti sono concordi. Se esaminiamo l’etimologia degli stessi troviamo alcuni suggerimenti, Baldassarre deriverebbe da Balthazar, mitico re babilonese, quasi a suggerire la regione di provenienza di quest’ultimo, Melechior deriverebbe da Melech, che significa “re” e infine Gasparre, per i greci Galgalath, signore di Saba.

Un accenno a questi mitici re lo troviamo anche in Marco Polo:

“..in Persia è la città  che è  chiamata Saba da la quale partirono tre re che andaron ad adorare Dio quando nacque..”

La città citata da Marco Polo non sarebbe proprio la mitica Saba , ma Sawah, antica città persiana dalla quale, secondo il viaggiatore, partirono i tre re.

Per capire così chi fossero davvero questi tre mitici personaggi dobiamo un attimo soffermarci sul culto del Cristo, tralasciando eventuali similitudini tra le divinità arboree e il Salvatore importante in questa sede è sottolineare  il forte legame tra il Gesù e il sole, lo stesso 25 dicembre, data poi istituita dalla Chiesa come giorno di nascita del Messia per allontanare pericolose e devianti festività pagane ben radicate nella comunità, coincideva con il dies natalis soli e del resto un dio nato nel solstizio d’inverno e resuscitato all’equinozio di primavera non può non essere una divinità solare. Questa idea  è ben supportata da numerose leggende e tradizioni tra cui quella dei doni del Bambino ai magi. Si narra infatti che prima di partire per tornare in patria i tre Re ricevettero dalle mani del Salvatore e della Vergine alcuni doni, una pietra staccata dalla mangiatoia, un pane e le fasce nella quali era avvolto il Cristo. In tutti e tre i casi, una volta raggiunto il regno d’origine, dai doni si sprigionò uno strano “fuoco sacro” che, appunto, ben ricorda gli antichi rituali legati appunto all’astro, al culto di Zarathustra e successivamente ai “falò di gioia” che dovevano portare sulla terra quel calore dell’astro proprio nel periodo in cui esso tendeva a scomparire e morire per poter poi risorgere, tradizione che ritroviamo anche nell’usanza ancora oggi presente in molte nazioni “ceppo natalizio”.

Potremmo così azzardare una ipotesi:

Originari dell’altopiano iranico i magi erano sciamani legati al culto degli astri e successivamente sacerdoti di Mazda. Seguendo la lettura del cielo, avevano riconosciuto in Cristo uno dei loro “Saosayansh”, il Salvatore universale, diventando così loro stessi “coniuctio” tra la nuova religione nascente e i culti misterici orientali come il mazdaismo e il buddismo, dunque adoratori di quel nuovo culto “solare e maschile” che affonda le sue radici in rituali ben più antichi e che pian piano sarebbero stati cancellati dalla “nuova” religione. Nell’atmosfera buia della chiesa di Sant’Eustorgio una pietra tombale con sopra incisa una stella rimane unico monito all’ignaro visitatore di un passato mai del tutto sopito.

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